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I numeri dell’università

domenica, dicembre 19th, 2010


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Mary Star e i doni della morte. Parte I

venerdì, dicembre 17th, 2010


Mary Star e i doni della morte. Parte I

A proposito dell’articolo di Filippo Passantino (A Sud Europa 6.12.2010, p.17).

Mentre il prezzolato di turno presidia la valvola dell’ossigeno allo sgoverno Berlusconi, l’utile idiota e benpensante si affretta a rendere certo il disastro schivando abilmente ogni possibilità di de-peggioramento del ddl, visto che parlare di miglioramento sarebbe fantastico.

Non v’ha dubbio poi, oramai ne sono certo, sconsolatamente certo, che ognuno che apra bocca o verghi frase sul ddl Gelmini, dica o scriva quello che a ministra dice di aver fatto (e su che tutti vorrebbero, per altro), ma non, proprio no, su quel che dice e non dice il ddl.

Ognuno. Si si. Ognuno proprio … non l’ha letto. Primo non lettore l’avvocata Gelmini. Diversamente non potrebbe dire tutte le cose che dice; a ruota i parlamentari in progress di FLI capitanati dal Legionario Valditara con la seguito i chierichetti dell’UDC. (Le università private ringraziano.)

Mi stupisce però Passantino da queste colonne; mi persuado perciò che amche lui il ddl non lo abbia letto.

A chi volesse approfondire suggerisco di leggere, oltre il testo del ddl ovviamente, i documenti pubblicati sui siti www.conpass.it , www.rete29aprile.it, www.ilfattoquotidiano.it (molti articoli Sylos Labini, e un ultimo di Furio Colombo), l’appello di Libertà e Giustizia, quello di cimettolafirma.org e molti altri; google aiuta.

Visto che il contenuto del ddl sembra consolidato ecco le principali fregature.

Sul codice etico – Il codice etico non c’entra niente con le incompatibilità che attengono allo status e che possono essere regolate solo con legge. Molti atenei, come altre pubbliche amministrazioni, hanno già un codice etico. Non è certo epocale. Non è certo saliente, da metterlo in limine come un tutti i comunicati. Ma si sa in politica a solo pronunciarla la parola etica lava le coscienze, tanto più quanto più sono sporche. Sparisce però il codice deontologico, cioè diritti e doveri di una professione.

Sul limite massimo al mandato dei Rettori – Giusta o sbagliata, opportuna o inopportuna, la norma è in contrasto con l’autonomia degli Atenei; cioè con una norma di rango costituzionale. C’è poco poi da cantare vittoria, anche per chi come me ritiene auspicabile un limite massimo, ma non di sei anni che sono troppi, perché la norma è un bluf. L’art. 2 dispone infatti che il rettore possa essere eletto tra i professori ordinari in servizio presso qualunque università italiana, portando a spasso la copertura finanziaria per lo stipendio. Il che significa che il limite di sei anni si applica su ogni singolo ateneo e non al rettore. A nulla dire che per il rettore estraneo l’elezione «si configura anche come chiamata e concomitante trasferimento nell’organico dei professori della nuova sede, comportando altresì lo spostamento della quota di finanziamento ordinario relativo alla somma degli oneri stipendiali in godimento presso la sede di provenienza del professore stesso». (Ma così non accade per tutti gli altri professori.) Quindi un ateneo potrà pagare per il rettore di un altro. Seguita la norma che il «posto che si rende in tal modo vacante può essere coperto solo in attuazione delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni». Cioè non può essere coperto, poiché il ddl Gelmini introduce proporzioni rigide tra fasce dii docenti, considera quella degli ordinari sovraffollata, e non detta disposizioni transitorie.

Sulla distinzione netta di funzioni tra Senato e CDA – La distinzione netta è quella attuale, in cui il Senato (pur se non effettivamente abbastanza rappresentativo ) è l’organo di governo scientifico e didattico della facoltà, mentre il CDA è l’organo gestionale. La controriforma prevede l’esatto contrario, nel senso che tutte le funzioni vengono attribuite al CDA, il quale, come se l’università producesse saponette, deciderà su tutto: linee di ricerca e offerta didattica, conseguentemente reclutamento e gestione del rapporto dei docenti. Il CDA deciderà su queste cose, ma non sarà elettivo. Il CDA sarà integrato da persone esterne senza che ne siano stati precisate le condizioni e circostanziati i poteri; mentre il Senato viene declassato a mero suggeritore, privo di poteri. L’ingresso dei privati. Viva! I salvatori della nazione. Viva! Abbiamo una lunga esperienza, in Italia, di mecenatismo dei nostri privati: Alfa Romeo, viva! Autostrade, viva! Telecom, viva! Alitalia viva! E altre nefandezze varie, sempre viva!. Volete privatizzare pure la cultura? Viva! Qual sarà il prossimo passo? Il Minculpop. Probabilmente. Viva!

Si dirà: 3 membri su 1, sono pochi. L’argomento è suggestivo. Ma ragioniamo: innanzitutto chi possono essere quei 3 membri? Anche analfabeti, evasori, mafiosi, politicanti o loro ruffiani. Ancora questo è niente. Si è niente, rispetto al peggio. Dov’è il trucco? Ancora una volta nei denari. Che siano uno nessuno o centomila i privati in CDA, quello che conta è il loro potere reale; e quello si misura dalla capacità di un Ateneo di fare a meno dei denari del finanziamento privato per funzionare in modo pieno.

In altri termini non si tratta solo di porre limiti alla misura del finanziamento dei privati o in assenza della loro ingiustificata presenza nei CDA, ma si tratta di mantenere una specifica proporzione nei finanziamenti tra l’apporto privato e quello pubblico, tale che quello privato non sia condizionante del regolare funzionamento dell’università, della libertà di ricerca, di didattica e del pluralismo della classe docente. In una istituzione di istruzione pubblica i soldi del privato possono servire solo per il di più, mai per l’ordinario. Se i privati mettono quel di più allora – a diverse e rigorose condizioni – potrebbero entrare nel CDA, senza danni gravissimi. Ma adesso ci entrano perfino senza mettere un soldo.

I principi costituzionali di libertà di ricerca e di insegnamento e di pluralismo democratico nelle istituzioni di istruzione si rispettano con meccanismi chiari che consentano di dare il canonico calcio nel sedere al privato che si spinge oltre suoi limiti, quando pretende di condizionare un ateneo sotto il ricatto della revoca dei finanziamenti; revoca che porterebbe al collasso. Una dipendenza malefica che soffoca sul nascere al tanto sbandierata concorrenzialità tra atenei virtuosi. Perché se io non posso fare a meno della sovvenzione provata con cavolo che lo sbatto fuori e ne cerco in altro. All’opposto se il finanziamento privato è non essenziale alla funzionamento ordinario è il privato a dovere tenere stratta la partnership.

Né questa né altre garanzie vi sono del ddl. Consegue che poiché il sistema finanziario degli atenei è già sotto la tenda ad ossigeno – e così vi è stato ridotto da Tremonti (l’eminenza grigia della riforma), ad oggi mancano oltre 1,25 miliardi di euro oltre la restituzione parziale – ogni ateneo che non vorrà chiudere dovrà donarsi a qualche padroncino finanziatore che vuole giocare a far l’americano.

Una vera conquista strategica per il futuro della Nazione.

Sul direttore generale – Che il cambiamento del nome al direttore dell’ateneo implichi l’assunzione di maggiori responsabilità è affermazione improvvida, posto che ai sensi dell’art. 21 del T.U. n. 165 del 2001 (massimamente dopo la legge Brunetta) tutti i dirigenti apicali hanno quelle responsabilità. La norma servirà solo a determinare maggiori retribuzioni e ad avere mani più libere nel nominare direttori più esecutori del CDA e meno garanti della legittimità degli atti. Ma la cosa scandalosa è che un manager diventi un organo dell’università; peggio che una una s.p.a. Una vera conquista di civiltà!

Sulla valutazione degli studenti sui professori – La valutazione della didattica del docente da parte degli studenti è un’attività praticata da almeno un decennio; ed è cosa buona e giusta che anzi andrebbe finanziata. Ma altra cosa è fare discendere dalla valutazione, con la media di Trilussa, il finanziamento dell’intero ateneo. Codesti soloni della valutazione come credono di arginare il fenomeno della valutazione mirata? Dagli addosso al Caino, e vai con il padre di famiglia. Non occorre che si spieghi la metafora. L’idea è balzana perché considera l’istruzione una merce e gli studenti dei clienti, contraddice poi l’idea stessa di merito e di ruoli. Quale sarà il prossimo passo: l’auto-esame di profitto? Probabilmente.

Sulla riduzione dei settori Qui occorre che la maggioranza si metta d’accordo con sé stessa. L’on. A. Martino – quello stesso che ha dato dell’analfabeta a tutti i suoi ex colleghi professori – tuonava contro i SSD (settori scientifico disciplinari) perché troppo ampi; che significa che sono troppo pochi, sono 370). E auspicava il ritorno alla materia: come dire da 370 titolazioni concorsuali a 37.000, almeno. Sostiene Martino che con settori culturali ampi non si può fare comparazione seria. Altro che riduzione. Chi scrive di università dovrebbe aver presente che quello è il luogo in cui si fa scienza e che non può essere una ministra incompetente (letterale) a stabilire quale scienza è uguale a un altra. Sempre che non si tratti di saponette e noi non ce ne siamo accorti.

Sulla riorganizzazione interna degli atenei – Anche questa è materia statutaria; la legge impinge dove non può. Non più di 12 facoltà, ma lo stesso ddl abolisce le facoltà, come le conosciamo ora. Nulla di epocale, anche perché non servirà allo scopo dichiarato di eliminare quelle con titolazione esotiche. Dodici è un numero non un elenco. Si basa poi sulla sciocca considerazione che la moltiplicazione dei corsi, della facoltà delle sedi decentrate, abbia favorito i docenti, moltiplicato le cattedre (non esistono più tra trent’anni). Stupida malignità. Questa improvvida proliferazione ha solo comportato la moltiplicazione – gratis sia chiaro – delle ore di insegnamento di ogni docente e ricercatore (che lezioni non ne dovrebbe proprio fare).

Sul reclutamento di giovani studiosi – E’ difficile, pure sforzandosi, dire cose più imprecise se non inesatte e pure poi travisarne il significato. L’abilitazione scientifica nazionale riguarda tanto quella ad associato quanto quella ad ordinario, che vengono mantenute distinte. Ma la commissione è in entrambi i casi composta da soli ordinari. Tutto si può dire della commissione meno che essa sia prevista essere composta sulla base di specifici parametri di qualità. Cinque componenti per diversissime e spesso iperspecialistiche ricerche. Anti baroni? Tutto nelle mani di cinque non specialisti della disciplina in cui abilitare: se questa non è oligarchia! Ma l’abilitazione non vale un fico secco. Poi l’assunzione avverrà con chiamata del singolo Ateneo. E c’era bisogno di tutto questo bailamme per lasciare le cose come stanno. Perché ora accade proprio così.

Ma la cosa stupefacente è leggere qua e là che in tema di reclutamento si distingua tra reclutamento e progressione di carriera. Perfino il dubbio mi è venuto: che il ministro, magari dopo un incubo notturno in cui sognava i suoi meno noti trascorsi universitari (http://www.facebook.com/home.php?sk=group_109644915770912&id=109987055736698 ) e più noti post universitari e calabresi, sia rinsavito e abbia accolto le indicazioni di tutte (tranne una forse) organizzazioni di professori e ricercatori. Che abbia accolto insomma il Manifesto del Conpass e io stia qui a protestare come il giapponese nella giungla? Perché questa della distinzione netta tra reclutamento e carriera è proprio una delle richieste centrali dei professori e dei ricercatori. Di quei ricercatori e di quei professori che stanno nelle piazze e sui tetti e in rete a protestare, vox clamantis in deserto. Di quei stessi ricercatori e di quegli stessi professori che hanno hanno raccolto petizioni con 3000 firme l’una e vere. Non di quelli che ne con 400 firme e taroccate (http://www.professoriassociati.it/?p=387) come quelle di Magna Charta, hanno dato accusato gli altri di demagogia.

