II Riunione Nazionale CoNPAss – resoconto dei lavori

marzo 4th, 2011 by calogero m cammalleri


II Riunione Nazionale CoNPAss

Aula Magna, Orto Botanico

4 febbraio Napoli ore 11.15

a cura del Conass- Napoli SUN e Federico II

PUNTO 1.- Situazione mobilitazione e “commissione statuto” negli atenei, tre minuti per relatore.

Delia Picone – Università Federico II di Napoli – saluta l’assemblea e apre la discussione del primo punto all’ordine del giorno.

Adriana Brancaccio – Seconda Università di Napoli – è stata consegnata una petizione al rettore, Sa e CdA in cui si chiede che la commissione sia costituita nel rispetto di una pari rappresentanza delle tre fasce e che la scelta dei componenti si basi su una rosa di nomi che emerga da un ampio e democratico confronto con i docenti e i ricercatori dell’Ateneo. La petizione ha raccolto 400 firme di PO, PA e ricercatori su un totale di 1036 unità di personale. E’ stata individuata una rosa di nomi di Pa (e anche di ricercatori) ed è stata consegnata al rettore. Quest’ultimo, sebbene inizialmente scettico, dopo aver visto la petizione, ha chiesto un incontro per lunedì 7 febbraio con i PA. Il rettore ha già incontrato i ricercatori, ai quali ha chiesto una bozza di regolamento per disciplinare anche il costo delle eventuali supplenze. Le riunioni dei referenti CoNPAss della SUN sono sempre avvenute con la partecipazione di rappresentanti dei ricercatori in Sa e CdA/ R29A.

Armando Carravetta – Università Federico II di Napoli – ha lamentato una scarsa adesione dei 700 PA alle riunioni indette dai referenti CoNPAss. E’ stata inviata una lettera al rettore cui è seguito un incontro che ha visto la partecipazione dei referenti del CoNPAss e della R29A. Il rettore ha detto che avrebbe considerato un “parco” di PA e ricercatori. E’ seguito un incontro per individuare i nomi ma vi è stata una scarsa partecipazione. Quindi il rettore sembra disponibile ma i nomi ancora non ci sono. Il coordinamento della locale della R29A è molto forte e alcuni dei referenti sono stati eletti quali rappresentanti dei ricercatori al CUN.

Calogero Massimo Cammalleri – Università di Palermo – a Palermo sono state raccolte per la petizione statuto 700 firme su 1779 unità di personale. E’ stato così deciso un meccanismo di doppia elezione. Elezioni consultive dei rappresentanti dei professori e dei ricercatori da designare nella commissione Statuto da una rosa di 29 nomi designati dalle diverse facoltà. Ne saranno scelti 9 con garanzia di pari rappresentanza delle tre fasce (3:3:3). Costituzione di un comitato consultivo composto anche da 20 rappresentanti dei professori e ricercatori. Solo Trieste sta facendo qualcosa di simile in Italia.

Giorgio Pastore – Università di Trieste – Sulla carta stampata Trieste è la più nominata delle università italiane perché, favorito anche dal rettore Francesco Peroni, è stato richiesto alla quasi unanimità ed adottato un meccanismo elettorale, a suffragio universale, dei candidati componenti la commissione. Il rettore ha anche garantito incontri periodici, aperti a tutta la comunità, per favorirne il massimo coinvolgimento nel processo di revisione dello statuto. Lunedì 7 febbraio bisogna portare le firme a sostegno dei candidati, che poi saranno presentati il 10, e il giorno 16 avverranno le elezioni. Questo è ciò che appare. Ma strani movimenti sotterranei stanno mettendo in discussione la facciata democratica: obiezione di coscienza dei senatori, dubbi sulla scelta dei candidati, incertezze sui risultati. C’è anche un aspetto preoccupante per quanto riguarda la partecipazione. Solo un decimo dei PA su 267 ha partecipato all’ultima assemblea, in cui si discuteva di elezioni e candidature. Il bacino elettorale è indifferenziato, tranne TA. Molti teorizzano un approccio scollegato da logiche di schieramento, ma poi parlano di rappresentanza di aree e facoltà senza vergogna.

Alessandro Donati – Università di Siena – Il rettore Angelo Riccaboni si è opposto a qualsiasi petizione o elezione. Il coordinamento locale CoNPAss è andato a trattare direttamente con il rettore facendo tre nomi, ma lui si è mostrato contrario. Il problema reale è che dopo l’approvazione della legge l’attenzione è molto calata. Però ci sono buoni elementi della R29A. Siamo in buoni rapporti con il CdA e quindi non è detto che ciò che chiede il rettore venga concesso.

