Posts Tagged ‘professore’

“Gasparri fomenta animi già tesi. Rai mandi in diretta manifestazione del 22″

martedì, dicembre 21st, 2010


“Perchè Maurizio Gasparri fomenta con dichiarazioni irresponsabili gli animi già tesi? A quale fine? E’ doveroso è tutelare le espressioni della democrazia”. Lo affermano Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21 e Vincenzo Vita senatore Pd in risposta alle affermazioni del capogruppo Pdl sulla proposta di “arresti preventivi”. “La mobilitazione contro il ddl Gelmini sull’università non può e non deve essere confinata a una questione di ordine pubblico. E sono persino inquietanti gli attacchi ad associazioni come la rete ’29 aprile’ dei ricercatori, letti su qualche quotidiano. Insomma, la giusta e legittima critica ad un brutto progetto governativo non diventi l’alibi per un regolamento dei conti contro il mondo dei saperi, non omologati al pensiero unico televisivo. No a qualsiasi forma di violenza, ma non si aizzi il già incandescente serbatoio sociale. Ma il governo e la maggioranza vogliono lo scontro o il confronto politico? Perche’ il ddl Gelmini è blindato, in tutti i sensi?”. “Per questo – concludono Vita e Giulietti – chiediamo che il prossimo 22 dicembre televisioni e radio, a cominciare dal servizio pubblico trasmettano in diretta le manifestazioni degli studenti. Perchè riprendere le mobilitazioni mentre si determinano sarà il modo migliore di far vedere al Paese lo spirito positivo e costruttivo che anima i giovani per le strade e di smentire categoricamente l’indecente equazione tra protesta studentesca e guerriglia urbana”.
A cura della redazione di
Articolo21

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I numeri dell’università

domenica, dicembre 19th, 2010


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Marcia funebre a tempo di valchiria

venerdì, dicembre 17th, 2010


Mentre per le strade e le piazze di Roma offrono uno spettacolo preoccupante, dentro il palazzo si continua a fomentare la rivolta passando dalla colpevole incapacità di ascolto all’irridente beffa.

L’ipocrisia del politicante, massime di quello culturalmente grezzo e politicamente prono (le categorie epidemio­logicamente diffuse tra coloro che hanno l’improntitudine di autodefinirsi politici sol perché siedono un scranno del parlamento) non si concede tregua. È votata alla palingenesi e per tale arriva ad afferma­re che per bocca del sen. Stefano Pittoni, pubblicista alla scheda del Senato, che di informazio­ne se ne deve intende almeno quanto non dell’Università e che si appresta a spron battuto a riformare, che «l’ap­provazione in tempi rapidi del disegno di legge sull’università sia un atto di responsabilità nei con­fronti degli studenti». Il pubblicista fa eco al manager, il presidente della 7^ commissione (sen. Pos­sa, di­rigente industriale alla scheda del senato, cioè appartenente a quella categoria che, al pari degli econo­misti, se le loro idee e i loro modelli sono in contrasto con la società e quest’ultima che va cam­biata), che aveva dichiarato: «la necessità di concludere il provvedimento tempestiva­mente è motivata anche da ragioni di ordine pubblico». Per tali stringenti ragioni con il voto favorevole di FLI e UDC la capigruppo in Senato ha respinto la richiesta di procedere ad audizione delle componenti che da mesi protestano e ha chiuso a qualsiasi possibilità emendativa. Dopo neanche due giorni però Casini ha dichiarato che il suo partito sarà contro anche in Senato.

Tutti noi, professori e ricercatori che insieme agli studenti abbiamo animato, coltiva­to e mantenuto la protesta, non ci siamo accorti del senso di essa. Sarà singolare ma dev’essere così: pensavamo che la contro-riforma andasse bloccata con ogni mezzo e invece ci hanno spiegato che non era questo che volevamo. Ci hanno spiega­to anche quello che volevamo: far pressione per una rapida approvazione; e ci hanno spiegato anche perché ci si stesse indignando: era per il fatto che il parlamento si trastullava in leg­gi di bilancio e pul­cillenesche mozioni di sfiducia invece che sul rilancio (nel cassonetto) dell’università. Ma tu vedi, alle volte si rischia di confondersi, fortuna che c’è la stampa di regime che ti dice sempre quello che devi pensare, così non ti sbagli. Fortuna. Perché si sa, nell’università alberga il peggio della società,tutti i fal­liti, gli incapaci, gli incollacabili, fannulloni e baroni, tutti baroni. E quelli che stanno per strada sono i peggiori, perché i migliori stanno a casa; tranne nel caso di adunate. Dite che era così nel ventennio? No è così ora: siamo in democrazia; del resto.

Dietro l’ipocrita solerzia dei benpensanti, prontissimi a stigmatizzare la violenza, non c’è n’è uno che provi a capire la realtà. È prova, nero su bian­co la prova, se mai ce fosse bisogno, dello straniamento delle istituzioni dalla società (che dice di rappre­sentare).

Pensare e dicono che il fuoco della protesta di spegnerà con una doccia di benzina: questo è un atto criminale. Andare avanti rifiutando il confronto democratico con chi la riforma – quella vera – la vuole fare davvero è eversivo dell’ordine democratico, non meno di quanto non lo fossero dei diritti umani la Valchiria e il napalm del Kurz di ford-coppoliana memoria. Loro vanno avanti, senza voltarsi indietro e di lato non possono per il paraocchi di serie. Questa marcia parlamentare che non si oppone ma peggio ignora la marcia della protesta è un atto di violenza inaudita è la miccia degli scontri.

È pervicace la lotta in odium scholae et universitatis di codesti perissodattili legislato­ri per solo volere di Caligola, che l’istruzione considerano, bene che vada, un prodotto di consumo, come una saponetta o un’automobile, pensano che lo scranno nasconda la sua natura e così si agita, si dimena alla fine si dimentica perfino di essere ipocrita e sbatte in faccia agli studenti per bocca di uno dei tanti pifferai del sultano: scordatevi l’università pubblica, scordatevi il wellfare, c’è solo il mercato ed è tutta colpa delle pensioni. Ma che paese è questo, non dove ognuno spaccia per cosa seria un personale convincimento da bar dello sport, ma dove nessuno gli oppone argomenti?