Ma purtroppo non è così. Il ddl prevede l’esatto contrario, rimarca e accentua la distinzione tra reclutamento e progressione. Infatti moltiplica i ruoli (oltre gli attuali anche il ricercatore a termine) e li separa nettamente tra loro (fasce chiuse con proporzioni prestabilite). Ogni volta, insomma che si vuol fare carriera si viene assunti di nuovo. Come accade ora. Si viene assunti di nuovo … se. Molti se. Nessuno dei quali attinente alla qualità del singolo aspirante. Cioè il meccanismo che viene additato essere baronale, perché condiziona la vita accademica dello studioso, dalla laurea all’ordinariato. Il ddl Gelmini non modifica questo meccanismo, anzi lo accentua. Da un lato attribuisce a cinque soggetti il potere abilitativo, da un altro lascia a ristrette oligarchie locali la decisione effettiva e l’unica effettiva. E la situazione è ancora più grave per i giovani.

Sull’accesso di giovani studiosi – Che il ddl introduca interventi volti a favorire la formazione e l’accesso dei giovani studiosi, invece di stroncarli sul nascere, è cosa che mi piacerebbe leggere nel ddl o dove coloro che lo dicono abbiano potuto leggerli. Nulla posso obiettare ora, perché nulla c’è nel ddl. Non c’è nessuna tutela del precariato. Non vedo come possa dirsi incentivo l’abolizione del post-doc, ma mi piacerebbe saperlo. Togliere senza altro mettere non mi pare agevolazione. E poi ancora dice che riforma il reclutamento. Questa si che c’è come modifica, però è iper precarizzante. Infatti, introduce la figura del ricercatore a tempo determinato. Che non sostituisce i precedenti rapporti precari. Ma si somma ad essi. Altri sei anni. Così tra dottorato, assegno e tempo determinato si arriva tranquillamente a una dozzina d’anni, cioè quando giovani ricercatori non si è più; perché si è arrivati a 40 anni. A quel punto che succede? Dico se il ricercatore a tempo determinato, quello bravo e così accertato con gli infallibili criteri della ministra, arriva a 40 anni? Diventa professore, penserete voi. Così mente la ministra. E invece no. Non ci diventa.

Se ci saranno i soldi, se ci saranno i pensionamenti, se ci saranno le proporzioni, se … il 40enne abilitato potrà fare la domanda per la chiamata locale. E se non sarà chiamato? Niente. A spasso. O all’estero, dove nessuno rifiuta un cadeau di 900 mila euro. A prezzo di costo dico, perché a valore siamo sui 140 milioni di euro. Ma come mai un’università sì profondamente malata e marcia produce ricercatori così bravi che all’estero se li prendono? Ma? Chissà che qualcuno non provi a darmi una risposta. Beh, ci si pensi, questa storia della c.d. “fuga del cervelli” va avanti da un pezzo. Se i migliori se ne sono andati qui devono essere rimasti i peggiori. E allora come diamine hanno fatto, codesti peggiori, a produrre ancora un’altra generazione di cervelli fuggitivi e poi ancora un’altra e un’altra ancora. Lo si spieghi.

Sulla gestione finanziaria – Cambia sistema. È vero. La contabilità pubblica è uniforme, ma non lo è quella privata; per lo meno come quella pubblica. Dov’è l’anarchia attuale e l’uniformità di quella futura?

Sulla valutazione degli atenei – il tormentone: fine dei fondi a pioggia. Quali fondi? In Italia si investe in Ricerca poco più della metà degli altri paesi europei. I fondi a pioggia come li chiama la propaganda di regime (FFO, cioè Fondo di Finanziamento Ordinario) serve a mala pena a pagare gli stipendi dei più sottopagati d’Europa, con un rapporto docenti/studenti tra i più bassi, sempre d’europa. Rapporto che fa sprofondare il ranking delle nsotre università. La valutazione? Che ben venga. Perché mai la campionessa del merito Mary Star non ha dato attuazione all’ANVUR? Non la ha istituita lei ma Mussi. Perché mai un dipartimento X dell’ateneo Y che produce ricerca eccellente deve essere penalizzato se il dipartimento Z del medesimo ateneo non produce un bel niente? Sarebbe questa la meritocrazia?

Sull’obbligo di presenza docenti a lezione – Che bufala! I docenti hanno già l’obbligo di tenere un registro che sia cartaceo o elettronico non cambia nulla. E nulla cambierà se indebite “stabili sostituzioni” vengono ignorate. Quanto alla determinazione delle ore di servizio non viene stabilito niente di nuovo. 350 ore erano prima 350 ore sono ora. Anzi per i docenti a tempo definito si passa da 250 a 200. 1500 ore sono solo un parametro per la rendicontazione dei progetti di ricerca, non i numero delle ore di servizio. Un professore universitario è pagato per pensare, non per insegnare. Non si scandalizzi il lettore; non è un privilegio. È una necessità. Si insegna, all’università, almeno in parte, l’oggetto della ricerca. E la ricerca la si fa senza orario.

Sugli scatti stipendiali solo ai professori migliori – È così. No. Non v’ha dubbio. Ma quali scatti? Non posso spiegare la struttura retributiva che ci vorrebbe una pagina, ma posso dire che non si tratta della progressione di carriera. (Chè quella si fa passando da una fascia a un’altra se c’è il posto, mica come i magistrati, a ruolo aperto, con intero trascinamento e rivalutazione dell’anzianità.) Essa riguarda il completamento della normale retribuzione che parte ridotta all’assunzione e arriva completa a fine carriera. È un bel dire che questa mistificazione introduce il merito: prima ti tolgo il tuo e poi se te lo ridò a certe condizioni. Dalle mie parti si chiama in un altro e poco edificante modo questo agire, altro che merito. Ma quasi dimenticavo. Questa norma non si applica ai baroni, perché loro hanno già ultimato gli scatti. Vale solo per gli altri: i non baroni, quelli che protestano e la Gelmini non capisce perchè. E già. Una norma antibaroni!

Sul diritto al studio e sull’aiuto agli studenti meritevoli – Nel ddl Gelmini il finanziamento del diritto allo studio passa da 190 a 40 milioni di euro. Questo è certo. IL resto riforma non ha copertura finanziaria e poi si vedrà. Da subito, però scompare del tutto il diritto allo studio e compare quello per il merito. Di chi? Di chiunque, bisognoso o no. Che significa? È presto detto. Due studenti concorrono al medesimo unico finanziamento, uno sprovvisto di mezzi e uno no. Per la Gelmini hanno lo stesso diritto. Per la Costituzione no. Così se il finanziamento va a chi avrebbe comunque studiato l’altro non studierà, perché non potrà. Che dire, un ragionamento di ampio respiro di fine strategia per il paese. Un’altra manovra alla Dooh Nibor (rovescio di Robin Hood), la vera anima di questo governo, il cui scopo piduista è quello di smantellare lo stato sociale, di cui scuola (già fatto),, sindacato (battute finali) e università (in progress) sono strutture portanti.

È tempo di smetterla di cincischiare sule quel che c’è di buono e di cattivo: la questione è grave; un altro pilastro dello stato sociale è sotto attacco. La parte II arriverà con i decreti attuativi.

Aiuto!

di Calogero Massimo Cammalleri – Conpass – www.conpass.it

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La bufale dei 400. Massimo Avian scrive a Giorgio Pastore

domenica, dicembre 5th, 2010


Caro Giorgio, ieri sera  …  mi hanno avvertito che il mio nome compariva nella lista dei sostenitori del ddl Gelmini. Passato un momento di incredulità, sono andato a controllare, ed è purtroppo vero. Da quello che ho visto, l’unico modo di interagire con il sito è lasciare un commento, cosa che ho fatto dichiarando il mio completo disaccordo con le loro affermazioni, e chiedendo di levare immediatamente il mio nominativo. Non so se poi lo faranno, o se il mio commento sarà reso visibile. Tengo comunque a precisare che il mio punto di vista in materia è diametralmente opposto al loro (chi mi conosce lo sa già), e che, per me, essere considerato uno di loro è un vero insulto. Tra l’altro, il mio nome compare tra i firmatari sia dell’appello al Presidente che nelle altre iniziative prese dagli associati e ricercatori. Comunque sia, già la notizia di come è finita alla Camera mi ha avvilito, immaginiamoci poi essere considerato come appartenente  a “quelli”.

Ti pregherei quindi di dare, se puoi, la massima diffusione tra i colleghi di questo mio sfogo.

Ciao,

Massimo Avian

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Appello ai Senatori: fermate il DDL Gelmini

sabato, dicembre 4th, 2010


Cari Senatori,

questo appello per chiedere il vostro aiuto in merito al DDL che martedì 30 novembre è stato votato alla Camera. Come membro del Coordinamento Nazionale Professori Associati (CoNPAss, www.professoriassociati.it )vi chiedo di bloccare la DISCUSSIONE perché una riforma che voglia essere efficace non può nascere senza il consenso di chi in università lavora con impegno e serietà da anni. Le ragioni della nostra protesta sono tante, ne indico solo alcune che ritengo più importanti:

  1. Questa riforma non limita il potere dei BARONI anzi lo rafforza. Un esempio fra tanti  è dato dal fatto che nel DDL solo gli ordinari possono partecipare alle commissioni per l’abilitazione scientifica  nazionale (art 16, comma 3, lettera e) mentre sono stati estromessi i professori associati. È noto a tutti che, seppur non tutti gli ordinari possono essere definiti BARONI, è certo che tutti i BARONI sono ordinari. A voi valutare la conseguenza. La nostra proposta in merito è di reinserire i professori associati nelle commissioni.
  2. Non premia il merito e l’eccellenza anzi la mortifica: l’art 5 (commi 1,2,3,4,5) introduce indicatori di valutazione dell’operato di professori e ricercatori che non tiene conto delle condizioni di partenza dei ricercatori/professori nei diversi atenei. Infatti, oggi chi opera in Atenei di piccole dimensioni è costretto a finanziarsi la ricerca di tasca propria visto che i fondi in dotazione ai Dipartimenti sono sempre meno (nel mio ateneo il fondo annuale per la ricerca oscilla tra le 500 e le 700 euro per  ciascun incardinato). Il DDL peggiorerà la situazione visto che i fondi finiranno per confluire come “premio” verso quei grossi centri di ricerca che già producono ricerca avanzata mentre chi tenta di costruire le basi per fare ricerca avanzata avrà smesso di sognare e anche di lavorare. La nostra proposta è che tutti gli Atenei di piccole dimensioni vengano messi nelle condizioni di poter usufruire di risorse sufficienti per superare il gap che li separa dagli Atenei più forti.
  3. Non rispetta le differenze territoriali: il DDL segue una filosofia improntata alla riduzione drastica dei costi dell’istruzione universitaria e introduce parametri di gestione che aggravano la situazione, già critica, di molti Atenei  che vivono in sofferenza. Al massimo fra tre anni molti corsi di  Laurea, anche a causa del blocco del turn-over previsto dalla 133, non avranno più il numero di docenti sufficiente per sopravvivere e saranno costretti a chiudere. Le realtà territoriali nel nostro paese sono diverse e la chiusura di alcuni corsi laurea avrà conseguenze molto gravi in particolare nelle isole. Se venisse chiuso un corso di laurea per esempio a Pavia, a Brescia, a Verona, chiunque potrebbe raggiungere, in un’ora di treno un’altra sede universitaria – Milano, Bologna, Padova, Torino ecc – in cui troverebbe lo stesso corso di laurea. In Sardegna, dove vivo, questo non potrebbe accadere. Perché ad un’ora di treno da Cagliari non vi è alcuna università e l’università di Sassari non ha gli stessi corsi di laurea presenti a Cagliari. Quest’anno a Cagliari è stato chiuso, a causa di mancanza di criteri minimi, il corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale, unico in Sardegna. Tra non molto stessa sorte potrebbe toccare al corso di laurea in psicologia, in odontoiatria ecc. Corsi di laurea unici nell’isola. Chi vorrà studiare dovrà emigrare. È giusto che una riforma pesi così tanto negativamente solo in alcuni territori? Proponiamo che le differenze territoriali vengano rispettate.
  4. Non produce qualità: è vero che negli ultimi anni i corsi di laurea negli Atenei italiani sono aumentati a dismisura e con loro anche i costi, ma non tutti ricordano che: i corsi di laurea quinquennali (vecchio ordinamento) sono stati divisi in 3+2  dalla riforma Berlinguer e poi ancora modificati dalla riforma Moratti. Se un unico corso è diviso in 2  pare ovvio che il numero dei corsi raddoppi immediatamente. Inoltre i docenti sono stati costretti a raddoppiare gli insegnamenti poiché i corsi annuali sono diventati semestrali per favorire (pia illusione) il superamento degli esami da parte degli studenti e gli insegnamenti sono stati spezzettati in piccoli moduli sempre per la stessa ragione. La quantità ( di corsi, insegnamenti ed esami) non ha prodotto qualità. La riforma non incide minimamente su tal situazione che rimane inalterata, né interviene nell’imporre modifiche a quei corsi che si sono rivelati un flop. La probabilità che un corso inutile e con pochi iscritti chiuda è pari alla probabilità che chiuda un corso utile con molti iscritti perché ciò dipenderà dal rispetto dei criteri minimi (num di docenti incardinati in primis) non certo dalla qualità dei risultati raggiunti. La nostra proposta è che si valutino i risultati ottenuti dai corsi di laurea e si concentrino le risorse verso quei corsi che raggiungono alti livelli di qualità.