Brunello Mantelli – Università di Torino – La petizione statuto con la richiesta di elezione diretta con votazione a suffragio universale ha raccolto 800 firme (su un totale di 2023) ed è stata consegnata al rettore Elio Pelizzetti durante l’inaugurazione dell’anno accademico. Ma la situazione non è semplice perché il rettore, che ha subito un intervento chirurgico serio ma non intende lasciare o farsi temporaneamente da parte, ha deciso di fare una forzatura chiedendo ai rappresentanti di area 3 candidature per 3 fasce per chiudere il tutto entro il 10 febbraio e ha rifiutato il meccanismo elettorale. Al momento c’è un’assemblea ConPAss e R29; aspettiamo i risultati, che mi verranno comunicati da Alessandra Algostino alle ore 13. Come a Trieste e Siena, la R29A funziona molto bene, ma il CoNPAss ha solo una ventina di persone attive. Ma anche i meno “avanguardisti” protestano affinché la commissione statuto venga eletta democraticamente. Si stanno cominciando a muovere anche ordinari, sia pure in numero limitato. Si è deciso di formare una “controcommissione statuto” mettendo assieme R29Aprile, CoNPAss e ordinari raziocinanti.

Antonella Leone – Università di Salerno – La situazione è drammatica. I PA diminuiscono sempre più nelle diverse assemblee. E’ stato portato un documento al rettore Raimondo Pasquino (vice-presidente CRUI) chiedendo l’elezione della commissione statuto, ma si è opposto dicendo che la commissione sarebbe stata nominata in base alle competenze. I PA hanno fatto un appello al rettore, Sa e CdA affinché i componenti fossero scelti in maniera elettiva, firmato da alcuni professori e ricercatori, ma due giorni fa il SA si è riunito e ha votato una lista “bulgara” scelta dal rettore, tra i nomi due sono rappresentati al CUN, Francesco Amoretti PA e Giuseppe Caputo ricercatore neoeletto (R29A). Il CdA ha accettato la lista e nessuno si è opposto. Il preside di farmacia ha letto una mozione contro, ma poi ha votato a favore.

Valeria Militello – Università di Palermo - anche dove la modalità di elezione è in discussione, entro il 15 febbraio le commissioni dovranno essere definite.

Bruno Daniotti – Politecnico di Milano - in collegamento skype – per lui parla Marco Cosentino- La situazione è “molto buona”: un rettore, Giovanni Azzone, appena eletto, uno statuto appena riscritto gelminiano, ma che prevede modalità elettive per il CDA e la massima presenza possibile di docenti, con un posto riservato agli studenti e uno al PTA, sempre elettivi. Hanno comunque promosso una petizione con 326 firmatari (su un totale di 1292) con la quale durante un incontro in questa settimana si inviterà il rettore alla ragionevolezza (altrimenti in SA e CdA la prossima settimana andremo allo scontro, ma speriamo di no). Si richiede la presenza in commissione statuto di almeno due PA e due ricercatori. I referenti locali dei ricercatori sono stati il nucleo fondatore della R29A, a essi si sono uniti i rappresentanti del CoNPAss e la situazione da questo punto di vista è molto buona.

Marco Cosentino – Università dell’Insubria – Si tratta di un piccolo ateneo con 5 facoltà e meno di 400 docenti (392). Il rettore Renzo Dionigi (quello che aveva proposto la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione a Umberto Bossiecco perché si tratta di un’amenità per la Gelmimi…) ha avuto da subito un atteggiamento silente, ma facendo al tempo stesso consultazioni ad personam. 12 giorni fa è stato chiesto un colloquio da CoNPAss e R29A al rettore, che li ha accolti da subito come una minoranza non rappresentativa. Nella settimana del 14 (votazioni). Il rettore ha scelto due rappresentanti per fascia e quattro esterni per un totale di sei ordinari. Subito CoNPAss e R29A si sono organizzati muovendosi in parallelo. I nomi di quattro PA sono già stati designati mentre i ricercatori stanno votando adesso. Il CoNPAss ha raccolto 200 firme su tutto il personale di 600 unità inclusi i TA, ma esclusi i 110 PO, per una petizione con la quale durante un incontro in questa settimana si inviterà il rettore alla ragionevolezza (altrimenti in SA e CDA la prossima settimana andremo allo scontro, ma speriamo di no). Comunque si tenterà un gioco di squadra in SA e CdA, che si riuniscono già informalmente il giorno 8 febbraio per programmare un ulteriore incontro con il rettore al fine di addivenire ad un accordo per avere 3 Pa e 3 ricercatori nella commissione e fare un accordo con i TA. Anche questi ultimi non sono contenti dei nomi scelti dal rettore.

Paolo Piseri – Università di Milano – Il Rettore Enrico Decleva (presidente della CRUI), avendo tenuto il fiato sul collo della Gelmini per l’approvazione della legge, ha mantenuto tappe forzate e fatto eleggere la commissione statuto l’1 febbraio presentando un regolamento che aveva già pronto o forse predisposto in fretta non appena ha avvertito movimenti sospetti nell’ateneo (tra cui la petizione CoNPAss: 220 adesioni). Il regolamento prevedeva una designazione in due tappe: due listini da dieci per SA e CdA sulla base di nomi proposti da ciascun membro dei due organi. Garanzia di un rappresentante per fascia “non protetta” (PA, RU, PTA) più un direttore di dipartimento. Il gruppo di rappresentanti dei ricercatori in SA è molto buono e organizzato, grazie a ciò sono, infatti, stati eletti due ricercatori della R29A (scelti tra i RU con elezioni auto-organizzate) e Daniela Vandone, PA giovane ex rappresentante dei ricercatori in SA, vicina a R29A e adesso referente CoNPAss, candidatura presentata in SA dai ricercatori. Il secondo PA, presentato dalla sua facoltà, ha grande esperienza per quanto riguarda l’amministrazione (ex rappresentante negli OA). Il nucleo di coordinamento è partito già nel 2004 durante le proteste contro la Moratti. Ora è attivo con il nome di FaRe-Unimi (Facoltà in Rete) ed ha un gruppo di coordinamento formato da due rappresentati per facoltà più due rappresentanti nazionali in R29A. Paolo Piseri era ricercatore ed è in servizio come PA dall’1 novembre dunque non è in grado di portare una testimonianza completa sull’attività di PA in protesta. Sicuramente esistevano piccoli gruppi isolati. Ora è partito un coordinamento di PA gemellato con quello dei ricercatori e riunito sotto lo stesso nome. Il coordinamento ha i suoi referenti in CoNPAss sulla stregua di quello dei ricercatori che ha referenti nella R29A.