C’è fretta di approvare la riforma. Una fretta matta. Bisogna fare in fretta dice l’Emma, orfana del Sergio. La riforma-truffa non può attendere;si alza la voce: bi­sogna fare in fretta. E così appresso i corifei della c.d. grande stampa e gli stomachevoli cicisbei televi­sivi; di tutte le reti, nessuna esclusa. Tutte. L’affaire unipubblica ha cambiato natura, non è più un lucro­so affare come i tanti altri in cui c’è stato di mezzo il trasferimento gratis a privati di un servizio pubbli­co, ora è diventata questione di esistenza stessa per l’associazione degli industriali; del suo ruolo di attore sociale. Confindustria si ricicla: si vota al sapere. Cos’è per essa il sapere se non un’indu­stria? Una vale l’altra. È irritata dello smacco che le ha rifilato l’osannata moderna rinnovata internazionale rampante e perfino obamiana Fiat. Chiama a rapporto i suoi uomini e tesse alleanze: FLI flirta con Farefuturo del Montezenolo past presidente e presidente in pectore; UDC sensibile al richiamo d’oltretevere che gli ha tirato le orecchie dopo la biricchinata della sfidu­cia, (cosa credeva Casini che lo si potesse preferire allo sciupafemmine garante di tutti i privilegi finan­ziari e fiscali?), torna presto all’ordine: due piedi in una scarpa; abbassare i toni è la nuova parole d’ordine. E li al Senato composti a votare. Riforma entro l’anno. È essenziale. Per il bene del paese. Per il loro bene: la loro sedia.

Calogero M Cammalleri

conpass.it

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UNIVERSITAS FUTURA – Quagliariello fa cilecca, firme false pro-Gelmini. I no dei tremila docenti. Eleonora Martini, Il Manifesto

sabato, dicembre 4th, 2010


UNIVERSITAS FUTURA – Quagliariello fa cilecca, firme false pro-Gelmini. I no dei tremila docenti.

Eleonora Martini, Il Manifesto

Certo, anche Gaetano Quagliariello poteva fare di meglio con la sua maggioranza silenziosa. Non che siano pochi, i 16 mila indirizzi email - prelevati chissà dove – divenuti destinatari del super celebrato «appello dei 400 docenti» promosso dalla Fondazione Magna Carta in favore della “riforma” Gelmini. E passi pure che non tutte le adesioni ricevute in cambio e pubblicate sul sito del quotidiano on-line L’occidentale corrispondano a docenti, ricercatori o collaboratori universitari (come risulta dall’elenco completo e aggiornato al 25 novembre del Miur, e denunciato dai 3.100 universitari che hanno firmato l’appello anti-Gelmini di “Universitas futura”). La realtà è che comunque 400 nomi sono davvero pochini per una svolta «epocale» come quella voluta dalla ministra Mariastella che ieri, evidentemente non così sicura della sua maggioranza, ha diffuso una nota ufficiale per ricordare che se non passa la riforma non ci sarà più alcun concorso da ricercatore (le norme scadono a fine anno, spiega il Miur senza dire che il ddl prevede solo contratti a tempo determinato per 8 anni al massimo, poi, in 25mila, tutti a casa), né per ordinari e associati (abrogate le vecchie regole, siamo in vacatio legis), e che saranno «bloccate le risorse per reintegrare gli scatti di stipendio».

Ma quello che proprio non ci si aspettava dalla maggioranza silenziosa dell’azzurrissimo Quagliariello è di trovare in quell’elenco misero misero pure firme di persone dichiaratamente contrarie al ddl appena approvato dalla Camera. È il caso del professor Carlo Cosmelli, fisico della Sapienza di Roma, al quale non è bastato chiedere che il suo nome venisse tolto dall’elenco perché dopo poche ore lo ha visto riapparire e poi di nuovo scomparire ma non senza una nota della Fondazione Magna Carta che lo accusa di «arroganza baronale» sostenendo che un tipo come lui «pare più a suo agio negli uffici della Lubianka che non nel mondo della ricerca di un libero Paese occidentale». Ed è anche il caso del professor Gabriele Bianchi, matematico dell’università di Firenze o della ricercatrice di Siena, Mariarosaria Vergara. C’è troppo silenzio nella maggioranza di Quagliariello per sapere come siano finiti in quell’elenco.
Invece i docenti e ricercatori di “Universitas futura” sono assai poco silenti: da un paio d’anni gli oltre 4 mila iscritti di tutti gli atenei italiani discutono in rete ma non ottengono l’attenzione dei media.
Nemmeno quando in 3.100 firmano un appello al presidente Napolitano per chiedere di fermare un atto che ritengono disastroso e in alcuni punti anticostituzionale, accusando la Crui di «non rappresentare l’università ma solo se stessa». La conferenza dei rettori, infatti, anche se divisa al proprio interno, finora è stata l’unica voce apertamente favorevole alla “riforma”.
«Ovvio – spiega Walter Lacarbonara, docente di Scienze delle costruzione aerospaziali alla Sapienza – il ddl rafforza enormemente i poteri dei rettori, ecco perché è necessario un mandato a termine». Nel nuovo modello di governance, infatti, al Senato accademico rimane solo da deliberare sugli aspetti didattici. Tutti gli altri poteri, tutte le questioni strategiche, saranno poste nelle mani solo del Cda, che dovrà necessariamente essere composto anche da membri esterni, un po’ sullo stesso modello delle Asl e delle aziende municipalizzate.
E tutti già sanno che il paragone con i modelli anglosassoni o americani in Italia non regge: «Le forze produttive italiane non hanno la cultura dell’investimento sull’innovazione e sulla ricerca – continua Lacarbonara – diventerà invece semplicemente una poltrona in più per politici».
I motivi di contrarietà alla “riforma” sono molti ma ci sono cose che davvero non vanno giù. Come le nuove forme di reclutamento: il sistema dell’idoneità nazionale acquisita tramite concorsi pubblici, propedeutica per accedere ai concorsi locali banditi dai singoli atenei e, infatti, secondo “Universitas futura”, un sistema dispendioso, burocratico e che rafforza le baronie delle commissioni esaminatrici.
Il criterio buono, per loro, è invece quello riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale: il «peer review», una sorta di valutazione di merito generata dall’analisi delle pubblicazioni operata dai colleghi di tutto il mondo. Detto in uno slogan: «Cooptazione, competizione e valutazione». Lo spiega il professor Claudio Procesi, vice presidente dell’International Mathematical Union: «I dipartimenti dovrebbero fare le proprie scelte di politica scientifica quindi, competendo tra di loro, assumere chi desiderano, anche per chiamata diretta. Saranno poi valutati dalla comunità scientifica internazionale». Procesi ammette che «forse è una posizione troppo avventurista per l’Italia che è un paese molto burocratico».
A dimostrarlo è il divieto, introdotto da Gelmini, di lavorare nello stesso ateneo per familiari fino al quarto grado di parentela. Insomma, Marie e Pierre Curie non avrebbero avuto, nell’Italia di Mariastella, nemmeno un soldo o un laboratorio per le scoperte che hanno regalato all’umanità.