Vi sarebbero molte altre questioni ma mi fermo qui. Penso che queste ragioni siano sufficienti per segnalare la gravità della situazione che si verrebbe a determinare con tal riforma e la necessità di provvedere ad una VERA RIFORMA costruendola insieme a tutte le componenti che rendono l’università viva malgrado tutto: studenti, ricercatori, professori associati, ordinari, amministravi e tecnici.

Buon lavoro.

cristina cabras

associate professor

social psychology, forensic psychology, criminology

department of psychology

university of cagliari

italy


 

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Lettera a La Stampa

giovedì, dicembre 2nd, 2010


Gentile Irene Tinagli,

ho letto con grande disappunto il suo editoriale sul DDL Gelmini.

E' davvero triste che dopo settimane di dibattito, in cui le ragioni
della protesta sono state piu' volte chiaramente enunciate, si leggano
ancora delle affermazioni fuorvianti e incomplete come quelle che
compaiono nel suo editoriale. Provo a fare qualche esempio.

1) Lei afferma ``Non distruggerà l’Università il fatto di aver reso
a tempo determinato i contratti per ricercatori, così come avviene
in tutti gli altri Paesi''.

Purtroppo, di contratti a tempo determinato nella nostra Universita'
ce ne sono gia' una grande varieta', e fanno si'  che in nessun paese
il periodo di precariato precedente l'assunzione in ruolo sia lungo
come in Italia.

Il periodo di precariato previsto dal DDL Gelmini non sotituisce queste
forme preesistenti, ma si sovrappone ad esse!

Per di piu', in `tutti gli altri paesi' quando si bandisce una posizione
denominata `tenure track' c'e' la certezza che i fondi per renderla
eventualmente permanente esistano.  Questo non e' previsto nel DDL Gelmini,
per cui il `tenure track' acclamato dai  sostenitori della `riforma' e'
solo una beffa, aggravata dalla cronica mancanza di fondi.

I giovani migliori, di fronte alla prospettiva di restare precari senza
garanzie fino ad oltre quarant'anni, con magri stipendi  e risorse nulle
per fare ricerca, voteranno  con le loro gambe e continueranno a
rivolgersi altrove.

Questo si', contribuira' a distruggere l'Universita'.

2) Lei afferma: ``Non distruggerà l’Università aver inserito degli scatti
salariali legati alla performance o aver aumentato l’assegnazione dei
fondi alle università sulla base di valutazione''.

Purtroppo, non si tratta di aumenti dei futuri stipendi per i meritevoli,
ma di riduzione dei futuri stipendi per tutti, salvo la possibilita'
che per alcuni lo stipendio resti lo stesso per particolari `meriti'.
Questo e' il significato del passaggio dagli scatti biennali a quelli
triennali.

Le faccio anche notare che non esistono fondi di nessun tipo
allocati dal DDL per finanziare `il merito' (la legge infatti e'
rigorosamente `a costo zero' per le finanze dello stato).

Questo quindi e' quello che accadra': a moltissimi `meritevoli' lo
stipendio, gia' di molto inferiore alle medie europee, sara' tagliato
in termini reali.

Questo si', contribuira' a distruggere l'Universita'.

3) Ci sono poi gli aspetti che lei trascura o sottovaluta, sebbene siano
al centro delle ragioni della protesta.

a) La governance dell'Universita'. Finora organismi almeno parzialmente
democratici e autonomi, governati da un Senato Accademico e da un Rettore
eletti da tutti, le Universita' diventano organismi verticisti ed
eterodiretti, nelle mani di un Consiglio di Amministrazione i cui membri
sono in larga misura esterni, e per di piu' nominati con criteri del tutto
arbitrari. Ma lei crede veramente che in questi Consigli siederanno
illuminati rappresentanti dell'imprenditoria italiana, dei Bill Gates o
dei Larry Page? Quello che accadra' sara' che i Consigli saranno popolati
di sottoprodotti della nostra devastante classe politica, come e' accaduto
all ASL, ai teatri e a innumerevoli altre istituzioni italiane.

E se anche le Universita' fossero davvero governate da legittimi
imprenditori, pensa davvero che questo migliorerebbe la situazione?
Chi sosterra', nel nostro disgraziato paese, la ricerca fondamentale
in cui eccelliamo, lo studio dei beni culturali che sono la nostra vera
ricchezza, la storia, la letteratura, le scienze sociali?

Gli imprenditori farebbero il loro mestiere, che e' quello di produrre
profitti. Chi garantira' l'imparzialita' (se non la creativita') della
ricerca scientifica, per esempio sui farmaci, o sulle energie alternative,
se tra chi decide di assunzioni e finanziamenti ci sono rappresentanti
di case farmaceutiche e aziende petrolifere?

Questa è una forma di aziendalismo che finirà per danneggiare gravemente
la libertà di ricerca, ma soprattutto non è in grado di governare bene una
Università, che non è un agente per la produzione di beni, ma un'agenzia
educativa, uno spazio di creatività, un laboratorio di cultura.

L'aziendalismo, questo si', contribuira' a distruggere l'Universita'.

b) I `baroni'. Il DDL Gelmini non riduce il potere dei `baroni'. In realtà
rende a loro egemonia ancora più assoluta. Solo i professori ordinari
infatti faranno parte delle commissioni di concorso (un'anomalia
particolarmente grave nel sistema italiano, dove l'età media molto elevata
degli ordinari fa si'  che inevitabilmente molti di loro siano lontani
dalle tematiche di ricerca più attuali). La creazione di idoneità nazionali
a `numero aperto', accoppiata alla selezione effettiva per mezzo di
concorsi locali non monitorabili attribuisce proprio ai `baroni' il
potere assoluto di selezione del personale.

Lo strapotere dei baroni, questo si', contribuira' a distruggere
l'Universita'.

c) I fondi. Il DDL Gelmini cristallizza i più drastici tagli di bilancio
della storia dell'Università italiana. Gli stanziamenti promessi (ma non
ancora effettivi) nella Legge di Stabilità non compensano questi tagli,
e sono previsti nella misura attuale solo per il 2011. Invece, l'Università
italiana è documentabilmente sottofinanziata rispetto a tutti i nostri
competitori europei e rispetto alla media OCSE. Nessun serio progetto
di riforma puo' prescindere dalla necessità di rifinanziare il sistema.
Le faccio anche notare che `gli altri paesi', come la Francia, la Germania
e gli Stati Uniti, che gia' finanziavano Universita' e ricerca in misura
molto maggiore dell'Italia, anche nel bel mezzo della crisi hanno trovato
il buon senso e le risorse per aumentare ulteriormente il loro impegno,
consapevoli che il futuro di un paese si gioca soprattutto in questo
settore.

La mancanza di fondi, questa si', distruggera' l'Universita'.

Ci scusi quindi se come docenti e ricercatori ``strumentalizziamo'' o
``radicalizziamo''. In realta' riteniamo che davvero questa legge sia
inemendabile, e vada riscritta. E non sarebbe stato cosi' se qualcuno
al Ministero si fosse peritato di consultare la comunita' accademica,
che e' in gran parte non solo sana, ma di eccellenza, invece di
spendere anni in un vergognosa campagna di denigrazione costellata di
falsita', e spesso sostenuta anche da media che aspirano ad essere
considerati neutrali, come il suo giornale.

Nessuno che abbia a cuore la sorte dell'Università vuole lo status quo,
c'è davvero bisogno di una riforma di ampio respiro, accompagnata da
finanziamenti adeguati. Il DDL Gelmini, semplicemente, non e' questa
riforma.

Cordiali saluti,

Lorenzo Magnea
Professore Associato

Dipartimento di Fisica Teorica
Universita' di Torino


 

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fermate il ddl – scrivete ai deputati – fermate il ddl

sabato, novembre 20th, 2010


Ho scritto ai deputati due lettere. Una a tutti e una a quelli di maggioranza non (più) govenatitivi (FLI) o paragovernativi (UDC) che hanno votato a favore del ddl, stravolgendo, per altro, tutte le regole parlamentari.

Accludo la prima e la seconda, come fac-simili, da adattare. Alla fine includo le due mailing list a cui inviare le mail.

Poche alla volta, se no il vs server potrebbe rifiutarsi.

prima lettera

Oggetto della mail: Petizione

Onorevole deputato!

Mi chiamo Calogero Massimo Cammalleri, sono professore associato dell’Università di Palermo.

Già Lunedì prossimo discuterete in aula il ddl Gelmini di sedicente riforma del sistema universita­rio italiano, ma in realtà della sua distruzione, attuata mediante una donazione, (neppure tanto) ma­scherata da efficientismo aziendalista, del sistema universitario alle maggiori oligarchie economiche; della stessa fatta di quelle che dopo aver arraffato le migliori società pubbliche le hanno condotte al tracollo, gonfiandosi le tasche con i denari degli elettori.

L’accozzaglia vaga e indefinita di norme che approda in Aula non è che una mera delega in bianco in parte a un governo già morto e senza chance di resurrezione e in parte a una ministra palese­mente priva di conoscenze in tema di istruzione pubblica costituzionalmente orientata; essa mentre viene pre­sentata come necessario rimedio ai molti problemi dell’Università, invece ne costituirà la causa di esiziale aggravamento.

Per questo, la esorto, onorevole deputato, a nome mio e dei miei colleghi del CoNPAss – Coordina­mento Nazionale dei Professori Associati, http://www.professoriassociati.it - a votare contro il provvedimento, a sollecitare i suoi colleghi a fare altrettanto, farsi parte attiva nel promuovere una riforma condivisa che passi attraverso la concertazione con le categorie interessate e le loro – effettive – rappresentanze di base, non i soliti sepolcri imbiancati; perché l’istruzione pubblica gra­tuita e accessibile a tutti non è questione di desta, né di sinistra, né di terze vie; perché è questione di interesse nazionale, affinché si, conservi la pu­rezza della libertà di ricerca e di insegnamento, indispensabile per la costruzione di future ge­nerazioni educate al sapere critico, all’amore della co­noscenza e intesta­te alla difesa di libertà e giustizia.

Onorevole deputato, alzi la testa, fermi questa lacerante galoppata di pochi contro tutti, voti secondo coscienza di Politico, di cittadino, di padre.