Maurizio Matteuzzi – Università di Bologna – La commissione è stata nominata in aprile. E’ composta di tutti PO. Ma in rappresentanti in Sa e CdA non si sono opposti, tranne uno. La commissione ha operato in questi mesi circondata dal più fitto riserbo sulla sua attività. Nessuna bozza di documento è finora stata proposta alla pubblica attenzione. Nessuna comunicazione, formale o informale, è stata restituita dal rettore Ivano Dionigi alla comunità accademica sullo svolgimento e sulla tempistica dei lavori, fatta eccezione per la sintetica risposta fornita a un’interpellanza di un consigliere di amministrazione nel mese di novembre 2010. Nessuna audizione è stata resa nota. I docenti preoccupati in appoggio ai ricercatori resistenti hanno chiesto al rettore trasparenza per quanto riguarda gli atti e i verbali. I ricercatori hanno chiesto inoltre di poter partecipare con due suoi rappresentanti ai lavori della commissione. Il rettore non ha accettato perché ritiene che non si possa buttare via il lavoro già fatto. Il 17 febbraio ci sarà un’assemblea di ateneo, con il rettore e gli OA. In quell’occasione cercheremo di intervenire in molti, con interventi concordati e convergenti, che stiamo preparando.

Michela Meo – Politecnico di Torino – SA e CdA hanno fatto riunioni congiunte per stabilire la commissione arrivando, dopo una serie di riunioni ristrette per area, a una lista di possibili nomi. Su richiesta del coordinamento dei ricercatori, CoNPASS, coordinamento dei precari, e dei tecnici-amministrativi, SA e CdA hanno poi fatto un passo indietro e dato aperture verso una scelta più democratica dei membri della commissione. Come passo preliminare, al momento si stanno tenendo le elezioni suppletive per due rappresentanti dei PA e uno dei ricercatori in SA. Ancora non è stato individuato un criterio per selezionare i nomi dei rappresentanti da sottoporre a SA e CdA.

Si discute in merito al punto 1

Brunello Mantelli – Università di Torino – Contro la designazione elettiva dei componenti della commissione c’è un misto di argomentazione aristocratica e democratica. L’elezione non garantisce la presenza dei più degni. Inoltre la commissione statuto è troppo potente, mentre una commissione designata è solo consultiva.

Biagio Morrone – Seconda Università di Napoli – La commissione statuto ha un ruolo politico e non solo tecnico. Quindi non è necessario che la commissione sia composta solo da giuristi o economisti. Al contrario, questi ultimi possono fungere da consulenti e supportare dall’esterno i lavori.

Armando Carravetta – Università Federico II di Napoli – I rettori vorrebbero svuotare lo statuto di contenuti per demandare tutto ai regolamenti al fine di ottenere una maggiore flessibilità. Quindi uno statuto con contenuti minimi da far passare prima della formazione dei nuovi SA e CdA e prima di un eventuale commissariamento.

Valeria Militello – Università di Palermo – sottolinea, come Biagio, il ruolo politico della commissione, mentre gli altri “esperti” faranno parte di un comitato consultivo (organo tecnico). I lavori devono essere seguiti anche dai referenti di ateneo che lavoreranno in sinergia per ottenere un risultato positivo per l’università. È necessario preparare un documento che accompagni i lavori in cui siano espressi i principi irrinunciabili e gli obiettivi dello statuto da condividere con le associazioni della docenza: una piattaforma comune fortemente condivisa.

Alessandro Donati – Università di Siena – C’è stato un incontro con il rettore per avere rappresentanti in CdA dei PA, ma lui si è “inalberato” perché ha inteso la richiesta come una lotta di categoria. Quindi i PA di Siena hanno ribadito che il rettore può fare la commissione come meglio crede, purché alla fine i PA abbiano la rappresentanza in CdA.

Giorgio Pastore – Università di Trieste – Si è molto dibattuto in assemblea di Ateneo sul come procedere. Purtroppo ha prevalso la tendenza a voler privilegiare le candidature singole e non portatrici di interessi di gruppo, dimenticando l’obiettiva differenziazione, presente nella legge, tra PO, PA e ricercatori. Il CoNPAss deve fungere da importante struttura di supporto ai lavori dei gruppi locali per aiutarli sia con l’elaborazione e proposta di contenuti, sia facendo circolare le informazioni su quanto avviene altrove, per dare più forza ai gruppi locali.