Il Manifesto del 2.12.2010


 

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fermate il ddl – scrivete ai deputati – fermate il ddl

sabato, novembre 20th, 2010


Ho scritto ai deputati due lettere. Una a tutti e una a quelli di maggioranza non (più) govenatitivi (FLI) o paragovernativi (UDC) che hanno votato a favore del ddl, stravolgendo, per altro, tutte le regole parlamentari.

Accludo la prima e la seconda, come fac-simili, da adattare. Alla fine includo le due mailing list a cui inviare le mail.

Poche alla volta, se no il vs server potrebbe rifiutarsi.

prima lettera

Oggetto della mail: Petizione

Onorevole deputato!

Mi chiamo Calogero Massimo Cammalleri, sono professore associato dell’Università di Palermo.

Già Lunedì prossimo discuterete in aula il ddl Gelmini di sedicente riforma del sistema universita­rio italiano, ma in realtà della sua distruzione, attuata mediante una donazione, (neppure tanto) ma­scherata da efficientismo aziendalista, del sistema universitario alle maggiori oligarchie economiche; della stessa fatta di quelle che dopo aver arraffato le migliori società pubbliche le hanno condotte al tracollo, gonfiandosi le tasche con i denari degli elettori.

L’accozzaglia vaga e indefinita di norme che approda in Aula non è che una mera delega in bianco in parte a un governo già morto e senza chance di resurrezione e in parte a una ministra palese­mente priva di conoscenze in tema di istruzione pubblica costituzionalmente orientata; essa mentre viene pre­sentata come necessario rimedio ai molti problemi dell’Università, invece ne costituirà la causa di esiziale aggravamento.

Per questo, la esorto, onorevole deputato, a nome mio e dei miei colleghi del CoNPAss – Coordina­mento Nazionale dei Professori Associati, http://www.professoriassociati.it - a votare contro il provvedimento, a sollecitare i suoi colleghi a fare altrettanto, farsi parte attiva nel promuovere una riforma condivisa che passi attraverso la concertazione con le categorie interessate e le loro – effettive – rappresentanze di base, non i soliti sepolcri imbiancati; perché l’istruzione pubblica gra­tuita e accessibile a tutti non è questione di desta, né di sinistra, né di terze vie; perché è questione di interesse nazionale, affinché si, conservi la pu­rezza della libertà di ricerca e di insegnamento, indispensabile per la costruzione di future ge­nerazioni educate al sapere critico, all’amore della co­noscenza e intesta­te alla difesa di libertà e giustizia.

Onorevole deputato, alzi la testa, fermi questa lacerante galoppata di pochi contro tutti, voti secondo coscienza di Politico, di cittadino, di padre.

Calogero Massimo Cammalleri

seconda lettera

Oggetto della mail: Vergogna!

Non paghi del massacro dell'università pubblica vi mettere a fare strame
della prassi e del regolamento parlamentari; un colpo di mano, il doppio
passaggio in commissione bilancio e cultura, per azzerare i vostri stessi
emendamenti.

Portate a casa l'effimero successo di compiacere i vostri padroni o ex
padroni (non si sa mai), al prezzo del disastro. Non resterete incollati
alle vostre stramaledette poltrone neanche se ne approvaste cento di
queste leggiucole. Siete spacciati e lo sapete. Abbiate un moto d'orgoglio
e salvate il salvabile.
In aula bocciate questa legge; non è cosa.
Le urne si ricorderanno di voi, Confindustria no.
calogero m cammalleri

indirizzi di tutti i deputati (per lettera tipo 1)