Calogero Massimo Cammalleri

seconda lettera

Oggetto della mail: Vergogna!

Non paghi del massacro dell'università pubblica vi mettere a fare strame
della prassi e del regolamento parlamentari; un colpo di mano, il doppio
passaggio in commissione bilancio e cultura, per azzerare i vostri stessi
emendamenti.

Portate a casa l'effimero successo di compiacere i vostri padroni o ex
padroni (non si sa mai), al prezzo del disastro. Non resterete incollati
alle vostre stramaledette poltrone neanche se ne approvaste cento di
queste leggiucole. Siete spacciati e lo sapete. Abbiate un moto d'orgoglio
e salvate il salvabile.
In aula bocciate questa legge; non è cosa.
Le urne si ricorderanno di voi, Confindustria no.
calogero m cammalleri

indirizzi di tutti i deputati (per lettera tipo 1)

abelli_g@camera.itabrignani_i@camera.itadornato_f@camera.it,
agostini_l@camera.italbonetti_g@camera.italessandri_a@camera.it,
alfano_a@camera.italfano_g@camera.itallasia_s@camera.it,
amici_s@camera.itangeli_g@camera.itangelucci_a@camera.it,
antonione_r@camera.itaprea_v@camera.itaracri_f@camera.it,
aracu_s@camera.itargentin_i@camera.itarmosino_m@camera.it,
ascierto_f@camera.itbaccini_m@camera.itbachelet_g@camera.it,
baldelli_s@camera.itbarani_l@camera.itbarbareschi_l@camera.it,
barbaro_c@camera.itbarbato_f@camera.itbarba_v@camera.it,
barbieri_e@camera.itbarbi_m@camera.itbaretta_p@camera.it,
beccalossi_v@camera.itbelcastro_e@camera.itbellanova_t@camera.it,
bellotti_l@camera.itbeltrandi_m@camera.itbenamati_g@camera.it,
berardi_a@camera.itbergamini_d@camera.itberlusconi_s@camera.it,
bernardini_r@camera.itbernardo_m@camera.itbernini_a@camera.it,
berretta_g@camera.itberruti_m@camera.itbersani_p@camera.it,
bertolini_i@camera.itbiancofiore_m@camera.itbianconi_m@camera.it,
biasotti_s@camera.itbiava_f@camera.itbindi_r@camera.it,
binetti_p@camera.itbitonci_m@camera.itbobba_l@camera.it,
bocchino_i@camera.itboccia_f@camera.itbocciardo_m@camera.it,
bocci_g@camera.itboccuzzi_a@camera.itboffa_c@camera.it,
bonaiuti_p@camera.itbonavitacola_f@camera.itbonciani_a@camera.it,
bongiorno_g@camera.itbonino_g@camera.itboniver_m@camera.it,
bordo_m@camera.itborghesi_a@camera.itbosi_f@camera.it,
bossa_l@camera.itbossi_u@camera.itbraga_c@camera.it,
bragantini_m@camera.itbrambilla_m@camera.itbrancher_a@camera.it,
brandolini_s@camera.itbratti_a@camera.itbressa_g@camera.it,
briguglio_c@camera.itbrugger_s@camera.itbrunetta_r@camera.it,
bruno_d@camera.itbucchino_g@camera.itbuonanno_g@camera.it,
buonfiglio_a@camera.itburtone_g@camera.itbuttiglione_r@camera.it,
calabria_a@camera.itcalderisi_g@camera.itcalearociman_m@camera.it,
calgaro_m@camera.itcallegari_c@camera.itcalvisi_g@camera.it,
cambursano_r@camera.itcapano_c@camera.itcaparini_d@camera.it,
capitanio_l@camera.itcapodicasa_a@camera.it,
cardinale_daniela@camera.itcarella_r@camera.it,
carfagna_m@camera.itcarlucci_g@camera.itcarra_e@camera.it,
carra_m@camera.itcasero_l@camera.itcasini_p@camera.it,
cassinelli_r@camera.itcastagnetti_p@camera.it,
castellani_c@camera.itcastiello_g@camera.itcatanoso_f@camera.it,
catone_g@camera.itcausi_m@camera.itcavallaro_m@camera.it,
cavallotto_d@camera.itcazzola_g@camera.itceccacci_f@camera.it,
ceccuzzi_f@camera.itcenni_s@camera.itcentemero_e@camera.it,
cera_a@camera.itceroni_r@camera.itcesa_l@camera.it,
cesario_b@camera.itcesaro_l@camera.itchiappori_g@camera.it,
ciccanti_a@camera.itcicchitto_f@camera.itciccioli_c@camera.it,
cicu_s@camera.itcimadoro_g@camera.itcirielli_e@camera.it,
ciriello_p@camera.itcodurelli_l@camera.itcolaninno_m@camera.it,
colombo_f@camera.itcolucci_f@camera.itcomaroli_s@camera.it,
commercio_r@camera.itcompagnon_a@camera.itconcia_a@camera.it,
consiglio_n@camera.itconsolo_g@camera.itconte_g@camera.it,
conte_g@camera.itcontento_m@camera.itcorsaro_m@camera.it,
corsini_p@camera.itcoscia_m@camera.itcosentino_n@camera.it,
cosenza_g@camera.itcossiga_g@camera.itcosta_e@camera.it,
craxi_s@camera.itcrimi_r@camera.itcristaldi_n@camera.it,
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sanga_g@camera.itsani_l@camera.itsantagata_g@camera.it,
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scanderebech_d@camera.itscandroglio_m@camera.it,
scapagnini_u@camera.itscarpetti_l@camera.itscelli_m@camera.it,
schirru_a@camera.itscilipoti_d@camera.itsereni_m@camera.it,
servodio_g@camera.itsiliquini_m@camera.itsimeoni_g@camera.it,
simonetti_r@camera.itsiragusa_a@camera.itsisto_f@camera.it,
soglia_g@camera.itsoro_a@camera.itspeciale_r@camera.it,
sposetti_u@camera.itstagno_f@camera.itstanca_l@camera.it,
stasi_m@camera.itstefani_s@camera.itstracquadanio_g@camera.it,
stradella_f@camera.itstrizzolo_i@camera.itstucchi_g@camera.it,
tabacci_b@camera.ittaddei_v@camera.ittanoni_i@camera.it,
tassone_m@camera.ittempestini_f@camera.ittenaglia_l@camera.it,
terranova_g@camera.ittesta_f@camera.ittesta_f@camera.it,
testoni_p@camera.ittidei_p@camera.ittoccafondi_g@camera.it,
tocci_w@camera.ittogni_r@camera.ittorazzi_a@camera.it,
torrisi_s@camera.ittortoli_r@camera.ittoto_d@camera.it,
touadi_j@camera.ittrappolino_c@camera.ittraversa_m@camera.it,
tremaglia_m@camera.ittremonti_g@camera.ittullo_m@camera.it,
turco_livia@camera.itturco_m@camera.iturso_a@camera.it,
vaccaro_g@camera.itvalducci_m@camera.itvalentini_v@camera.it,
vanalli_p@camera.itvannucci_m@camera.it,
salvatore.vassallo@camera.itvegas_g@camera.itvella_p@camera.it,
velo_s@camera.itveltroni_w@camera.itventucci_c@camera.it,
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vernetti_g@camera.itversace_s@camera.itvessa_p@camera.it,
vico_l@camera.itvignali_r@camera.itvillecco_r@camera.it,
viola_r@camera.itvitali_l@camera.itvito_e@camera.it,
volonte_l@camera.itvolpi_r@camera.itzaccaria_r@camera.it,
zacchera_m@camera.itzamparutti_e@camera.itzampa_s@camera.it,
zazzera_p@camera.itzeller_k@camera.itzinzi_d@camera.it,
zucchi_a@camera.itzunino_m@camera.it

solo extra Pd e maggioranza (per lettera tipo 2):

bocchino_i@camera.itdellavedova_b@camera.it,
conte_giorgio@camera.itmoroni_c@camera.itbarbareschi_l@camera.it,
barbaro_c@camera.itbellotti_l@camera.itbongiorno_g@camera.it,
briguglio_c@camera.itbuonfiglio_a@camera.itcatone_g@camera.it,
consolo_g@camera.itcosenza_g@camera.itdibiagio_a@camera.it,
divella_f@camera.itgranata_b@camera.itlamorte_d@camera.it,
lopresti_a@camera.itmenia_r@camera.itmoffa_s@camera.it,
napoli_a@camera.itpaglia_g@camera.itpatarino_c@camera.it,
perina_f@camera.itpolidori_c@camera.itproietti_f@camera.it,
raisi_e@camera.itronchi_a@camera.itrosso_r@camera.it,
ruben_a@camera.itscalia_g@camera.itsiliquini_m@camera.it,
toto_d@camera.ittremaglia_p@camera.iturso_a@camera.it,
casini_p@camera.itgalletti_g@camera.itciccanti_a@camera.it,
compagnon_a@camera.itnaro_g@camera.itvolonte_l@camera.it,
adornato_f@camera.itbinetti_p@camera.itbosi_f@camera.it,
buttiglione_r@camera.itcapitanio_l@camera.itcarra_e@camera.it,
cera_a@camera.itcesa_l@camera.itdepoli_a@camera.it,
delfino_t@camera.itdionisi_a@camera.itformisano_a@camera.it,
libe_m@camera.itlusetti_r@camera.itmantini_p@camera.it,
marcazzan_p@camera.itmereu_a@camera.itmerlo_r@camera.it,
mondello_g@camera.itocchiuto_r@camera.itpezzotta_s@camera.it,
poli_n@camera.itrao_r@camera.itria_l@camera.it,
ruggeri_salvatore@camera.itscanderebech_d@camera.it,
tassone_m@camera.ittesta_nunzio@camera.itzinzi_d@camera.it,
brugger_s@camera.itlomonte_c@camera.itmelchiorre_d@camera.it,
nucara_f@camera.itsardelli_l@camera.ittabacci_b@camera.it,
belcastro_e@camera.itcalearo_m@camera.itcalgaro_m@camera.it,
cesario_b@camera.itcommercio_r@camera.itgaglione_a@camera.it, ,
giulietti_g@camera.itgrassano_m@camera.itguzzanti_p@camera.it,
iannaccone_a@camera.itlamalfa_g@camera.itlanzillotta_l@camera.it,
latteri_f@camera.itlombardo_a@camera.itmannino_c@camera.it,
milo_a@camera.itmisiti_a@camera.itmosella_d@camera.it,
nicco_r@camera.itpionati_f@camera.itpisacane_m@camera.it,
pisicchio_g@camera.itporfidia_a@camera.itromano_f@camera.it,
ruvolo_g@camera.ittanoni_i@camera.itvernetti_g@camera.it,
zeller_k@camera.it,


 

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WR WissenschaftsRat – valutazione comparativa della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche

sabato, novembre 13th, 2010


Raccomandazioni per la valutazione comparativa della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche

Drs. 10039-10 Köln, 21.06.2010/Kh

Raccomandazioni per la valutazione comparativa della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche

Indice

Preambolo.

A. Raccomandazioni per la fase di prova della valutazione comparativa della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche

B. Allegato: Parere del sottogruppo di lavoro “Valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche”

Preambolo

Il Consiglio della ricerca, su richiesta della Confederazione tedesca e delle regioni, ha sviluppato una procedu­ra per la valutazione della ricerca che possa permettere la valutazione comparativa dei prodotti della ricerca di spe­cifici settori scientifici universitari e extrauniversitari. In seguito ad una prova con esito positivo in uno studio pi­lota nei settori di chimica e sociologia, il consiglio della ricerca ha deciso nel maggio 2008 di sviluppare ulte­riormente la procedura per valutare anche ambiti tecnici e le scienze umanistiche.

