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petizione unibo

lunedì, gennaio 17th, 2011


Al Magnifico Rettore

Al Senato Accademico

Al Consiglio di Amministrazione

dell’Università di Bologna

PETIZIONE RELATIVA ALLA COMMISSIONE ISTRUTTORIA PER LA REVISIONE DELLO STATUTO

Il 30 marzo 2010, nella riunione in seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, ha preso il via ufficialmente la procedura individuata dalla Giunta dell’Ateneo di Bologna per la revisione del proprio Statuto. Nell’occasione sono state infatti approvate le linee guida alle quali avrebbero dovuto attenersi i lavori di una Commissione istruttoria votata in quella sede.

La composizione della Commissione, formata da 15 membri, era la seguente:

Ivano Dionigi (Rettore e Presidente della Commissione);

Giuseppe Caia (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Giuridiche);

Paolo Pombeni (Professore ordinario, Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia);

Giliberto Capano (Professore ordinario, Dipartimento di Scienza Politica);

Giovanni Dore (Professore ordinario, Dipartimento di Matematica);

Aldo Bertazzoli (Professore ordinario,   Dipartimento di Economia e Ingegneria Agrarie);

Guido Avanzolini (Professore ordinario, Dipartimento di Elettronica, Informatica, Sistemistica);

Marco Zoli (Professore ordinario, Dipartimento di Medicina Interna, dell’Invecchiamento e Malattie Nefrologiche);

Angelo Varni (Professore ordinario, Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche);

Rosella Rettaroli (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Statistiche);

Davide Pianori (studente);

Alberto Aitini (studente);

Giovanni Longo (EP – area amministrativa – gestionale, ADOC — Settore Personale Docente);

Donatella Alvisi (Cat. EP – area amministrativa – gestionale, Facoltà di Lettere e Filosofia);

Cristina Balboni (Direttore generale della Formazione della regione Emilia Romagna).

Non fanno dunque parte della Commissione né Ricercatori né Professori associati.

La Commissione istruttoria ha operato in questi mesi circondata dal più fitto riserbo sulla sua attività. Nessuna bozza di documento è finora stata proposta alla pubblica attenzione. Nessuna comunicazione, formale o informale, è stata restituita dal Magnifico Rettore alla comunità accademica sullo svolgimento e sulla tempistica dei lavori, fatta eccezione per la sintetica risposta fornita ad un’interpellanza di un Consigliere di Amministrazione nel mese di novembre 2010. Nessuna audizione (e/o momento di ulteriore riflessione a livello di Ateneo) è al momento stata resa nota. Pare di capire che, nell’attesa dell’approvazione del DDL Gelmini da parte del Parlamento, la Commissione abbia preferito di fatto attendere lo sviluppo degli eventi.

Il 30 dicembre 2010 il Capo dello Stato ha firmato, in vista della sua promulgazione, la Legge 1905 di riordino del sistema universitario. Essa è stata pubblicata sulla GU in data 14 Gennaio 2011. Una delle conseguenze più visibili della Legge è che tutto il potere decisionale all’interno degli Atenei sarà fortemente concentrato in poche mani, e in ogni caso solo in quelle dei Professori ordinari. Con la riforma solo questi ultimi infatti potranno far parte degli organi decisionali degli Atenei e delle Commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale; tutte le altre componenti del corpo accademico (Ricercatori a tempo determinato e Professori associati) resteranno senza alcun reale potere decisionale e anche la loro autonomia di ricerca potrebbe subire forti contraccolpi, con conseguenze negative sulla qualità della didattica e della ricerca negli Atenei.

Un’operazione complessa e importante come la revisione dello Statuto dell’Università di Bologna, così rilevante anche per la leadership che Bologna ha sul piano nazionale, presuppone necessariamente – a nostro avviso – la partecipazione di tutte le energie presenti nell’Ateneo. Il risultato al quale approderà il processo in atto avrà rilevanza nazionale; non si tratta quindi di una “partita” soltanto bolognese o emiliano romagnola: la riforma dello Statuto di Bologna traccerà inevitabilmente il solco lungo il quale si muoveranno molte altre Università.