abelli_g@camera.itabrignani_i@camera.itadornato_f@camera.it,
agostini_l@camera.italbonetti_g@camera.italessandri_a@camera.it,
alfano_a@camera.italfano_g@camera.itallasia_s@camera.it,
amici_s@camera.itangeli_g@camera.itangelucci_a@camera.it,
antonione_r@camera.itaprea_v@camera.itaracri_f@camera.it,
aracu_s@camera.itargentin_i@camera.itarmosino_m@camera.it,
ascierto_f@camera.itbaccini_m@camera.itbachelet_g@camera.it,
baldelli_s@camera.itbarani_l@camera.itbarbareschi_l@camera.it,
barbaro_c@camera.itbarbato_f@camera.itbarba_v@camera.it,
barbieri_e@camera.itbarbi_m@camera.itbaretta_p@camera.it,
beccalossi_v@camera.itbelcastro_e@camera.itbellanova_t@camera.it,
bellotti_l@camera.itbeltrandi_m@camera.itbenamati_g@camera.it,
berardi_a@camera.itbergamini_d@camera.itberlusconi_s@camera.it,
bernardini_r@camera.itbernardo_m@camera.itbernini_a@camera.it,
berretta_g@camera.itberruti_m@camera.itbersani_p@camera.it,
bertolini_i@camera.itbiancofiore_m@camera.itbianconi_m@camera.it,
biasotti_s@camera.itbiava_f@camera.itbindi_r@camera.it,
binetti_p@camera.itbitonci_m@camera.itbobba_l@camera.it,
bocchino_i@camera.itboccia_f@camera.itbocciardo_m@camera.it,
bocci_g@camera.itboccuzzi_a@camera.itboffa_c@camera.it,
bonaiuti_p@camera.itbonavitacola_f@camera.itbonciani_a@camera.it,
bongiorno_g@camera.itbonino_g@camera.itboniver_m@camera.it,
bordo_m@camera.itborghesi_a@camera.itbosi_f@camera.it,
bossa_l@camera.itbossi_u@camera.itbraga_c@camera.it,
bragantini_m@camera.itbrambilla_m@camera.itbrancher_a@camera.it,
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rampi_e@camera.itrao_r@camera.itravetto_l@camera.it,
razzi_a@camera.itrealacci_e@camera.itrecchia_p@camera.it,
reguzzoni_m@camera.itrepetti_m@camera.itria_l@camera.it,
rigoni_a@camera.itrivolta_erica@camera.itroccella_e@camera.it,
romani_p@camera.itromano_f@camera.itromele_g@camera.it,
ronchi_a@camera.itrondini_m@camera.itrosato_e@camera.it,
rossa_s@camera.itrossi_l@camera.itrossi_m@camera.it,
rossomando_a@camera.itrosso_r@camera.itrota_i@camera.it,
rotondi_g@camera.itruben_a@camera.itrubinato_s@camera.it,
ruggeri_salvatore@camera.itrugghia_a@camera.itrusso_a@camera.it,
russo_p@camera.itruvolo_g@camera.itsaglia_s@camera.it,
saltamartini_b@camera.itsammarco_g@camera.itsamperi_m@camera.it,
sanga_g@camera.itsani_l@camera.itsantagata_g@camera.it,
santelli_j@camera.itsardelli_l@camera.itsarubbi_a@camera.it,
savino_e@camera.itsbai_s@camera.itsbrollini_d@camera.it,
scajola_c@camera.itscalera_g@camera.itscalia_g@camera.it,
scanderebech_d@camera.itscandroglio_m@camera.it,
scapagnini_u@camera.itscarpetti_l@camera.itscelli_m@camera.it,
schirru_a@camera.itscilipoti_d@camera.itsereni_m@camera.it,
servodio_g@camera.itsiliquini_m@camera.itsimeoni_g@camera.it,
simonetti_r@camera.itsiragusa_a@camera.itsisto_f@camera.it,
soglia_g@camera.itsoro_a@camera.itspeciale_r@camera.it,
sposetti_u@camera.itstagno_f@camera.itstanca_l@camera.it,
stasi_m@camera.itstefani_s@camera.itstracquadanio_g@camera.it,
stradella_f@camera.itstrizzolo_i@camera.itstucchi_g@camera.it,
tabacci_b@camera.ittaddei_v@camera.ittanoni_i@camera.it,
tassone_m@camera.ittempestini_f@camera.ittenaglia_l@camera.it,
terranova_g@camera.ittesta_f@camera.ittesta_f@camera.it,
testoni_p@camera.ittidei_p@camera.ittoccafondi_g@camera.it,
tocci_w@camera.ittogni_r@camera.ittorazzi_a@camera.it,
torrisi_s@camera.ittortoli_r@camera.ittoto_d@camera.it,
touadi_j@camera.ittrappolino_c@camera.ittraversa_m@camera.it,
tremaglia_m@camera.ittremonti_g@camera.ittullo_m@camera.it,
turco_livia@camera.itturco_m@camera.iturso_a@camera.it,
vaccaro_g@camera.itvalducci_m@camera.itvalentini_v@camera.it,
vanalli_p@camera.itvannucci_m@camera.it,
salvatore.vassallo@camera.itvegas_g@camera.itvella_p@camera.it,
velo_s@camera.itveltroni_w@camera.itventucci_c@camera.it,
ventura_m@camera.itverdini_d@camera.itverini_w@camera.it,
vernetti_g@camera.itversace_s@camera.itvessa_p@camera.it,
vico_l@camera.itvignali_r@camera.itvillecco_r@camera.it,
viola_r@camera.itvitali_l@camera.itvito_e@camera.it,
volonte_l@camera.itvolpi_r@camera.itzaccaria_r@camera.it,
zacchera_m@camera.itzamparutti_e@camera.itzampa_s@camera.it,
zazzera_p@camera.itzeller_k@camera.itzinzi_d@camera.it,
zucchi_a@camera.itzunino_m@camera.it

solo extra Pd e maggioranza (per lettera tipo 2):

bocchino_i@camera.itdellavedova_b@camera.it,
conte_giorgio@camera.itmoroni_c@camera.itbarbareschi_l@camera.it,
barbaro_c@camera.itbellotti_l@camera.itbongiorno_g@camera.it,
briguglio_c@camera.itbuonfiglio_a@camera.itcatone_g@camera.it,
consolo_g@camera.itcosenza_g@camera.itdibiagio_a@camera.it,
divella_f@camera.itgranata_b@camera.itlamorte_d@camera.it,
lopresti_a@camera.itmenia_r@camera.itmoffa_s@camera.it,
napoli_a@camera.itpaglia_g@camera.itpatarino_c@camera.it,
perina_f@camera.itpolidori_c@camera.itproietti_f@camera.it,
raisi_e@camera.itronchi_a@camera.itrosso_r@camera.it,
ruben_a@camera.itscalia_g@camera.itsiliquini_m@camera.it,
toto_d@camera.ittremaglia_p@camera.iturso_a@camera.it,
casini_p@camera.itgalletti_g@camera.itciccanti_a@camera.it,
compagnon_a@camera.itnaro_g@camera.itvolonte_l@camera.it,
adornato_f@camera.itbinetti_p@camera.itbosi_f@camera.it,
buttiglione_r@camera.itcapitanio_l@camera.itcarra_e@camera.it,
cera_a@camera.itcesa_l@camera.itdepoli_a@camera.it,
delfino_t@camera.itdionisi_a@camera.itformisano_a@camera.it,
libe_m@camera.itlusetti_r@camera.itmantini_p@camera.it,
marcazzan_p@camera.itmereu_a@camera.itmerlo_r@camera.it,
mondello_g@camera.itocchiuto_r@camera.itpezzotta_s@camera.it,
poli_n@camera.itrao_r@camera.itria_l@camera.it,
ruggeri_salvatore@camera.itscanderebech_d@camera.it,
tassone_m@camera.ittesta_nunzio@camera.itzinzi_d@camera.it,
brugger_s@camera.itlomonte_c@camera.itmelchiorre_d@camera.it,
nucara_f@camera.itsardelli_l@camera.ittabacci_b@camera.it,
belcastro_e@camera.itcalearo_m@camera.itcalgaro_m@camera.it,
cesario_b@camera.itcommercio_r@camera.itgaglione_a@camera.it, ,
giulietti_g@camera.itgrassano_m@camera.itguzzanti_p@camera.it,
iannaccone_a@camera.itlamalfa_g@camera.itlanzillotta_l@camera.it,
latteri_f@camera.itlombardo_a@camera.itmannino_c@camera.it,
milo_a@camera.itmisiti_a@camera.itmosella_d@camera.it,
nicco_r@camera.itpionati_f@camera.itpisacane_m@camera.it,
pisicchio_g@camera.itporfidia_a@camera.itromano_f@camera.it,
ruvolo_g@camera.ittanoni_i@camera.itvernetti_g@camera.it,
zeller_k@camera.it,


 

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documento associati unisalerno

giovedì, novembre 11th, 2010


DOCUMENTO DELL’ASSEMBLEA

DEI PROFESSORI ASSOCIATI DELL’UNIVERSITÀ

DEGLI STUDI DI SALERNO

L’assemblea dei Professori Associati dell’Università degli Studi di Salerno,

  • esaminato il DDL n°1905, proposto dall’On. Mariastella GELMINI, su “Norme in materia di organizzazione dell’Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, approvato dal Senato nel luglio scorso ed attualmente in discussione alla Camera dei Deputati,
  • vista la Legge Finanziaria per quanto di pertinenza,

RITIENE

che il DDL n°1905 in discussione alla Camera e le disposizioni finanziarie ad esso collegate danneggino fortemente il sistema universitario italiano e penalizzino tutte le fasce della docenza (Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori).