Data la discussione sulle possibilità di trasferire la procedura di valutazione sulle scienze umanistiche, e le opi­nioni contrarie presenti in queste discipline nei confronti di una valutazione della procedura a titolo di prova, il 29 luglio 2009, il gruppo di controllo ha nominato il sottogruppo multidisciplinare “Valutazione della ricerca nel­l’ambito delle scienze umanistiche”. Il compito di questo sottogruppo era di formulare le premesse per una possi­bile valutazione nell’ambito delle discipline umanistiche, e di fornire linee guida per elaborare criteri di valuta­zione specifici per i settori scientifico disciplinari. Considerando la molteplicità dei metodi della ricerca nei di­versi ambiti, sono stati invitati a collaborare rappresentat* delle diverse discipline umanistiche. Il sottogruppo si è riunito il 17 novembre 2009, il 1 febbraio 2010, il 15 marzo 2010 e il 26 aprile 2010 e ha redatto il suo parere. Il gruppo di controllo ringrazia il sottogruppo per la collaborazione.

Il gruppo di controllo sulla base del parere del sottogruppo ha elaborato il 27.05.2010 le presenti raccomanda­zioni. Il parere del sottogruppo si trova nell’allegato e non è stato modificato dal gruppo di controllo.

A. Raccomandazioni per la fase di prova della valutazione comparativa della ricerca nell’ambito delle scienze uma­nistiche

Il gruppo di controllo approva il parere del sottogruppo di lavoro “Valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche”, il quale formula delle condizioni in cui la valutazione comparativa della ricerca nelle disci­pline umanistiche può essere effettuata in maniera adeguata e efficace per queste discipline. Contemporaneamen­te il parere evidenzia che la programmazione della procedura di valutazione comparativa della ricerca deve essere lasciata nelle mani competenti di gruppi di valutazione specifici per ogni disciplina.

Sulla base del presente parere, il gruppo di controllo considera la condivisione di norme disciplinari e lo svi­luppo di adeguate procedure di valutazione comparativa della ricerca per le scienze umanistiche come sensati e promet­tenti. La valutazione della ricerca proposta dal consiglio di Ricerca offre un quadro appropriato in cui, se­condo il gruppo di controllo, c’è abbastanza spazio di manovra per un adeguamento alle esigenze delle discipline umani­stiche formulate dal sottogruppo “Valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche”. Il grup­po di controllo è consapevole che lo sviluppo e l’applicazione della valutazione della ricerca per le discipline umanisti­che costituisca una sfida. Dall’altro canto questa procedura prospetta alle discipline partecipanti l’oppor­tunità di una auto-riflessione. Pertanto, nell’ottica di un ulteriore sviluppo della procedura di valutazione, la stes­sa dovreb­be essere testata con uno studio pilota nelle diverse discipline umanistiche. Al termine dei singoli studi pilota, nel giudizio generale sulla valutazione comparativa della ricerca, dovrebbero essere discusse in maniera approfondita le domande sorte dalla sua applicazione. In particolare, dovrebbero essere discussi il rapporto tra ri­sorse impe­gnate e risultati ottenuti, e tra valutazione centrale attraverso il Consiglio di Ricerca e valutazione de­centrata at­traverso l’autovalutazione delle singole discipline. Il gruppo di controllo approva il parere del sotto­gruppo di la­voro e, nell’ottica di un futuro gruppo di valutazione delle discipline umanistiche, propone le racco­mandazioni che seguono.

La tassonomia delle materie umanistiche proposta dal sottogruppo di lavoro, offre un buon punto di partenza per la definizione e delimitazione delle discipline nell’ottica della valutazione della ricerca. Il gruppo di controllo suggerisce, nel caso di un consolidamento della procedura, di consultare rappresentanti delle diverse discipline per definire in maniera più precisa i settori disciplinari. L’attenzione volta alle “piccole discipline”1 nello svilup­po e nell’applicazione di una procedura per la valutazione comparativa della ricerca viene accolta favorevolmente dal gruppo di controllo.

Il gruppo di controllo si associa alla proposta del sottogruppo di lavoro di valutare i prodotti della ricerca se­condo tre criteri: Qualità della ricerca, Promozione della ricerca, Trasferimento a interlocutori non scientifici. Il gruppo di controllo esprime preoccupazione relativa alla proposta del sottogruppo di “[…] dare il giusto peso nel­le valu­tazioni all’efficacia (prestazione assoluta) e all’efficienza (prestazione relativa alle condizioni di lavoro esistenti e alle risorse) […]” possa essere sorgente di confusione e comportare una perdita d’informazione. Rac­comanda perciò di prestare particolare attenzione allo sviluppo di parametri di valutazione che possano distingue­re tra “ef­ficacia” ed “efficienza” del prodotto di ricerca. Per raggiungere questo obiettivo, si potrebbe proporre un ulteriore criterio di “efficienza”, oppure ricorrere ai giudizi di esperti. Tali giudizi richiedono ai membri dei grup­pi di va­lutazione delle competenze specifiche nelle valutazioni qualitative. Nel contempo aumenta la responsabi­lità, ma anche l’importanza del gruppo di valutazione. Proprio per questo, il gruppo di controllo enfatizza la ri­chiesta del sottogruppo di lavoro, di procedere a una selezione degli esperti e alla composizione del gruppo di va­lutazione con particolare accuratezza. Inoltre, il gruppo di controllo consiglia di badare nella composizione del gruppo di valutazione a una rappresentanza congrua di esperti internazionali.

Secondo la valutazione del gruppo di controllo i prodotti della ricerca in una specifica disciplina scientifica sa­ranno molto variabili nelle diverse Università. Pertanto il gruppo di controllo invita a valutare se, oltre al criterio della “Qualità della ricerca”, anche i criteri della “Promozione della ricerca” e della “Diffusione extrauniversita­ria” debbano essere valutati in maniera differente per ogni disciplina. La valutazione del criterio “Qualità della ri­cerca” dovrebbe essere eseguita principalmente sulla base di una valutazione qualitativa delle pubblicazioni, af­fiancata da altri indicatori quantitativi. Le pubblicazioni a più autori e quelle realizzate durante il dottorato, anche nelle scienze umanistiche, hanno un’importanza crescente. Pertanto tra le pubblicazioni presentate per la valuta­zione, dovrebbero essere prese in considerazione anche quelle dei collaboratori di un gruppo di ricerca (cattedra)..

La fama dovrebbe essere considerata come secondo aspetto, accanto alle pubblicazioni, nella valutazione della “Qualità della ricerca“. Dal punto di vista del gruppo di controllo, dovrebbero essere considerate soprattutto in­formazioni relative a premi di ricerca e onorificenze, e le valutazioni da parte dei peers. Il gruppo di controllo in­vita il futuro gruppo di valutazione ad esaminare la proposta del sottogruppo di lavoro di abolire, per questo aspetto, il limite del periodo di valutazione per le scienze umanistiche. Nell’ottica della comparabilità dei risulta­ti, in seguito allo studio pilota, si dovrebbe discutere se tale eventuale ampliamento del periodo di valutazione possa essere mantenuto come caso eccezionale per le discipline in questione.

Nella valutazione del criterio “Promozione della ricerca“ dovrebbero essere considerate tutte le prestazioni ine­renti la ricerca che costituiscono premesse indispensabili per la realizzazione di quest’ultima (acquisizione di fi­nanziamenti esterni, promozione dei giovani ricercatori, collaborazioni, costruzione di infrastrutture dedicate alla ricerca, ecc.). In particolar modo, è da valorizzare la promozione dei giovani ricercatori. Come raccomandato dal sottogruppo di lavoro, accanto al numero di dottorati e di abilitazioni professionali, dovrebbero essere considerate anche informazioni riguardo all’inserimento professionale. Questo nel futuro richiede alle università di raccoglie­re dati relativi al collocamento dei giovani ricercatori.

Nel caso in cui le informazioni raccomandate dal sottogruppo di lavoro riguardo alla “Promozione dei giovani ri­cercatori” fossero insufficienti per la valutazione, può essere considerato anche il numero di tesi seguite.

B. . Allegato: Parere del sottogruppo di lavoro “Valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze umanisti­che”

Parere relativo alla valutazione comparativa della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche

Contenuto Pagina

Preambolo …………………………………………………………………………………………………….. 9

A. Scienze umanistiche…………………………………………………………………………….. 12

B. Raccomandazioni relative ai presupposti generali per la valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche…………………………………… 13

B.I. Definizione e delimitazione delle discipline……………………………………………………. 13

B.II. Modello di valutazione e descrizione della valutazione………………………………………. 17

B.III. Delimitazione e grandezza dei gruppi da valutare……………………….. 19

B.IV. Periodo e ciclo di valutazione……………………………………… 21

C. Commenti sui criteri di valutazione e raccomandazioni relative agli indicatori scelti…………………………………………………………………………………………….. 23

C.I. Criterio “Qualità della ricerca”…………………………………………………………. 23

I.1. Pubblicazioni …………………………………………………………….. 23

I.2. Fama……………………………………………………………………………… 25

C.II. Criterio “Promozione della ricerca”………………………………………………… 26

II.1. Acquisizione di finanziamenti esterni ……………………………………………………………… 26

II.2. Promozione dei giovani ricercatori……………………….. 28

C.III. Criterio “Diffusione extrauniversitaria” ………………………………………………… 29

Preambolo

La competizione collegiale è un elemento tradizionale della comunità scientifica. Sin dagli inizi dell’istituzio­ne “Università”, giudizi e valutazioni dei peers fanno parte della professione del docente universitario. Al giorno d’oggi costituiscono elementi per l’avanzamento di carriera, per richiedere finanziamenti esterni, e per la valuta­zione dei manoscritti per una possibile pubblicazione.

Una valutazione globale e standardizzata di intere discipline e delle rispettive ricercatrici e dei rispettivi ricer­catori è una novità nel contesto della Germania, mentre è consuetudine in altri paesi comparabili con un sistema universitario statale.

Parte caratterizzante delle università statali è la tendenza alla burocratizzazione e legalizzazione. Benché que­sta realtà possa risultare difficile, è la conseguenza delle mutazioni delle scienze e dell’imperativo dell’ugua­glianza di tutte le discipline davanti al legislatore e ai finanziatori. L’alternativa sarebbe un modello principal­mente gui­dato da interessi di mercato, come quello esistente negli USA. Se si accetta la situazione della Germa­nia del 21. secolo, in ultima analisi si pone solo la domanda se il sistema universitario accetta la proposta dei po­litici di svi­luppare autonomamente un sistema di valutazione, oppure se preferisce la possibilità di sottomettersi a una valu­tazione sviluppata ed attuata da agenzie esterne.

A prescindere dal fatto che è inevitabile, l’essere valutati può avere anche delle implicazioni positive, nono­stante il fatto che tale processo possa essere vissuto come incerto. A dimostrazione di questo, nei Paesi Bassi l’autova­lutazione, basata non solamente sulla valutazione del proprio istituto, ma anche sulla conoscenza delle at­tività dei colleghi, ha un effetto motivazionale positivo, E istruttivo sapere come si è visti all’interno della comu­nità scien­tifica, quanto si è oggetto di attribuzioni negative o positive, in quanto ricercatore o istituto.

Le valutazioni basate su criteri ben definiti sono preziose all’interno di un’istituzione per il dialogo tra le disci­pline. Inoltre costituiscono una base per il dialogo tra rettori e facoltà e tra ministeri e università. Una valutazione sviluppata e attuata da scientifici, svincola tutti i suddetti dialoghi dal dover agire sulla base imprecisa della fama di persone o di istituzioni e dall’esigenza di valutare a partire da dati a cui le persone non appartenenti alla comu­nità scientifica possono facilmente accedere (finanziamenti esterni, impact factor, ecc.).