Umberto Caturano – Università Federico II di Napoli – Bisogna stare attenti. Le nomine mediante votazioni istituzionalizzano i delegati ma il numero definisce chi rappresenta e poiché i numeri sono scarsi, la cosa acquista una connotazione negativa anche a causa dei tempi ristretti. Lo statuto rappresenta la struttura portante degli atenei: è un problema politico e non tecnico. Lo dobbiamo ristrutturare in un momento critico, con maglie strette definite dalla riforma. E’ necessario un rapporto democratico con i componenti dell’ateneo. Non serve l’occupazione degli atenei per autocostituirci ma un dibattito democratico. Questi impegni hanno anche un costo per le nostre vite. I meccanismi istituzionalizzati sono negativi. E’ necessario lavorare sulla base di una piattaforma nazionale condivisa, tentando di aumentare il coinvolgimento. Stiamo ridefinendo il nostro modo di essere professori universitari.

Marco Cosentino – Università dell’Insubria – I punti 3, 4 e 5 sono interconnessi e bisogna gestirli bene. La struttura del coordinamento farà in modo da affermare i contenuti. Altre organizzazioni si stanno muovendo nella stessa direzione. Ci sono proposte in rete da parte di studenti del Link, precari di Luca Schiaffino e FLC-CGIL: bisogna utilizzarle, concentrare e coordinare gli sforzi. Inoltre è necessario relazionarci con altre realtà e lavorare con esse in sinergia. L’assemblea del 2 febbraio dell’università dell’Insubria ha non solo designato i nomi ma anche elaborato un documento di dieci righe con contenuti irrinunciabili tra cui il suffragio universale, massima rappresentanza interna con elezione, composizione del SA per elettività con pariteticità delle componenti. Lo statuto forse dirà poco ma i regolamenti sono importanti. Bisogna mettere questi punti nel documento. Come hanno detto Bruno e Giorgio, i rettori preferiscono i singoli per evitare la rappresentatività.

Calogero Massimo Cammalleri – Università di Palermo – Dobbiamo distinguere i desiderata da ciò che è consentito dalla legge. Certamente la commissione svolge un ruolo politico e caratterizzarne l’operato in tale senso è nei desiderata, anche lo statuto è un atto eminentemente politico, come le costituzioni. Però la commissione opera sul piano tecnico. Allora dobbiamo misurare le nostre forze nel chiedere questo o quello, purché la linea sia sempre quella di ottenere l’osservanza delle norme di garanzia e di trasparenza. La commissione nasce per risolvere i problemi ai due organi, SA e CdA, che potrebbero essere in contrasto tra loro, dato anche il diverso futuro che la Gelmini gli riserva; si consideri che il SA è organo destinato al suicidio dalla Gelmini, non avrà più lo stesso ruolo centrale, ma uno molto ridimensionato, mentre il CDA sarà signore assoluto. A proposito di quanto detto da Armando, anche uno statuto leggero, non dettagliato, deve però stabilire con certezza i limiti all’esercizio dei poteri degli organi.

Gustavo Avitabile – Università Federico II di Napoli – Le singole sedi hanno fatto ciò che potevano, senza alternative. Passo quindi al punto successivo. Il CoNPAss deve definire i contenuti adesso e non dopo, contenuti irrinunciabili da portare subito in tutti gli ambiti, una piattaforma nazionale per le giuste rivendicazioni delle sedi locali. Devo prevedere le modalità di esecuzione.

Brunello Mantelli – Università di Torino – Sarebbe un’ottima cosa poter portare lunedì le linee guida dello statuto. Bisogna definire una commissione politica subito che cominci a elaborare 4-5 punti praticabili da subito.

Marco Cosentino – Università dell’Insubria – Domanda a Calogero. Il CdA delibera l’approvazione o entra nel merito? Che cosa accade se si porta lo statuto in CdA in stato di emergenza 7 giorni prima della scadenza.