L’assemblea all’unanimità

ESPRIME IL PROPRIO DISSENSO

con riferimento particolare ai punti riguardanti:

  1. Organi di governo ed articolazioni interne dell’Università
  2. Tagli ai finanziamenti del sistema universitario italiano
  3. Reclutamento e progressione di carriera di Professori e Ricercatori

L’assemblea all’unanimità

CHIEDE

  1. un “governo” democratico dell’Università, allo scopo di avere una gestione più partecipata, una responsabilità collegiale ed uno sviluppo armonioso dell’Università, in particolare per garantire la piena rappresentatività di tutte le componenti (Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori) all’interno degli Organi di Governo quali:
    • Senato Accademico
    • Consiglio d’Amministrazione
    • Nucleo di Valutazione

nonché nelle Commissioni per le procedure di valutazione a posti di Professore e di Ricercatore.

  1. un adeguato sostegno economico e finanziario al sistema universitario pubblico, ripristinando le risorse necessarie al fine di:
    • assicurare la piena funzionalità dell’Università rispetto alla sua missione ed al regolare svolgimento delle attività di alta formazione e di ricerca scientifica, con il completo ed effettivo ritiro dei tagli al FFO previsti dalla legge 133/08 (come modificata dalla L. 1/09)
    • recuperare alla fine del triennio le penalizzazioni previste per i docenti universitari dal DL n°78/2010 (convertito in L. 122/2010)

  1. la deroga al blocco del turnover di tutto il personale docente universitario, da ultimo disposto dal DL n°78/2010, nonché misure eccezionali, normative e finanziarie, nei primi sei anni dall’entrata in vigore della legge di riforma universitaria, tese a:
    • soddisfare le legittime aspettative di carriera, basate sul merito, del personale docente universitario
    • assicurare lo svolgimento, a cadenza regolare ed in maniera adeguata ed equilibrata, di nuovi concorsi di Professore di ruolo di 1° e 2° fascia

Infine, l’assemblea dei Professori Associati dell’Università degli Studi di Salerno,

FA PROPRIO

lo spirito del documento di protesta redatto dall’Assemblea dei Professori Associati dell’Università di Palermo il 29 settembre 2010. In particolare, l’assemblea

CONDIVIDE

il disagio espresso nel citato documento al punto:

I Professori Associati (…) ritengono del tutto inaccettabili i tentativi, condotti a livello ministeriale e auspicabilmente non supportati da analoghi orientamenti in Ateneo, di barattare il consenso dei Ricercatori ad una riforma fortemente penalizzante per l’intero sistema universitario con promesse di generalizzati passaggi alla fascia degli Associati. Tali promesse, la cui effettiva onorabilità rimane peraltro tutta da verificare, perdono inoltre qualunque capacità di persuasione nella misura in cui il ruolo degli Associati viene al contempo svuotato e indebolito, venendo privato di qualsiasi rappresentanza.”

Fisciano, 7 ottobre 2010


 

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Sveglia!* Scilicet: in difesa della Costituzione salviamo l’università pubblica: perché di questo si tratta!

domenica, novembre 7th, 2010


*[Sveglia! Chi non si è mai trovato tra le mani il foglietto - invariabilmente apocalittico - dei Testi­moni di Geova? (Ognun sa di che parlo.) E sì. Ci vede tutti dormienti e sinceramente affranto per le nostre sorti, di riottosi, ciechi e sordi, grida, invariabilmente, sveglia! Mi sento come il foglietto. Non demordo. E come quello insisto. A lungo e rigiro e ripeto. Ho fede: nella ragione dell'Uomo; al fine. E cosi gri­do: sveglia!]

Quid accidit?

Che succede all’università italiana? È sotto attacco. Un attacco pesante, insidioso, fariseo e distrutti­vo, probabilmente anche incostituzionale. E nessuno ne parla? Che succede? Uno dei peggiori in­ciuci della politichetta degli ultimi anni si consuma a danno irreversibile del futuro del paese, della possibilità di formare successive classi dirigenti libere, critiche, pluraliste e democratiche, avviluppa e soffoca ogni voce di dissenso. Non c’è dibattito, non c’è inchiesta, Non c’è approfondimento. Non c’è l’università, quando si parla di università statale. Al massimo qualche professore di università privata.

Una (contro)riforma, brutalmente preparata da un assedio per fame e per sete, asperrimo come mai veduto prima. È presentata esattamente per l’opposto di quella che è: è retriva invece che moderna; è lobbista invece che meritocratica; è oligarchica (baronale) invece che democratica; è asservita inve­ce che libera; è dipendente invece che autonoma; è conformista invece che critica. Lo spiegherò appresso.

Prima occorre dire che quanto accaduto, accade e – non ancora inevitabilmente – accadrà, non è un caso, non è neppure l’effetto di incompetenza né quel­la palese della ministra né della presidente della commissione cultura né di altri che – lì – sull’università pontifi­cano. Tuttavia, dopo gli studi, se va bene, senza averci passato un giorno solo nelle università. Sarebbe questa un’atte­nuante, ma ingenerosa, per il vero artefice della riforma: il ministro Tremonti. Ideatore ed esecutore della missione ground zero, che non equivale alla più aulica espressione fare tabula rasa, perché dopo la demolizione non si vede nuova scrittura; si rivede quella ancora più vecchia. Vale a dire che se questo non è lo scopo vero e immediato della riforma, ne è l’effetto solo. Eppure, per quanto tragico possa essere proiettare nel futuro prossimo le conseguenze della demolizione, esse nulla sono. Rispetto all’obiettivo di lungo periodo. Quello vero: creare una società una; interamente dipendente dal suo capo: Priapo. Una distopia che peggio non si può immaginare. Se l’avessero immaginata i Pink Floyd, certo, invece che martelli a marciare, in The Wall, profetico, avrebbero messo dei cazzi capovolti, come quello del Priapo: duce e nume dei riformatori. Ossimori irriducibili, eppure viventi sono costoro: Robespierre-restauratori, giacobini di destra, giansenisti di sinistra. Come un ossimoro è la loro riforma: meritocratica senza meriti e democratico-autoritaria. Questa non èp che una previsione, hic et nunc bisogna pensare al presente. È ora di occuparsi della contingenza. Perché è dall’efficacia con cui si interviene – adesso – che si può impedire la distopia priapistica.