Gli autori del presente parere hanno deciso di elaborare delle proposte per la valutazione comparativa della ri­cerca nell’ambito delle scienze umanistiche, seguendo due scopi: l’uniformazione e la riduzione ragionevole dei cri­teri. Il processo di valutazione qualitativo che è stato abbozzato in questo parere tenta di integrare, nei limiti del possibile, tutti gli aspetti che rappresentano quello che nelle scienze umanistiche viene considerato prestazio­ne della ricerca. La creazione del sottogruppo di lavoro “Valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze uma­nistiche“ ha avuto origine da un dibattito sulle possibilità di trasferire i criteri della valutazione, proposti dal Con­siglio di Ricerca, sulle materie umanistiche. Pertanto, nello sviluppo della procedura valutativa proposta in segui­to sono presenti anche i risultati del confronto con questo modello già descritto e funzionante. Nella progettazio­ne si è cercato di tenere conto delle specificità delle discipline umanistiche, senza partire dal postulato che le di­scipline che si occupano delle sfere spirituali/umanistiche/mentali, costituiscano un cosmo con diritti propri. Sot­tolineiamo inoltre che tutto quello che segue sono delle linee guida che necessitano, a seconda della disciplina, di complementi e adattamenti.

Tutti gli sforzi di definire delle linee guida condivise, devono passare la prova della loro applicabilità concreta. Il processo del informed peer reviewing ha successo o fallisce con il giudizio degli esperti. Pertanto è importante trovare degli esperti riconosciuti e competenti. La procedura abbozzata nelle prossime pagine dovrebbe dapprima essere testata in uno studio pilota. Gli autori presumono che in questo studio pilota non si testi solo se la procedu­ra è efficiente e realizzabile, ma anche se le conoscenze ricavate corrispondano a quelle attese, e se le risorse im­pegnate siano in un rapporto sostenibile con i risultati ottenuti. I membri del sottogruppo di lavoro, dopo lo studio pilota, si aspettano pertanto un’ampia discussione e valutazione critica della procedura di valutazione qui propo­sta.

A. Scienze umanistiche

Sotto la denominazione di scienze umanistiche di seguito verranno intese: Filosofia, Lingue, Scienze Lettera­rie, Storia, Scienze Teologiche, Etnologiche, Scienze dei Media, dell’Arte, del Teatro e della Musica. Questo cor­risponde nella categorizzazione dell’ente statale statistico ai due settori di Lingue, Scienze dell’Arte e Scienze Cul­turali (ad esclusione di Psicologia e Scienze dell’Educazione e Pedagogiche)..

All’interno di queste discipline si possono distinguere diverse prassi di ricerca: storico-ermeneutiche, empiri­che e logico-sistematiche. Le differenze tra le singole prassi di ricerca non si manifestano solo nei metodi adotta­ti, ma anche nel come i risultati della ricerca vengono descritti e comunicati. In particolare differiscono nelle prassi di pubblicazione. Infatti, nelle discipline storico-ermeneutiche e logico-sistematiche, la monografia di un autore sin­golo costituisce la più importante forma di pubblicazione. Nei campi di ricerca empirici, invece, sono gli articoli in riviste internazionali, spesso redatti con diversi coautori, che hanno più rilevanza. L’esistenza di queste diffe­renze, e le conseguenti discrepanze per quanto riguarda l’importanza dei singoli criteri di valutazione, devono es­sere presi in considerazione nella valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche.

B. Raccomandazioni relative ai presupposti generali per la valutazione della ricerca nell’ambito delle scien­ze umanistiche

B.I. Definizione e delimitazione delle discipline

Raccomandazioni

  1. La costituzione di gruppi di lavoro per la valutazione comparativa dei prodotti della ricerca dovrebbe tener conto della definizione e della delimitazione delle discipline (settori disciplinari) come definiti nella mag­gior parte delle università

  1. La differenziazione all’interno delle discipline, nonché l’eterogeneità dei temi e dei metodi di ricerca, devono essere presi in considerazione nella costituzione dei gruppi di valutazione.

  2. Nello sviluppo e nell’applicazione di una procedura di valutazione comparativa della ricerca anche le cosiddette discipline “piccole” devono essere presi in considerazione.

Argomentazione:

Negli ultimi anni, le università hanno sviluppato in maniera crescente dei profili specifici per settori scientifi­co-disciplinari. Per poter tener conto degli aspetti forti e deboli che ne risultano, le valutazioni comparative della ri­cerca non dovrebbero considerare come unità di valutazione un’intera università, ma i singoli settori scientifico disciplinari. A favore di una comparazione specifica per disciplina, sussiste inoltre il fatto che gli standard di qua­lità scientifica siano determinati in primo luogo all’interno della comunità di una specifica disciplina. Ciò richie­de in maniera ideologica una definizione delle discipline che permetta di accorpare quelle che hanno gli stessi standard sia disciplinari, sia metodologici, sia di qualità. Purtroppo nell’ambito delle scienze umanistiche, data la loro eterogeneità, una delimitazione precisa delle discipline non è sempre possibile. Pertanto la definizione delle discipline dovrebbe avvenire in maniera pragmatica sulla base delle materie istituzionalizzate delle università. Come giustificazione di questo procedimento si sottolinea il fatto che i dati sui prodotti della ricerca e delle risor­se sono stabilite normalmente sulla base degli esistenti settori scientifico-disciplinari.

Il fatto che i metodi di ricerca possano variare molto nelle singole discipline umanistiche dovrebbe essere pre­so in considerazione nella composizione dei gruppi di valutazione, in modo tale da poter dare il giusto peso a queste diversità durante la valutazione. Inoltre, in ogni gruppo di valutazione dovrebbe essere presente un esperto ester­no.

Una moltitudine di discipline umanistiche presenti nelle università tedesche appartengono alla categoria delle co­siddette “Piccole discipline“. Sotto questa denominazione vengono riassunte le discipline che dispongono di rela­tivamente poche risorse in termini di attrezzature e di personale, che hanno un numero basso di studenti iscrit­ti, e che sono presenti solo in poche sedi universitarie. Questo aspetto quantitativo può trarre in inganno, poiché tante di queste discipline godono di una competenza unica, e sono visibili e riconosciute a livello mondiale. Fre­quentemente contribuiscono alla fama delle università e sono di elevata importanza per progetti di ricerca interdi­sciplinari e per reti di collaborazione internazionali. Infine, hanno anche un importante significato sociale, econo­mico e culturale. Non si può rinunciare alla valutazione della ricerca in queste discipline, in quanto si incorrereb­be nel rischio che non verrebbero prese in debita considerazione quando si prendono importanti decisioni strate­giche. Dato il piccolo numero di sedi e di cattedre relative a queste discipline, anche il numero di gruppi parago­nabili e di esperti disponibili è spesso molto limitato. Per poter realizzare la valutazione comparativa della ricerca di que­ste discipline piccole, in certi casi è plausibile l’assegnazione a discipline affini. Se questo non é possibile, si sug­gerisce di accorpare discipline piccole simili in un unico settore. Il sottogruppo di lavoro è consapevole, che i me­todi e le condizioni di ricerca all’interno degli accorpamenti proposti, potrebbero essere molto diversi e che al­l’interno delle singole discipline si siano sviluppate diverse priorità suscettibili di aver influenzato sia la prassi di ricerca sia quella di pubblicazione. I gruppi di valutazione dovrebbero riflettere questo dato di fatto nella loro composizione. Anche adottando questo metodo, per alcune delle piccole discipline potrebbe essere difficile tro­vare esperti nazionali per i quali possa essere esclusa la parvenza di parzialità. In tali casi si raccomanda si ricor­rere a degli esperti internazionali.

Il sottogruppo di lavoro giunge alla conclusione che le discipline, rispettivamente i settori disciplinari riportati di seguito siano adeguati sia rispetto alla loro grandezza sia alla loro complessità interna, per la realizzazione del­la valutazione comparativa della ricerca. La suddivisione qui proposta non ha lo scopo di sviluppare una nuova sud­divisione delle discipline. E piuttosto da considerarsi come una proposta pragmatica. Nel caso in cui il consi­glio della ricerca, dopo la realizzazione dello studio pilota, dovesse decidere per una continuazione della proce­dura, il sottogruppo di lavoro raccomanda di consultare un numero ampio di rappresentanti delle diverse discipli­ne, per precisare ancora meglio la delimitazione delle stesse.

  1. Germanistica

  2. Anglistica (inclusi letteratura e cultura anglofona e studi sul Canada anglofono)

  3. Lingue e letteratura romane (inclusi studi sul Canada francofono)

  4. Filosofia (inclusi logica e epistemologia)

  5. Storia

  6. Arte e storia dell’arte (inclusi storia dell’architettura e delle costruzioni, scienze dell’immagine e storia del­l’immagine, teoria dell’arte)

  7. Culture antiche (inclusi studi sull’Egitto, sulle culture antiche orientali, Filologia antica, Filologia anti­ca, Archeologia, ecc)

  8. Lingue e culture baltiche

  9. Lingue e culture asisatiche

  10. Lingue e culture del vicino Oriente

  11. Scienze dei Media, del Teatro e della Musica

  12. Ethnologia

  13. Scienze Religiose

  14. Scienze teologiche

Cattedre che non possono essere associate in maniera univoca a un settore disciplinare, dovrebbero essere invi­tate, previa consultazione con il rispettivo gruppo di controllo, ad auto-assegnarsi a uno specifico settore. Con­temporaneamente il rettore (senato accademico) dovrebbe assicurarsi che ogni cattedra sia assegnata a una disci­plina o a un settore disciplinare. Questo vale anche per gli istituti di ricerca non universitari, in cui si svolga ricer­ca nell’ambito delle scienze umanistiche.

B.II. Modello di valutazione e descrizione della valutazione

Raccomandazioni:

  1. Nell’ambito della valutazione comparativa della ricerca, le scienze umanistiche dovrebbero essere valu­tate secondo i seguenti criteri: “Qualità della ricerca“, “Promozione della ricerca“,“Diffusione extrauniversitaria”

  2. Dovrebbero essere presi in debita considerazione gli aspetti di “efficienza” e di “efficacia”.

  3. Le valutazioni dei prodotti della ricerca dovrebbero avvenire normalmente tramite scale a cinque punti.

  4. Nell’ambito della pubblicazione dei risultati dovrebbero essere presentati i risultati della valutazione se­paratamente per ogni criterio e per ogni istituzione.

Argomentazione:

Le istituzioni universitarie e extrauniversitarie, oltre alla ricerca nel senso stretto della parola, svolgono anche al­tri compiti inerenti la ricerca, come ad esempio, promozione dei giovani ricercatori, diffusione extrauniversita­ria dei risultati, servizi. La diversa ponderazione di questi compiti può contribuire alla costruzione dell’immagine dell’istituzione stessa. Relativamente alla valutazione delle prestazioni, questo fa sorgere una domanda, ovvero se siano gli obbiettivi stabiliti dall’istituzione stessa, o la comparazione con le altre istituzioni che devono fungere da criterio per la valutazione. Nell’ambito di una procedura di valutazione comparativa solo la seconda opzione è fattibile. Un sistema di valutazione che si basa su criteri multipli e che ha l’obiettivo di valutare in maniera indi­pendente differenti prestazioni, è particolarmente adatto a far emergere i profili delle discipline nelle rispettive istituzioni e di rendere visibili le forze e le debolezze. La classifica delle discipline sulla base dei tre criteri nel­l’ottica di un giudizio complessivo delle singole università, non è un obiettivo della procedura di valutazione qui proposta.

L’uso di criteri multipli permette di valutare non solo le prestazioni di ricerca nel stretto senso della parola, ma di prendere in debita considerazione anche altre prestazioni inerenti alla ricerca. Pertanto, nell’ambito della valu­tazione comparativa nelle scienze umanistiche. il sottogruppo di lavoro raccomanda di valutare tre criteri, che ri­flettono tre diversi dimensioni di prestazioni, in maniera indipendente. Le denominazioni proposte dal sottogrup­po di lavoro per questi tre criteri sono: Qualità della ricerca, Promozione della ricerca e Diffusione extrauniversi­taria. Questi tre criteri dovrebbero essere intesi come tre parametri correlati, ma anche distinti, e la cui valutazio­ne separata permetta di cogliere il profilo delle discipline nelle rispettive istituzioni.