Da pochi giorni il Tavolo dei Ricercatori dell’Ateneo di Bologna ha fatto propria (inviando una lettera ufficiale al Magnifico Rettore) la richiesta dell’assemblea dei Ricercatori di poter partecipare con due suoi rappresentanti ai lavori della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto. Nel loro messaggio i Ricercatori sottolineano “[…] che solo in questo modo potremo effettivamente interpretare pienamente quell’unanime sentimento che ci ha animato finora, e che colpevolmente è stato da alcuni interpretato come una lotta per il mantenimento dello status quo: ovvero mettere l’Università pubblica italiana in condizione di dare il meglio di sé. Siamo fermamente convinti che l’Università, in virtù del suo ruolo sociale di libera produzione e trasmissione del sapere, sia il contesto ideale in cui si possa riuscire lì dove il legislatore riteniamo abbia fallito: ovvero nell’avviare una nuova fase – quanto mai necessaria per l’Università italiana – informata da principi di sostanziale partecipazione, di condivisione, di trasparenza e di corresponsabilità, fase che riesce difficile immaginare senza il contributo, anche propositivo, dei Ricercatori.”

Il gruppo dei Docenti Preoccupati di questo Ateneo è profondamente convinto del fatto che, in questa fase così delicata e importante della vita dell’Università italiana, tutte le categorie di personale accademico (docente e non) debbano poter contribuire e partecipare attivamente alla definizione del nuovo Statuto. Va sottolineato d’altronde che analoghe istanze vengono presentate congiuntamente in queste ore in tutti gli Atenei italiani dalla Rete 29 aprile e dal Coordinamento nazionale dei Professori associati. Consapevoli che la Legge di riordino colpisce particolarmente il ruolo e le legittime aspirazioni dei Ricercatori e dei Professori associati, chiediamo pertanto l’azzeramento dell’attuale Commissione istruttoria per la revisione statutaria e la sua contestuale ridefinizione in termini di rigorosa rappresentatività per fasce. A questo proposito richiediamo che:

- i 12 componenti da designare da parte degli organi istituzionali siano identificati sulla base di elezioni a suffragio universale da parte di tutti i Professori, i Ricercatori e il personale tecnico e amministrativo dell’Ateneo;

- il voto avvenga a collegio elettorale attivo e passivo distinto per categorie e sia realizzato attraverso l’espressione di una singola preferenza per ciascun elettore;

- il risultato della consultazione elettorale sia vincolante per il Consiglio di Amministrazione e per il Senato Accademico, che si dovranno impegnare a designare i membri maggiormente votati, rispettando altresì la pari rappresentanza tra le fasce e la presenza del personale tecnico e amministrativo.

Poiché il nuovo Statuto dovrà preservare al massimo gli spazi di democrazia all’interno dell’Ateneo, questa è l’unica soluzione che può tutelare davvero gli interessi di tutto il corpo accademico!

I Docenti Preoccupati

Il coordinamento nazionale dei Professori associati (ConPass)

La rete 29 Aprile

Bologna, 17 Gennaio 2011


 

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Lettera aperta al Presidente Fini

domenica, novembre 28th, 2010


Gentile onorevole Fini,
ho sentito la sua dichiarazione che questa riforma è una delle migliori cose che questo governo ha prodotto. Sarà, ma l’ha prodotta senza coinvolgere e sentire le critiche del mondo universitario che ogni giorno vive in questo sistema. Mi creda, vogliamo la riforma da anni, e nessuno, di destra e di sinistra, è riuscito finora a mettere insieme qualcosa di concreto e organico. Questa riforma Gelmini ha nel suo impianto qualcosa da prendere, ma ha troppe incoerenze, nella situazione della governance, del precariato, nei ruoli delle fasce che rimarranno (bell’emendamento quello di Granata sul ruolo unico, migliore di quello di Tocci). Ma so che lei già conosce le modifiche che da tempo chiediamo.
Voglio invece soffermarmi su un altro aspetto, da molti sottovalutato (pare dall’ultima riunione CRUI che i Rettori si siano svegliati ed abbiano adesso paura proprio del’effetto post-approvazione). Immaginiamo lo scenario del prossimo futuro, con il DDL che viene approvato così com’è: la parziale, anzi insufficiente, copertura (prevista nella legge di stabilità), ancora deve passare dal Senato. Dopo, avremo la sfiducia (mi auguro) del governo Berlusconi. I decreti delegati da chi verranno fatti? Dal futuro governo post elezioni, dal governo tecnico che verrà? Nel frattempo, l’Università italiana, già sofferente, rischia un fermo di almeno tre anni (nella migliore delle ipotesi). Allora, non è concepibile che la riforma di una istituzione così importante nel Paese sia lo zimbello dei politici, sia usata per giochi di potere, sia velocemente licenziata per portare a casa un trofeo prima di cadere. Scherziamo, stiamo parlando dell’Università italiana pubblica statale, che forma gli uomini e le donne del futuro, dalla quale sono usciti personaggi che hanno riempito il mondo di cultura, arte, politica, storia e scienza.
Mi rifiuto di pensare che possa, in pochi giorni, essere messa al palo.
Cordialmente

Valeria Militello
Prof. Associato di Fisica Applicata
Università di Palermo

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