Bellum parate,

quoniam pacem pati non potuistis. Partiamo dalla disinformazione, cioè dal modo in cui viene preparata l’opinione pubblica ad acco­gliere quello che mai, con un’informazione corretta, invece accoglierebbe. Ecco quale: l’università oggi è baronale, autoreferenziale, scarsamente produttiva, troppo indietro nelle classifiche internazionali. E spendacciona: oltre il 90% in personale e non produce neppure una saponetta!

E così, via con il tormentone del nepotismo: di letto o di sangue. E poi via con i concorsi (che con­corsi non sono) che … “lasciano fuori bravi”. E ancora, via con … “i cervelli in fuga”. E dai con l’of­ferta formativa che … è troppa! E metti i fuori coso e gli abbandoni che …. sono più alti dei quelli degli altri. E via di lì: la strada è spianata; chi più ne ha più ne metta. Arriva il salvatore, il demiurgo deus ex machina: l’avvocata in trasferta o per corrispondenza, la ministra dell’istruzione. Parola d’ordine: bisogna riformare. E via con l’eco dei parassiti, ruffiani e cicisbei di regime: bisogna rifor­mare, riformare, riformare, riformare … . tutto è pronto. Nessuno che dica quanto è la spesa per studente, a petto delle altre nazioni; nessuno che dica quanti sono i mq di attrezzature per studente e per docente a petto dei cd eccellenti; nessuno che dica quanto costa un laureato, a petto dei paesi dell’OECD. Nessuno che dica quanti collaboratori – pagati, non da lui – ha un professore, a petto delle migliori università prese a obiettivo; straniere perché le italiche private non se la passano meglio, come ci ricorda Sylos Labini in http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/29/confindustria-ed-universita/74247/ ).

Alea iacta est

Siamo pronti anche noi, partiamo dunque. Useremo allo scopo di vedere il bluff le stesse premesse dei riformatori, le daremo per vere. E quindi: tutto il potere nell’uni­versità è nelle mani dei baroni; i baroni curano solo i loro interessi a danno dell’interesse pubblico e generale; nell’università regna il più bieco egalitarismo a tutto scapito della meritocrazia. Si lo dia­mo per vero, e senza distinguo; e non c’è ironia. Vogliamo solo confrontaci ad armi pari, sullo stesso campo.

Useremo perciò anche gli stessi obiettivi dei riformatori, li daremo per buoni: togliere il potere ai ba­roni, definitivamente; promuovere nell’accesso e nella carriera solo i meritevoli, insomma: merito­crazia. (Sia detto per inciso: essa fu una parolaccia, così la intese chi la coniò, il sociologo inglese Michael Young, chissà se la ministra lo sa e chissà se sa che è il perno dei regimi fascisti, lo avrà pure studiato che era lo strumento che Benito Mussolini opponeva alle “potenze demo-plutocrati­che”; ma si che lo sa!) Prendiamo per buona la filosofia meritocratica, senza distin­guo. Si lo diciamo per vero; non c’è ironia. Vogliamo solo confrontaci ad armi pari: siamo perfino disposti a far finta di essere jeffersoniani; e non lo siamo.

Vogliamo che le contraddizioni, se non le truffe della controriforma, vengan fuor da sé.

Su queste premesse esaminiamo i soggetti del processo riformatore: quelli che la dettano, quelli che la fanno, quelli che la subiscono, nel senso che ne sono oggetto. E li cataloghiamo in due insiemi: quelli a cui piace e quelli a cui non piace.

Quelli che la dettano, alcuni: Giavazzi (ordinario di università privata), Ernesto Galli della Loggia, (ordinario di università privata), Angelo Panebianco (ordinario con due piedi in due scarpe, una pubblica e un’altra privata), Roberto Perotti (ordinario, università privata), Giulio Tremonti (ordina­rio università pubblica, deus ex machina dell’ITT, università personale), CRUI (un drappello di or­dinari, i Rettori delle università italiane, gli attuali capi), fondazione Trellle (tra i fondatori Fedele Confalonieri), infine, ma non da ultimo, l’iperattiva e scalpitante Confindustria (gestore della LUISS, università privata). Già la Confindundustria. Come mai? Ma per il bene del paese! Codesta associazione (di filantropi, of course), infatti, ci ha abituati alla sua neutralità, alla sua obiettività, al suo illuminato liberalismo, alla sua capacità di scegliere solo per meriti, fin dal 1925. Quando, con lo storico accordo di Palazzo Vidoni (cinismo della storia, oggi sede dell’altro grande restauratore, absit iniuria verbis, il diminutivo e alla mancanza di portafoglio, il ministrino Brunetta), sempre per il bene del paese, scelse Mussolini, il marciatore, e ci si accordò. Mettendo fuorilegge i sindacati (non fa­scisti) dei lavoratori. Accettò in pieno il regime corporativo e fascista, ne trasse tutti i benefici. Sempre per il bene del paese e per il bene del paese non si oppose alle leggi razziali. Ma come pote­va dubitare del liberalismo del duce? Non erano e non sono britannici: senza Dio e senza Patria; lo­ro. Loro sono solo loro pragmatici, per il bene del paese. Si fanno gli affari loro (e infatti prendersi gratis l’università è un affare per … l’oro); sempre per il bene del paese. Come dubitarne. Come dubitarne con un passato sì glorioso, quando, per tornare alla storia recente, flirtano con ora con il premier (non importa quale) o con il suo antagonista (importa ancor meno), secondo come gira il vento. Sempre per il bene del paese. Già. Il bene del paese.