Calogero Massimo Cammalleri – Università di Palermo – Giudizio tecnico. L’organo che approva le modifiche statutarie è il SA sentito il CdA (parere favorevole vincolante, che è diverso da “approva insieme”). Il CdA formula un parere, con voto motivato da argomenti tecnici e logici. Il SA è l’organo che lo adotta. Tutto il potere di far diventare urgente il prodotto della commissione spetta al SA. Il SA fa un controllo formale e sostanziale di legittimità, ma potrebbe dire “non lo adotto fin tanto non vengono rimosse le cause ostative”. Non serve che il SA sia costituito solo da giuristi stretti. E’ chiaro che il SA avendo potere di adottare, potrebbe anche modificare, ma per motivi contingenti questo non avviene. Ricordiamo che il rettore presiede CdA, SA e commissione. La legge prevede un meccanismo strano. La commissione che esprime lo statuto è composto di membri non appartenenti al CdA e SA. La commissione deve godere di incondizionata autonomia nell’elaborazione della proposta, senza vincolo di mandato. In realtà. Il ragionamento fatto è un utile ordito di teoria giuridica, ma è vero che il SA ha un eccesso di potere. Si potrebbe fare ricorso al TAR, ma solitamente i giudici sono conservativi nel senso che tendono a non modificare le leggi, a conservarle. Il potere della commissione è politico e quindi è bene equilibrare i rapporti di forza in commissione. SA e CdA di solito si muovono in differita, ma se la commissione non dovesse agire secondo i desiderata del rettore allora SA e CdA potrebbero concordare su pressione del rettore. Tutto dipende da sinergia e distonia tra SA, CdA e commissione. Il SA potrebbe sbarazzarsi di qualcosa che non gradisce dicendo che è illegittimo. Comunque il SA può fare solo se sta nei tempi. Se la commissione dovesse scrivere un bellissimo statuto (sovversivo) in 8 mesi e 3 settimane… è probabile che il SA preferirà farsi commissariare, in quanto i commissari ministeriali potrebbero essere più accondiscendenti e manipolabili (anche per quanto riguarda la loro nomina). Di fronte a ciò che non si vuole è preferibile il commissariamento. Lo statuto deve essere necessariamente frutto di un compromesso, nessuna forza politica si può imporre in modo assoluto altrimenti diventa totalitarismo.

Adriana Brancaccio – Seconda Università di Napoli – Dobbiamo subito produrre un documento per aiutare chi sta per entrare in commissione statuto. Dividiamoci in gruppi di lavoro.

PUNTO 2.- Situazione attuale composizione del CoNPAss: quali atenei sono presenti e con quante persone?

PUNTO 3.- Coordinamento interno: strutture locali, nazionali, organizzazione

-chiarimenti in merito alle aspirazioni di rappresentatività di CoNPAss

-cosa siamo? (o cosa vogliamo essere)

-come siamo organizzati? (o come intendiamo organizzarci)

Petronia Carillo – Seconda Università di Napoli – In merito alla R29A. Fino ad ora l’organizzazione constava di una giunta con potere decisionale, eletta tramite votazione on line, e da un coordinamento di referenti locali (2 per ogni ateneo). Ma ci sono stati problemi di comunicazione. Talvolta la giunta ha dovuto prendere decisioni improvvise, non sempre condivise dalla base. La giunta così strutturata è certamente più operativa, ma più soggetta a critiche e a sovraccarico di lavoro. Per tale motivo la giunta d’ora in poi sarà composta da 10 componenti + i referenti dei gruppi di lavoro (eletti e quindi sfiduciabili se il lavoro non è soddisfacente). La componente più ampia consentirebbe una partecipazione maggiore, quindi una maggiore trasparenza ma anche una minore agilità della struttura.

Valeria Militello – Università di Palermo – Una struttura al CoNPAss dobbiamo darla, se vogliamo contare ed essere considerati. Non dimentichiamo che abbiamo un manifesto e da quello siamo partiti e a quello dobbiamo ispirarci e, soprattutto, dobbiamo avere obiettivi chiari come il ruolo unico per esempio, se non corriamo il rischio di essere solamente il coordinamento che ha contrastato la legge Gelmini. Quindi facciamo un documento per una strutturazione, tipo uno statuto del CoNPAss, e in ogni sede cerchiamo di avere qualche referente. Oggi ci sono 12 atenei. A Roma a novembre ce ne erano 21. Siamo arrivati a contare 35 atenei nella mailing list. Ci sono colleghi che sostengono di rappresentare solo loro stessi o pochi altri , come per esempio il collega di Sassari, ma questo non deve né scoraggiare né essere un problema. L’importanza è essere presenti negli atenei e cominciare una campagna pubblicitaria sul CoNPAss e sui suoi contenuti e obiettivi, magari contattando i colleghi di vari dipartimenti, come abbiamo deciso di fare a Palermo. Poi istituiamo gruppi di lavoro sulle tematiche che via andremo affrontando. Inoltre, è importante e ci serve mantenere i rapporti e collaborare con le altre associazioni e i sindacati.

Adriana Brancaccio – Seconda Università di Napoli – Abbiamo una lista del coordinamento. La presenza c’è ma PASSIVA. Dobbiamo coinvolgere di più i colleghi. Uscire con degli obiettivi. Infatti quando abbiamo raccolto i soldi per la pubblicazione del manifesto sul Corriere della sera moltissimi hanno partecipato.

Calogero Massimo Cammalleri – Università di Palermo – Dobbiamo darci una struttura o meno? La struttura ufficiale serve per avere un a VESTE UFFICIALE, per partecipare ai tavoli di lavoro. Ma non serve un sindacato. Per indire scioperi ad esempio si potrebbe lavorare con i sindacati già esistenti. Siamo già presenti in un documento intersindacale. L’attenzione dopo l’approvazione della legge è scemata. Il manifesto lo abbiamo pensato e strutturato con dei punti precisi come il ruolo unico. Gli associati sono quelli che hanno avuto la peggio. Dobbiamo fare leva sui colleghi sottolineando questa cosa. Noi siamo quelli disposto a lavorare per l’università e per la categoria. Servono proposte precise, un strutturazione per gruppi di lavoro, uno statuto minimo e altri obiettivi.