Nella valutazione c’è inoltre da prestare debita attenzione al fatto che in ogni affermazione valutativa sia dato il giusto peso ai due aspetti di efficacia (prestazione assoluta) e di efficienza (prestazione relativa alle condizioni di lavoro esistenti e alle risorse). Una comparazione diretta delle prestazioni probabilmente è soprattutto realizza­bile per quanto riguarda il criterio della “Qualità della ricerca”, che viene principalmente valutata sulla base delle pubblicazioni – nell’ambito delle scienze umanistiche possono essere prodotte buone pubblicazioni a prescindere dal profilo delle rispettive università. La promozione della ricerca è, invece, più dipendente dalle condizioni con­testuali. Le possibili prestazioni di diffusione extrauniversitaria dipendono molto dall’oggetto delle discipline. In particolare, il criterio della promozione della ricerca dovrebbe essere valutata sia in termini assoluti sia in relazio­ne alle risorse personali a disposizione.

Infine, c’è da considerare che le risorse di tempo e di energia di ogni ricercatore sono limitate. I profili di pre­stazione individuali e di interi gruppi di ricerca, anche se globalmente presentano un livello superiore alla media, sa­ranno probabilmente caratterizzati da una perfomance particolare relativa ad uno o due dei tre criteri nominati. Prestazioni omogenee si troveranno verosimilmente verso l’estremo inferiore della scala delle prestazioni, e solo in pochi casi all’estremo superiore, la larga parte che si trova tra i due estremi, probabilmente avrà profili etero­genei. Sulla base delle argomentazioni esposte, questo non deve essere considerato un aspetto negativo.

Per la valutazione dei singoli criteri dovrebbero essere presi in considerazione diversi indicatori e dati, relativi sia alla qualità, sia alla quantità della ricerca, che dovrebbero essere valutati nel loro insieme dagli di esperti. La con­cretizzazione dei criteri, così come l’identificazione e l’attribuzione dei relativi indicatori dovrebbe avvenire in maniera specifica per le singole discipline, cercando di considerare unicamente indicatori che non si prestano a interpretazioni ambigue e a manipolazioni. Nell’ambito della procedura di valutazione, i gruppi di valutazione devono accordarsi sugli indicatori ritenuti fondamentali per la formulazione di un giudizio relativo a ogni singolo criterio.

Per garantire la comparabilità della valutazione tra diverse discipline, anche nelle discipline umanistiche la va­lutazione dei criteri dovrebbe avvenire tramite l’uso di scale a 5 punti:

5 = eccellente; 4 = molto buono; 3 = buono, 2 = soddisfacente, 1 = non soddisfacente.

Il gruppo di lavoro invita a valutare criticamente il numero di “gradini” di questa scala sulla base dei risultati del­lo studio pilota.

I risultati dovrebbero essere pubblicati separatamente per ogni criterio, per poter mettere in evidenza le forze e le debolezze, nonché i profili delle discipline nelle rispettive istituzioni.

B.III. Delimitazione e grandezza delle unità da valutare

Raccomandazioni:

  1. Nell’ambito della valutazione comparativa specifica per discipline, le singole discipline di ogni istituzio­ne, cioè università o istituto di ricerca extrauniversitario, dovrebbero essere valutate nella loro totalità.

  2. Per una valutazione differenziata del criterio della “Qualità della ricerca“, dovrebbe essere valutata, per le singole discipline all’interno di una specifica istituzione, l’unità di ricerca che si trova al di sopra delle singole cattedre, nel caso in cui per quella disciplina in quella specifica università esistano più cattedre per una singola disciplina

  3. 3 Nel caso in cui vengano formulati giudizi differenziati per singole cattedre (per esempio per poter, nel caso di grande eterogeneità all’interno di una stessa disciplina, presentare in maniera differenziata i risultati), questo dovrebbe avvenire in forma anonima. Ciò nonostante le università dovrebbero ricevere tutti i risultati per uso interno.

Argomentazione:

I prodotti della ricerca all’interno di una disciplina possono essere valutati sia a livello di singole ricercatrici/ri­cercatori, sia a livello di unità più ampie. Nelle sue raccomandazioni, il Consiglio della Ricerca sconsiglia di clas­sificare singole persone in maniera pubblica e al di fuori della propria istituzione, Di conseguenza, nell’ambito della procedura di valutazione proposta dal Consiglio della ricerca, le valutazioni comparative non dovrebbero svolgersi a livello della valutazione di persone singole. Anzi le valutazioni comparative proposte dal Consiglio della Ricerca vertono a valutare nella loro totalità i settori scientifico disciplinari, le unità di ricerca, piuttosto che gli appartenenti ad un settore scientifico disciplinare che partecipano alla valutazione comparativa di un‘universi­tà o di un‘istituzione extrauniversitaria.

Il sottogruppo di lavoro raccomanda di adottare questa proposta anche nell’ambito delle scienze umanistiche. Per garantire che l’onere di lavoro per la valutazione si mantenga entro certi confini, una inutile differenziazione del­le unità d ricerca dovrebbe essere evitata. Inoltre, bisogna tenere presente l’aspetto della verosimiglianza della comparabilità di queste unità con unità simili di altre istituzioni.

Sulla base di queste argomentazioni, le unità di ricerca da valutare all’interno di una specifica istituzione do­vrebbero, se possibile, essere quelle al livello superiore alle singole cattedre. Nelle istituzioni in cui questo non è pos­sibile, o non sembra plausibile, sulla base dei contenuti, dovrebbero essere formate delle unità pragmatiche.

Ciò nonostante i dati dovrebbero essere rilevati in primis a partire dalle singole cattedre. Questo dovrebbe per­mettere una descrizione dettagliata nel caso di prestazioni molto differenti di diverse cattedre appartenenti allo stesso istituto. Anche in questo caso l’anonimato delle persone coinvolte deve essere garantito. Nel caso in cui al­l’interno di uno stesso istituto si osservano delle grandi differenze nelle prestazioni di singole cattedre, questo do­vrebbe essere reso pubblico in una formulazione generale, anche nei resoconti pubblici. Le università dovrebbero avere accesso all’uopo informativo e all’uso interno di tutti i risultati relativi alle singole cattedre.

Periodo e ciclo di valutazione

Raccomandazioni:

  1. Il ciclo di valutazione, cioè gli spazi temporali tra le valutazioni in una specifica disciplina non dovreb­be superare i sette anni.

  2. Il periodo di valutazione dovrebbe corrispondere alla lunghezza del ciclo di valutazione.

Argomentazioni:

Il sottogruppo di lavoro è consapevole del fatto che nelle discipline umanistiche l’acquisizione di conoscenze ri­chiede spesso tempi lunghi. Fra le cause di ciò sta il fatto che i progetti di ricerca delle scienze umanistiche ri­chiedono raramente uno svolgimento rapido. Inoltre, la lunghezza temporale delle ricerche è causata dal fatto che i lavori di archivio, lessicali e editoriali occupano un grande spazio all’interno dei progetti di ricerca o addirittura costituiscono i progetti di ricerca di per sé. Infine, si deve prendere in considerazione la latenza di ricezione qual­volta considerevole quando vengono presentati i risultati di ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche. .

Sulla base di queste argomentazioni e per non sovraccaricare inutilmente gli esperti, i cicli di valutazione nella valutazione della ricerca delle discipline umanistiche non dovrebbero esser troppo corti. Al contempo, per poter cogliere in tempi adeguati i cambiamenti in una specifica disciplina, i cicli non dovrebbero essere nemmeno trop­po lunghi. Infine, per garantire l’attualità dei risultati, la valutazione comparativa dovrebbe avvenire in maniera regolare.

Accanto al ciclo di valutazione, anche la lunghezza del periodo di valutazione influisce sull’utilizzabilità dei ri­sultati della valutazione comparativa della ricerca. Un periodo di valutazione troppo lungo può influire negativa­mente sull’attualità e, pertanto, sulla rilevanza dei risultati. Pertanto, la sopracitata talvolta lunga durata dei pro­getti di ricerca non dovrebbe portare a un estensione eccessiva del periodo di valutazione. Le prestazioni raggiun­te in progetti di lunga durata (ad esempio, scavi per recuperare reperti storici, Opus Magnum, ecc.) dovrebbero essere valorizzabili sulla base di reports in itinere.

Il ciclo di valutazione in una disciplina non dovrebbe superare la lunghezza del periodo di valutazione, dato che questo porterebbe a periodi temporali non valutati. I cicli di valutazione che sono più corti del periodo di va­lutazione potrebbero portare ad una valutazione ripetuta delle stesse prestazioni. Pertanto la lunghezza dei periodi di valutazione dovrebbe corrispondere alla lunghezza dei cicli di valutazione di una specifica disciplina.

Considerando i pregi e gli svantaggi di periodi più corti o più lunghi di valutazione, il sottogruppo di lavoro rac­comanda di stabilire il periodo di valutazione a sette anni. Le prestazioni svolte prima del periodo di valuta­zione saranno considerate nell’ambito del criterio della fama.

C. Commenti relativi ai criteri di valutazione e raccomandazioni relative agli indicatori scelti

C.I. Criterio “Qualità della ricerca”

Riguardo al criterio della “Qualità della ricerca”, i prodotti della ricerca saranno valutati nell’ottica della loro im­portanza, grado di innovazione, originalità, attualità, impatto (nazionale e internazionale), nonché nell’ottica del­l’ampiezza e dell’influenza della domanda di ricerca sul proprio campo di ricerca e su altre discipline. La va­lutazione di questo criterio si basa principalmente sulla qualità, e anche sulla quantità delle pubblicazioni. Questi due aspetti dovrebbero essere integrati con informazioni sulla fama. Riguardo all’inclusione di altri aspetti, i gruppi di valutazione dovrebbero decidere all’interno delle singole discipline. Per la valutazione delle pubblica­zioni (I.1) e della fama (I.2) il sottogruppo di lavoro formula le seguenti raccomandazioni.

I.1. Pubblicazioni

Raccomandazioni

  1. La valutazione delle pubblicazioni dovrebbe basarsi soprattutto su aspetti qualitativi. Indicatori quanti­tativi e indici di pubblicazioni dovrebbero costituire informazioni secondarie.

  2. Per la valutazione qualitativa, per ogni cattedra dovrebbero essere presentate sino a cinque pubblica­zioni degli ultimi sette anni.

  3. La decisione sulle forme di pubblicazione da presentare dovrebbe essere lasciata alla discrezione dei gruppi di valutazione. La scelta delle pubblicazioni da presentare dovrebbe essere lasciata alla discrezione delle cattedre/gruppi di ricerca da valutare..

  4. L’importanza delle singole forme di pubblicazione e delle pubblicazioni redatte con co-autori, dovrebbe essere preso in considerazione adeguata a seconda delle discipline.

Argomentazione

Nelle singole discipline umanistiche sono diffuse diverse forme di pubblicazione. In particolare, le forme di pub­blicazione delle discipline storico-ermeneutiche e quelle delle discipline con impronta più empirica si distin­guono in maniera decisiva le une dalle altre. Ad esempio, nelle prime, le monografie con un unico autore o gli ar­ticoli in rassegne speciali, costituiscono le forme di pubblicazione più importanti, mentre nelle seconde, anche ar­ticoli con più co-autori, pubblicati in giornali specifici alla disciplina, sono molto diffusi.

Diversamente dalle scienze naturali e, in parte, dalle scienze sociali, nelle scienze umanistiche una valutazione delle pubblicazioni sulla base delle citazioni non è possibile per i seguenti motivi: libri e monografie di frequente non vengono considerati nelle banche dati delle pubblicazioni e delle citazioni; le pubblicazioni nelle scienze umanistiche sono spesso sottorappresentate nelle banche dati delle citazioni, dato che sovente sono scritte nella rispettiva lingua nazionale; una valutazione complessiva delle rassegne non esiste attualmente; nelle scienze umanistiche il fatto di citare in misura importante un autore non rappresenta sempre riconoscimento, ma anche critica di particolari posizioni; inoltre esiste solo un consenso informale del rango di qualità dei giornali scientifi­ci e di altre forme di pubblicazione. Una valutazione standardizzata della qualità delle pubblicazioni nell’ambito delle scienze umanistiche è, pertanto, difficilmente immaginabile.