Quelli che la fanno: Tremonti-Gelmini e l’utile idiota, quello non manca mai, il PD; ancora alla ri­cerca di un’identità, ancora complessato di comunismo-leninismo, ancora in fasce a pietire dall’avversario un freudiano legittimante“bra­vo”. Disposto a essere più realista del re. Più a destra della de­stra. Più liberista dei liberisti. Pur di essere di più ma come l’altro. Mettono dentro tutti … dell’altro. E poi se la prendono, dentro, con i propri … rottamatori; gli unici che potrebbero de-gerontizzarlo e tirarlo fuori dalle sabbie mobili, quelle dell’università per esempio, in cui si è cacciato. È lì, in linea con Confindustria (si la stessa di qualche rigo sopra) la pro bono et aequi societas. Enrico Letta e Gianni Rocca sono lì. Sono le loro bocche, volteggiano all’unisono nel cielo, pronti alla picchiata divoratrice non appena la carcassa dell’università schianterà al suolo. Manca poco: non temano di precipitare; tengano duro, anzi. Sì li esortiamo; non li vorremmo sulla coscienza. Due intellettuali così, veri. Mica come gli accademici, gli impostori, intellighenzia snob, finta; corporativa, avida. PD! Sveglia! Siete all’opposizione. Sve­glia! Siete per lo stato sociale, la libertà, la giustizia sociale, la solidarietà, il welfare, la sicurezza sociale, la scuola pubblica laica interclassista, pluralista, democratica; lo ricordate, o no? Siete di si­nistra e il governo di destra. Oppure no? Siete per le primarie, la concertazione, il dialogo con le parti sociali, le riforme condivise, le riforme per, le riforme con, contro le riforme contro. O avete dimenticato anche questo. E si che lo avete dimenticato. Ci fate fare la riforma contro e nulla dite; contro il paese e ci mettete il carico da undici.

E voi, quelli di destra. Che siete al governo del Paese. Non avete figli? O pensate di essere immorta­li. Che state facendo? Sveglia! Svegliatevi anche voi. Un ristretto nucleo i lobbisti, vi sta facendo fessi, e ancora non lo capite. Ragionate con la vostra testa: non è argomento che interessi o che stia al cuore al vostro capo. Troppo complicato, non gliene frega niente dell’università, non una parola spesa.

Quelli che la subiscono: studenti, famiglie, professori, aspiranti tali (i precari).

Redde rationem …

Cataloghiamo. A chi piace e a chi no: è la tesi. Correlato logico indispensabile a chi dovrebbe piacere e a chi no: è l’ipotesi. Se tesi e ipotesi coincideranno la riforma sarà vera, se non coincideranno ci stanno facendo fessi.

A chi dovrebbe piacere: a quelli che il potere non ce l’hanno dentro l’università. Ci sono i ricercatori che non sono affatto precari, ma professori nella fase iniziale della carriera a cui viene da trent’anni rinviata la definizione dello stato giuridico. Sono professori a cui viene negata la dignità di profes­sori. Per questo la loro dichiarazione di “indisponibilità” è efficacie: fanno solo quello per cui non devono essere considerati professori. Non fanno i professori, visto che glie lo negano.

Dovrebbe piacergli perché se sono bravi potrebbero far carriere per ciò solo. Senza che ciò dipenda dagli umori dei baroni.

Ci sono i professori associati. Che sono già professori. I quali però possono ancora far carriera, per diventare ordinari. Dovrebbe piacergli, innanzitutto per le stesse ragioni per cui dovrebbe far piacere ai ricercatori, quanto alla carriera e poi perché, poiché sono professori non baroni, la riduzione del po­tere dei baroni significa renderli effettivamente partecipi del governo dell’università. Ci sono anche i professori ordinari “illuminati”. Perché non tutti gli ordinari sono baroni. Come non tutti i berga­maschi sono cretini e non tutti i siciliani mafiosi, e non tutti i napoletani imbroglioni e così via di luogo comune in luogo comune. Perché per essere barone (cioè oligarca) non basta essere ordinario, magari bravo, ce ne sono anche lì, occorre essere inquadrato in consorterie extra-accademiche. E questo agli accademici, anche ordinari, non piace. Quindi anche a loro dovrebbe piacere la riforma.

Che dire poi delle famiglie e degli studenti. Le une, che hanno i figlioli sempre più bravi e merite­voli di quelle degli altri, dovrebbero finalmente vedere affrancata dalla crudeltà dei professori baro­ni le aspirazioni dei loro, non più, pargoli. Gli studenti, per i quali tanto i professori sono tutti baroni, tranne quelli che lo sono, ma loro non lo sanno, perché tanto all’università si vedono poco e niente, dovrebbero essere contenti. Via i baroni, il loro peso negli organi accademici diventa reale. Via i baroni, se hanno merito andranno avanti senza compromessi. Infine ci sono i precari. Che brutta espressione! Eppure vera. Chi sono? In un paese normale, sono i giovani tra trenta e quarant’anni, cioè giovani non giovani, ma non in Italia dove i pantaloni lunghi si indossano passati i sessanta, che dopo avere conseguito un dottorato di ricerca (il più alto titolo di studio del nostro ordinamento), tre anni post laurea, cioè un titolo che attesta che hanno acquisito conoscenze, metodi e attitudini alla ricerca scientifica, hanno iniziato con l’università la loro attività di collaborazione scientifica (e spesso inopinatamente anche didattica, ma non è colpa loro).

Sono i titolari di un assegno di ricerca. Anche quattro anni. A volte ci sono più assegni e più rinno­vi. Sono, insomma, ricercatori a tempo determinato, come quelli che introduce la riforma. Sono ri­cercatori untenured, nel disegno dei riformatori. Poi ci sono i contratti di insegnamento, con i quali vanno in cattedra come se fossero professori; come se fossero nel senso formale. Perché in senso sostanziale sono ben in grado di farlo.

Costoro sono gli aspiranti professori. Coloro che vivono dentro l’uni­versità e indispensabili, ne sono però fuori. E vorrebbero entrarci. Chi non li fa entrare? Semplice vien detto: un meccanismo selettivo che non valorizza il loro merito e i baroni che deviano le poche risorse di­sponibili – altro assurdo – vero si loro protetti, non foss’altro che per pure ragioni di scuola accade­mica. Dunque, costoro, dovrebbero essere i più contenti. Perfino più dei ricercatori.

A chi non dovrebbe piacere: ai somari, ai pigri e ai baroni. Togliamo somari e pigri, perché tanto nessun somaro né pigro direbbe mai di essere scontento perché insidiato nella sua beata ignoranza o amena oziosità. Un dato impossibile da accertare. Restano i baroni. L’oligarchia che comanda. La CRUI, per esempio. Un’univesità non solo a-baronale, ma addirittura anti-baronale non dovrebbe proprio andargli giù. Si è mai vista un’intera classe dirigente che pratichi il suicidio di massa, o an­che soltanto la resa di massa, in nome del rinnovamento? Per fare posto alle nuove leve? No. Non si è vista mai. (Se no perché il PD sarebbe così com’è.) No, non gli piacerebbe proprio: le oligarchie sono i veri Gattopardi, a ogni latitudine; altro che i siciliani. Chi non legge così Tomasi di Lampedusa o è o si ci fa. Se siete arrivati fin qui, meritate la soluzione. Eccola.

iam enim non poteris villicare

A chi non piace questa riforma? Non piace, proprio no, non va giù, ai ricercatori, quelli di ruolo, di­co; a tempo indeterminato. Quelli che son dentro e con la riforma dovrebbero venire affrancati dal giogo baronale. Ma non gli piace; no non gli va giù. Loro sono gli indisponibili. La rigettano in to­to. Non si sono fatti comprare dal tentativo, goffo e populista – del tutto inaccettabile e come tale ri­spedito al mittente – di barattare il loro consenso alla riforma con promesse (la cui onorabilità rima­ne peraltro tutta da verificare) di generalizzati passaggi alla fascia degli associati. La posta è alta e sul piatto non ci sono interessi personali né corporativi. E agli associati? Non piace neanche a loro.