Paolo Piseri – Università di Milano – Il motivo principale della scarsa adesione è la mancanza di visibilità. Occorre proporre iniziative attraenti, simili a quella del Corriere, e aumentare i momenti di partecipazione collettiva come le assemblee. Queste attività ci permettono di raggiungere le persone e far conoscere il nostro lavoro dandoci allo stesso la possibilità di contarci e dunque quantificare l’adesione, sia quella di chi è disposto a partecipare attivamente, sia quella dei semplici simpatizzanti che guardano con attenzione a ciò che facciamo. Allargare la nostra base è indispensabile per raggiungere la massa critica necessaria per portare avanti il nostro che è un progetto molto ambizioso.

Umberto Caturano – Università Federico II di Napoli – E’ necessario aderire a tutto, non avere paura di trasmettere ai nostri colleghi la necessità /desiderio di essere presenti in questa fase di transizione che deciderà il futuro dell’università per i prossimi anni. Grazie anche al ricambio generazionale molti di coloro che hanno fatto degenerare l’università andranno via. E poiché non ci sono più carote non siamo ricattabili. Abbiamo la possibilità di crescere in modo diverso. Possiamo porre le fondamenta per una forza strategica di fase fortissima. Dobbiamo quindi adottare un simbolo (tipo giubbino arancione fosforescente con scritta CoNPAss) per segnalarci per quanto riguarda il patrimonio di idee e la convergenza stimabile. In merito alla 240: noi siamo i professori che lavorano per ribaltare e riqualificare l’università statale. Che l’adesione risulti visibile!

Enrico Napoli – Università di Palermo – Riguardo all’attuale situazione del CoNPAss, le forme di partecipazione sono diverse. La questione dei numeri non è importante. Il CoNPAss ha già fatto in poco tempo molte cose: la petizione per far dimettere chi non si impegnava contro, l’inserzione, ora gli Statuti. Certo la R29A e’ più brava ad avere visibilità, in quanto ha un radicamento più puntuale. Guardo con attenzione al punto 8: come possiamo strutturare il CoNPAss se non stabiliamo gli obiettivi?

Giorgio Pastore – Università di Trieste – La strutturazione è importante ma i contenuti lo sono di più. Bisogna mettere a fuoco cosa vogliamo. Per esempio cominciamo a chiarirci le idee su cosa devono essere le anonime strutture di collegamento previste negli statuti dalla 240. E’ necessario mettere a punto una strategia di ampio respiro sugli statuti. Strutturare prima i gruppi di lavoro per contenuti. Il referendum abrogativo da solo non rappresenta un contenuto, esprime che siamo contro qualcosa. Ma mentre questo poteva essere un collante nella fase di opposizione all’approvazione della legge, adesso occorre di più. Stabiliamo delle priorità legate alla tempistica della legge. E’ prioritario poter dare supporto, come coordinamento nazionale, alle azioni locali sugli statuti.

Ugo Olivieri – Università Federico II di Napoli – Un film di Taviani gli ha fatto pensare a… “gli anni della restaurazione”. Si apre una strada senza meta certa. Il coordinamento deve essere funzionale ai contenuti. In merito all’intervento disciplinare, che tipo di valutazione vogliamo per il nostro sistema universitario. L’ANVUR è burocratico o politico? Spetta a noi creare dei modelli di valutazione per aree disciplinari, che altri ancora non hanno, nel senso che questa cosa manca a livello di ministero. Le persone del ministero incaricate non sono capaci e spesso indegne del ruolo che rivestono. Il CoNPAss ha una scarsa rappresentanza nelle facoltà umanistiche. E’ stato pubblicato il decreto SICSI, quindi si faranno le magistrali per l’insegnamento. Questo è un bivio importante.

Brunello Mantelli – Università di Torino – Occorre definire chiaramente gli obiettivi considerando che le barriere tra PA e ricercatori tendono a cadere. E’ importante intervenire sulla valutazione, portando avanti criteri di differenziazione tra discipline scientifiche e umanistiche. Un altro punto è una maggiore spendibilità dei Dottorati di Ricerca. Occorre organizzarsi con uno statuto, anche per dare mandato a chi va a discutere nei tavoli istituzionali. Poi bisogna far capire chi siamo attraverso opportune strategie di comunicazione.

Sergio Sergi – Università di Messina – Giunta Nazionale CNU – Divisi non si vince. La parcellizzazione non è una buona strategia. La nascita del CoNPAss deve servire per convogliare le proteste del sistema universitario nel suo insieme. Bisogna mettere a punto obiettivi su cui lavorare, confrontarli con quelli degli altri e individuare quelli comuni da supportare. Gli statuti non possono essere delle SINGOLE università, in questo modo si scarica il sistema universitario. Statuti singoli creano disparità e differenze tra le università, la differenziazione diventerà funzionale e avremo università di serie A e B. Vi invito quindi a uniformare per punti fondamentali perché l’università statale finanziata possa avere dei minimi comuni denominatori per rimanere una struttura unica/comune. Il 14 febbraio a Roma ci sarà la riunione intersindacale: è necessaria una rappresentanza .

Stefania Albrizio – Università Federico II di Napoli – Io non tengo alla rappresentanza di fascia. Potrei optare anche per un PO sensibile alle problematiche dei PA. Per delineare dei contenuti minimi serve una commissione ristretta.