Nella mancanza di indicatori quantitativi adeguati, solo la lettura delle singole pubblicazioni permette di indi­viduarne la qualità. Pertanto il sottogruppo di lavoro suggerisce di valutare le pubblicazioni delle scienze umani­stiche sulla base di una valutazione qualitativa di pubblicazioni scelte. Gli elenchi di pubblicazioni e altri indica­tori quantitativi (ad esempio numero di pagine) potrebbero eventualmente essere presi in considerazione come in­formazioni secondarie.

Dato che il ciclo e il periodo di valutazione dovrebbero normalmente riferirsi agli ultimo sette anni, anche le pub­blicazioni presentate dovrebbero riferirsi agli ultimi sette anni. Le pubblicazioni dovrebbero essere presentate ai gruppi di valutazione non sotto forma di riassunti, ma nella loro integralità. Per limitare i costi per la raccolta e la valutazione delle pubblicazioni, il numero delle pubblicazioni da presentare dovrebbe essere limitato a un mas­simo di cinque per ogni cattedra, e potrebbero esservi incluse, in misura limitata, anche pubblicazioni di collabo­ratori.

Per quanto riguarda la valutazione della visibilità per un pubblico internazionale, il sottogruppo di lavoro rac­comanda di prendere in considerazione la rilevanza di pubblicazioni in lingue straniere secondo gli standard spe­cifici alle discipline.

I.2. Fama

Raccomandazione

1. Per la valutazione della fama dovrebbero essere prese in considerazione in particolare le seguenti informaz­ioni: premi di ricerca, appartenenza a organi accademici, riconoscimenti accademici, colleghi dall’e­stero.

Argomentazione

Come complemento alla valutazione delle pubblicazioni conviene basarsi sulla fama come indicatore della quali­tà dei prodotti della ricerca. La fama da indicazioni relative all’ampiezza dell’influenza e della visibilità del­la ri­cerca. Inoltre fornisce informazioni sul riconoscimento, e l’apprezzamento di risultati della ricerca ottenuti nel lungo periodo (e così indirettamente anche sulla qualità), da parte della comunità scientifica. Per la valutazio­ne della fama dovrebbero essere considerati sia informazioni quantitative che qualitative (premi di ricerca, rico­noscimenti). Il fatto che con questa procedura vengano considerate le stesse informazioni in diverse successive va­lutazioni, secondo il sottogruppo di lavoro è giustificabile considerando il significato dell’aspetto “fama”.

C.II. Criterio “Promozione della ricerca”

Questo criterio include attività inerenti alla ricerca che costituiscono un presupposto per la realizzazione di pro­dotti di ricerca e pertanto sono parte integrante del lavoro scientifico. I membri del sottogruppo di lavoro ri­tengono che a questi aspetti, nell’ambito della valutazione compartiva, dovrebbe essere accordato un’importanza ade­guata. Questi aspetti diventano visibili soprattutto nel successo del reclutamento di finanziamenti esterni e an­che nella promozione dei giovani ricercatori. In seguito, il sottogruppo di lavoro fornisce delle raccomandazioni con­crete relative a questi aspetti, sottolineando però anche che i gruppi di valutazione dovrebbero elaborare ulte­riormente le linee guida per la valutazione del “Promozione della ricerca” a seconda delle singole discipline e di con­siderare eventualmente anche altri indicatori (ad es. collaborazioni e costituzione di gruppi di lavoro impe­gnati nella creazione di infrastrutture, in impegni politici inerenti alle disciplina, in attività di supervisone, in or­ganizzazione di convegni o giorni di lavoro, o nella presa in carico di impegni istituzionali).

II.1. Acquisizione di finanziamenti esterni

Raccomandazioni:

  1. Le informazioni riguardo alle acquisizioni di finanziamenti esterni ottenuti tramite bandi dovrebbero es­sere presi in considerazione nella valutazione della ricerca nell’ambito delle scienze umanistiche.

  2. Per la classificazione e la valutazione dell’importanza degli importi ricevuti, dovrebbero essere consul­tati i parametri di distribuzione delle singole discipline (ad es. mediana, decili, percentili, minimo, massimo).

  3. La posizione finanziaria e istituzionale dell’istituzione da valutare dovrebbe esser descritta, così che possa essere presa in considerazione dai riceventi dei reports di valutazione

Argomentazione:

La ricerca nell’ambito delle discipline umanistiche è soprattutto presente nelle università ed è principalmente fi­nanziata dai fondi ordinari delle sedi. Con un numero crescente di iscritti, delle parti sempre crescenti di questi fondi vengono investiti per lo studio e per l’insegnamento. Già nel 2006, il consiglio della Ricerca costatò che questo sviluppo mette a repentaglio le prestazioni della ricerca nelle discipline umanistiche. Per compensare, le discipline umanistiche hanno cercato di colmare i buchi tramite l’acquisizione di finanziamenti esterni.

Il Consiglio di Ricerca è, in linea generale, dell’opinione che questa acquisizione compensatoria di finanzia­menti esterni non sia adeguata per tutti i progetti di ricerca. Infatti, molteplici progetti di ricerca, almeno nell’am­bito delle scienze umanistiche, sono realizzabili anche con pochi finanziamenti, pertanto la mancanza o la ridotta quantità di acquisizione di finanziamenti esterni non permette di trarre conclusioni sulla qualità della ricerca. Inoltre, nell’interpretazione dei dati sui finanziamenti esterni bisogna tenere presente che questi costituiscono in­nanzitutto un indicatore di input, e non di out-put, pertanto non danno, nell’immediato, informazioni sulle presta­zioni di ricerca effettivamente realizzate.

Tuttavia le acquisizioni di finanziamenti esterni dovrebbero essere presi in considerazione in maniera adegua­tamente ponderata anche nella valutazione comparativa delle scienze umanistiche. Inoltre l’acquisizione di finan­ziamenti esterni può essere importante per la promozione dei giovani ricercatori, in quanto essi possono essere assunti nell’ambito di progetti sponsorizzati da finanziatori esterni e arrivare così a svolgere un dottorato. Le in­formazioni correlate, pertanto, sono utili per valutare anche l’impegno per la promozione dei giovani ricercatori. Siccome l’ampiezza dell’importo dei finanziamenti acquisisti da terzi è variabile a seconda delle singole discipli­ne, per l’interpretazione dei risultati dovrebbero essere raccolte informazioni sulla distribuzione relativa alle sin­gole discipline (ad esempio mediana, decili, percentili, minimo, massimo).

Il successo nel concorso per l’acquisizione di finanziamenti esterni dipende anche dalle risorse disponibili del­le singole sedi. Pertanto, nel valutare questo e altri dati quantitativi, dovrebbero essere presi in considerazione la si­tuazione finanziaria e istituzionale (ad esempio risorse di personale, quantità di compiti didattici, numero di stu­denti) delle rispettive sedi. Di conseguenza, alle istituzioni dovrebbe essere lasciata la possibilità di fornire una descrizione delle risorse disponibili, delle attrezzature e del contesto istituzionale in generale. Per garantire una maggiore trasparenza dei risultati della valutazione, i gruppi di valutazione, nei loro report, dovrebbero fornire una breve descrizione della situazione finanziaria e istituzionale delle singole sedi.

II.2. Promozione dei giovani ricercatori

Raccomandazioni:

  1. L’impegno per la promozione dei giovani ricercatori (nuove leve) dovrebbe essere presa in debita consi­derazione nella valutazione comparativa.

  2. Le valutazioni non dovrebbero basarsi esclusivamente sui numeri assoluti dei dottorati e delle abilitazio­ni. Questi dati dovrebbero essere considerati come indicatore della continuità nella promozione dei gio­vani.

  3. Nelle valutazioni dovrebbero essere considerati soprattutto aspetti qualitativi che riguardano il livello delle tesi e delle abilitazioni.

  4. I seguenti aspetti dovrebbero, nell’ambito della valutazione della promozione dei giovani nelle scienze umanistiche, ricevere particolare attenzione: placement rate (numero assoluto e relativo di chiamate di abilitati), destino degli abilitati non chiamati, premiazioni di giovani ricercatori, dottorati finanziati con mezzi esterni, attrattiva della sede (borse di studio, ecc).

In specifiche discipline, nelle quali le sopramenzionate informazioni non sono sufficienti per la valutazione della promozione dei giovani, dovrebbero essere richieste tesi di dottorato e tesi di abilitazioni per poterle valuta­re.

Argomentazione

Così come in altre discipline scientifiche, anche nelle scienze umanistiche negli ultimi anni si è ampliata la ri­chiesta di accordare maggiore importanza alla promozione dei giovani ricercatori. La promozione dei dottorandi è stata appoggiata dal collegio dei docenti delle scuole di dottorato della comunità scientifica tedesca e da altri collegi di promozione strutturati. Anche per i post-dottorandi esistono nuovi strumenti per la promozione. Con­temporaneamente l’aumento del numero di progetti di ricerca fa sì che tant* ricercatric* giovani possano fare il dottorato, ma non si possa loro proporre delle prospettive per una futura carriera accademica. ….Pertanto si do­vrebbe evitare che attraverso la scelta dei criteri di valutazione per la valutazione comparativa della ricerca, le università siano incoraggiate a offrire dottorati a un numero esagerato di giovani. Al contrario, al centro della va­lutazione dovrebbe figurare la qualità della formazione dei giovani nell’ottica della loro prospettiva professionale futura.

I successi nella promozione dei giovani dipendono anche dall’attrattiva della sede. Pertanto il sottogruppo di la­voro ritiene che informazioni relative alle presenza di scuole di dottorato, di borse di studio, siano importanti in­dicatori della promozione dei giovani.

C.III. Criterio “Diffusione extrauniversitaria”

Il diffusione dei prodotti di ricerca svolge una funzione sociale importante. Pertanto anche nelle scienze uma­nistiche non si dovrebbe rinunciare alla valutazione della diffusione dei prodotti di ricerca e del sapere. Mentre nelle scienze naturali e ingegneristiche gran parte delle prestazioni di diffusione riguardano l’economia, in parti­colare l’industria, nelle scienze umanistiche la diffusione dei prodotti di ricerca e delle conoscenze avviene su scala più ampia. Oltre alle pubblicazioni e ai convegni, i risultati della ricerca nelle scienze umanistiche raggiun­gono il pubblico anche attraverso esposizioni, presentazioni pubbliche, contributi nei media. Inoltre, le conoscen­ze scien­tifiche e i risultati della ricerca vengono diffusi anche tramite il trasferimento di persone e in maniera in­diretta (ad esempio tramite attività di consulenza).

La forma e il significato della diffusione dei prodotti della ricerca, ma anche la disponibilità di dati, tuttavia, va­riano da disciplina a disciplina e devono, pertanto, essere valutati a seconda della stessa. Il sottogruppo di lavo­ro propone che nel contesto della valutazione comparativa della ricerca in scienze umane, se considerato plausibi­le a seconda della disciplina, dovrebbero essere considerate, in particolare, le seguenti prestazioni di diffusione: mo­stre e diffusione delle conoscenze al pubblico (ad esempio contributi nei media); trasferimento della ricerca (ad esempio attività di ricerca per altre facoltà e per imprese), formazione e attività di consulenza

Il sottogruppo di lavoro precisa che la valutazione del criterio della “diffusione dei prodotti della ricerca”i, a pre­scindere dalla sua importanza, è, paragonato agli altri due criteri, particolarmente difficile da misurare. Pertan­to raccomanda di procedere con cautela nell’assegnazione di queste prestazioni ai cinque predicati della scala di va­lutazione.

1 Sotto questa denominazione vengono riassunte le discipline che dispongono di relativamente poche risorse in termini di attrezzature e di personale, che hanno un numero basso di studenti iscritti, e che sono presenti solo in poche sedi universitarie.

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progressione di carriera

giovedì, novembre 4th, 2010


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