Tanto non gli piace, pur poco o niente avendo da perdere in termini corporativi, che con un movi­mento spontaneo, nato, cresciuto, strutturato e vivente in Rete, ha dato vita all’assemblea costituente del Coordinamento Nazionale Professori Associati delle Università Italiane, che si terrà in Roma il 15 novembre prossimo. Tanto non piace ai professori associati che nel giro di pochi giorni ha aperto il sito ufficiale del coordinamento di opposizione al ddl, raggiungibile all’indirizzo web http://www.professoriassociati.it , (in cinque giorni 1000 e utenti unici e 3000 pagine viste) ha ela­borato un documento programmatico che ha raggiunto 200 sottoscrizioni in due giorni, conta su una mailing list di oltre 600 iscritti in una settimana, con incrementi velocissimi. Condivide la posizione dei ricercatori e si fa pubblico emblema dello smascheramento della natura truffaldina del ddl Gelmini-Tremonti.

A chi piace? Non è difficile da scoprire: eppure sembra incredibile. La riforma anti-baroni, piace ai baroni. Piace solo a loro e alla Confindustria. Già, gli piace. È indubbio, non ne fanno ministero, an­zi lo propagandano. Loro che hanno i mezzi di comunicazione. E lo fanno come se fosse una rifor­ma condivisa dall’università. (Ma non lo è.) Potrebbe bastare, ma non ci accontentiamo. Chissà che possano avere ra­gione a esser contenti, sempre nell’interesse per paese. Ci mancherebbe altro.

Vogliamo vederci più chiaro. Vogliamo chiarire, approfondire. Lo facciamo.

Ci si sarebbe aspettati, come scelta strategica finalizzata a contrastare gli assetti oligarchici ed anti-meritocratici, che concentrano tutto il potere accademico (ed economico) nelle mani di pochi, – ap­punto i “baroni” – che gli spazi di decisione ed autogoverno delle università venissero distribuiti, piuttosto, tra tutti i docenti (attraverso il ruolo unico, con progressioni economiche subordinate al superamento di periodiche verifiche della qualità del lavoro svolto, per esempio).

Il ddl invece, concentra tutto il potere nelle mani di nove o dieci persone, il gran Consiglio (di Ammi­nistrazione), tra cui troveranno facilmente posto i sempiterni “baroni” (ivi compresi, tra gli esterni, ordinari neo-pensionati), oltre che politici, funzionari di partito, imprenditori (non importa se anal­fabeti, evasori, collusi o magari mafiosi). Tutto ciò, sotto la guida di un Rettore-Condottiero dal potere incontrol­lato ed incontrollabile.

Ci si sarebbe aspettato, come scelta strategica in funzione «anti-baroni», che si mettesse fine alla “stabile precarizzazione” dei giovani, attribuendo a un corpo accademico allargato a tutta la docen­za la loro formazione e selezione.

E invece il nuovo modello di ricercatore universitario si basa proprio sulla perdita di autonomia e indipendenza e sulla sottomissione a logiche clientelari; esso mortifica inoltre il ruolo attuale del ri­cercatore universitario, a cui si continua a negare il riconoscimento formale di quello che è: un pro­fessore universitario alla fascia iniziale.

Il ddl mortifica, in particolare, il ruolo accademico degli associati. Essi infatti, già assunti come professori di ruolo con stato giuridico, nel vecchio regime, analogo a quello degli ordinari, vengono retrocessi a docenti di supporto di una oligarchia di ordinari a tutela dei quali la legge ha già previ­sto per loro un numero ristrettissimo: il 10%, o, nelle ultime modifiche, il 20%, dell’intero corpo ac­cademico. Un corpo accademico che senza limitazioni adesso ne conta il 50% circa. Cosicché il po­tere concentrato ha la garanzia di rimanervi a lungo. Se per oligrachia baronale, vi sembra poco!

Quale meritocrazia persegue il DDL se ai meritevoli non viene ex ante offerta una seria possibilità di carriera? Ai meritevoli. Significa che chi ha il merito fa carriera senza altre condizioni che il me­rito. Ma nella legge c’è tutto il contrario. I meritevoli potrebbero far carriera, se ci saranno i denari, se ci saranno i posti, se … . Se non ci saranno, non la faranno. I non meritevoli non la faranno (come di massima non la fanno), esattamente come i meritevoli senza denari. Altro che meritocrazia, è “egalitarismo di basso profilo”, proprio quello che la ministra dice – a parole – di volere debellare.

Morale della favola. La riforma piace a chi non dovrebbe piacere, non piace a chi non dovrebbe.

I conti non tornano. Qualcuno qui ha barato.

Estote parati!

Il Coordinamento Nazionale dei Professori Associati delle Università Italiane, http://www.professoriassociati.it , al fianco di tutte le altre componenti dell’università, che ovun­que in Italia stanno manifestando fermo dissenso e alta preoccupazione verso la controriforma, clientelare e baronale, contenuta nel ddl Gelmini-Tremonti-.

Faccio appello alle intelligenze migliori del parlamento e del governo affinché ritirino o congelino il ddl e quindi avvino una seria stagione di concertazione (e non sterili audizioni passerella) con tutte le componenti dell’università e le loro rappresentanze, istituzionali professionali, politiche, associative e spontanee, per arrivare a una ri­forma condivisa dell’università italiana che ne accresca i meriti, del tutto assai ingenerosamente ne­gletti, ne assicuri e potenzi l’autonomia nella ricerca scientifica, didattica, culturale, opti per un mo­dello di governo democratico, fornisca pari condizione di accesso ai mezzi di ricerca e realizzi un sistema indipendente di valutazione.

Nel Coordinamento associati si sta come torre ferma, che non crolla / già mai la cima per soffiar de’ venti.

Non praevalebunt !

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progressione di carriera

giovedì, novembre 4th, 2010


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