Armando Carravetta – Università Federico II di Napoli – Se domani non fossimo più PA la nostra posizione non cambierebbe, la nostra opinione, la nostra idea sull’università pubblica in Italia sarebbe la stessa. Quindi è necessario lavorare affinché la nostra organizzazione sia il riflesso di questa idea. Sarebbe premiante riuscire a trovare delle motivazioni, da condividere con la R29A e altre associazioni, forse anche PO e poi fare una federazione di sigle che si riconosce in queste idee. Usare uno slogan tipo “università libera in stato libero”. Avere una piattaforma ampia, magari anche i giubbotti arancioni, avere una forza maggiore di numeri. Quindi strutturazione di una piattaforma condivisa.

Delia Picone – Università Federico II di Napoli – Se guardo i numeri oscillo tra ottimismo e pessimismo. Siamo molti ma oscilliamo sempre tra 30 e 40 nelle diverse assemblee, al contempo siamo poco rappresentativi. Servono degli obiettivi concreti minimi. Se serve facciamo del terrorismo psicologico. Prepariamo una serie di punti a proposito di cosa non ci piace della legge Gelmini: e poi gli facciamo capire che ci stanno fregando, che “devono scendere dal presepe”. Il CoNPAss deve avere una identità, ma serve irrigidirsi in una strutturazione tipo gruppi di lavoro + giunta?

Elia Biganzoli – Università di Milano – Avevamo cercato di stimolare un dibattito sul DDL con PO e Ricercatori nel contesto della nostra Facoltà di Medicina e Chirurgia a Milano ma non è stato facile. La legge 240 fa riferimento al principio di trasparenza e quindi offre delle opportunità nella sua attuazione. Dovremmo riprendere i capisaldi del codice etico e deontologico per rilanciare il ruolo dei professori universitari statali in Italia. Serve una prerogativa di tutela dell’istituzione università perché il rischio è di avallare la deriva aziendalistica che la riforma potrebbe sottendere. Ci sono dei capisaldi democratici che devono essere difesi. Il tema delle Strutture di Collegamento con riferimento a Medicina rimanda ai principi di tutela della salute dei cittadini. Questi sono aspetti che devono spingere all’adesione dei colleghi che non si sono ancora esposti ma devono comunque riflettere. Riguardo ad una Legge 240 apparentemente sulla governo dell’università, ci dobbiamo preoccupare prima degli aspetti fondativi dell’università statale stessa, in relazione ai principi costituzionali. Se si entra in questa logica bisogna farlo con competenza. Ma è un processo difficile: come possiamo occuparci anche di questi problemi lasciati aperti dalla dirigenza politica, dovendo già sostenere ricerca e didattica con risorse risibili. Tra i nostri compiti, rimane senz’altro quello di stimolare la coscienza civile. Come coordinamento di professori associati abbiamo bisogno di documenti statutari e programmatici chiari e condivisi. Per prepararlo, dovrebbe operare un gruppo di giuristi e umanisti delle nostre Università. L’aspetto dei gruppi di lavoro è da gestire con attenzione per non rischiare di essere corporativi o autoreferenziali. Propongo di riflettere da subito sul tema delle cosiddette Strutture di Collegamento. Questa legge è nata per combattere l’idea delle facoltà, ma la complessità collegata alle Facoltà esistenti non è necessariamente solo negativa ma può rappresentare anche ricchezza intellettuale e organizzativa da non disperdere a priori. Tutelare un organismo di collegamento dei dipartimenti nel caso di Medicina dovrebbe essere ancora interpretato a tutela della democrazia e dei diritti di tutti i cittadini. Serve senz’altro un gruppo di lavoro sulle Strutture di Collegamento. (Il testo dell’intervento completo è disponibile).

Calogero Massimo Cammalleri – Università di Palermo – Sul perché facciamo quello che stiamo facendo la risposta è “perché è utile farlo”. Vorrei fare dei chiarimenti su alcune parole.

SINDACATO. Ha una funzione e un ruolo. Bisogna distinguere tra la funzione, irrinunciabile, e alcune sue implementazioni, impresentabili. E’ tutore della parte debole della società che lavora. Il sindacato sfortunatamente è fatto anche di sindacalisti. Se tuteliamo il nostro ruolo, già stiamo facendo attività sindacale. Certo non dobbiamo fare come certi sindacati. Ma non dobbiamo avere paura di usare questa parola.

CORPORATIVO. “Corporativo” suona male, ma è una questione di gusto lessicale del tempo. Certo, in senso negativo, potrebbe ricordare il ventennio e la tutela di interessi di pochi, ma anche in senso positivo le corporazioni rinascimentali. Se si usa il termine “specifico” oggi ci si trova tutti d’accordo. Noi dobbiamo tutelare i nostri interessi nel contesto perché le diversità esistono e stiamo tutelando un interesse corporativo.

STATUTO. Per lo “statuto” bisogna distinguere due livelli: quello giuridico e quello di manifesto programmatico. Il secondo è già fatto ed è il documento dell’assemblea del 15 novembre (va solo aggiornato eliminando gli elementi legati alla contingenza di quei giorni).

Lo statuto è l’elemento formale fondativo dell’istituzione. Nel nostro caso, tutti gli elementi che vorremmo trovare in un’università. Lo statuto serve per dare un’identità collettiva e perché gli altri ci riconoscano, e perché la nostra posizione sia spendibile. E’ necessario avere una forma giuridica. Ad esempio è stato complicatissimo gestire la sottoscrizione. A soggetti terzi interessa avere a che fare con soggetti dall’identità certa. La struttura formale è necessaria per arrivare ad assumere posizioni comuni legittimamente e senza correre il rischio di essere smentiti. Bisogna trovare un punto di equilibrio con una struttura formale minima che permetta di essere operativi, ma senza sclerotizzare i gruppi di lavoro.

Noi siamo un gruppo spontaneo, ma ci serve una struttura meno rigida e verticistica. Ci siamo costituiti da meno di due mesi, abbiamo fatto già delle cose. Serve una traccia formale: uno statuto come associazione, in modo da poter gestire anche fatture, donazioni etc. Abbiamo lavorato bene ma bisogna incanalare le nostre energie in modo più produttivo. Serve una struttura agile con gruppi di lavori coordinati da alcuni di noi per il coordinamento nazionale e poi a livello locale ognuno si organizzi come vuole (autonomia a livello locale).

Bisogna sforzarsi di avere dei referenti per facoltà, una struttura reticolare per avere un tam tam dalla periferia al centro di idee e lavoro. I referenti esprimeranno la volontà dell’ateneo e a livello nazionale se ne farà tesoro. Con la R29A c’è un’alleanza naturale, una visione politica dell’università’ comune. Loro hanno una migliore organizzazione. Noi non ci siamo ancora.

Poi c’è il problema con i PO. Bisogna portare un movimento di integrazione con persone che non pensano alle fasce ma ai problemi reali. I nostri obiettivi e interessi sono chiariti dal nostro manifesto. Sconsiglio ONLUS e fondazioni (per le quali sarebbe necessario un notaio). L’associazione ha un nome e un codice fiscale.

Questioni esistenziali: chi è un professore? Riflessioni tristi…. Conclude leggendo un articolo di Ilvo Diamanti del 25/7/2008

Petronia Carillo – Seconda Università di Napoli – Non autoflagelliamoci! Non siamo messi male. Abbiamo cominciato da molto meno tempo della R29A e la nostra posizione attuale è certamente migliore. Inizialmente il grande pregio della R29A è stato la comunione e condivisione di competenze e idee, una novità assoluta nel panorama dell’università italiana. La sua forza, invece, l’indisponibilità e la non ricattabilità. Ma la situazione è cambiata. I ricercatori stanno patteggiando una congrua retribuzione per le ore di supplenza e anche gli irriducibili si stanno piegando alla logica dell’inserimento forzato nei nuovi corsi di studio, così come stabilito dal DM 17. Le facoltà ora e i dipartimenti poi ricatteranno i ricercatori abilitati: non verrà chiamato chi non ha l’insegnamento incardinato nel corso di studio. Noi, invece, non abbiamo nulla da perdere perché siamo i più penalizzati dalla legge. Noi rappresentiamo la forza nuova in crescita, gli unici in grado di apportare cambiamenti senza necessità alcuna di piegarci ai compromessi.

Adriana Brancaccio – Seconda Università di Napoli – Abbiamo un mailing list generale molto nutrito ma dovremmo fare un maggiore proselitismo nelle nostre università. Potremmo uscire con una cosa istruttiva per fare capire all’esterno ad esempio in cosa differiscono i PO/PA (in teoria e in pratica). Ricordiamoci che le università si devono dotare di un Codice etico. Un PO ha un ruolo di dirigenza piena (dovrebbe dirigere) e uno stipendio molto maggiore. Parliamo anche di denaro: non è una parolaccia. Per lo statuto, bisogna regolamentare la presenza di esterni in CdA: definire cosa e come. Che margini di manovra abbiamo? Ci possono essere politici? Serve dare un’indicazione a livello nazionale.

Cesare Formisano – Università Federico II di Napoli – Siamo partiti tardi come movimento spontaneo. Ma già negli anni ’90 costituimmo un movimento indipendente di ricercatori ottenendo risultati come l’elezione di rappresentanti al CUN. Noi potremmo riprendere una struttura simile con una organizzazione non sindacale in quanto non siamo contrattualizzati. Dobbiamo servirci anche dei colleghi giuristi che sono più capaci di muoversi su questo terreno per recuperare il perso. E pretendiamo che gli atenei costituiscano dei fondi per il pagamento delle attività…

Umberto Caturano – Università Federico II di Napoli – Sono d’accordo con tutti tranne che con Armando per i concetti di quantità-visibilità. Bisogna ottenere da subito una bozza di statuto senza elaborare troppo, esprimendo solo concetti di base, i fondamentali. Inoltre, bisogna essere sempre trasparenti e dire che cosa stiamo facendo. In questo momento è necessario avere il cinismo di non contarci.

Emma Buondonno – Università Federico II di Napoli – E’ fondamentale la nostra costituzione in ASSOCIAZIONE. I nostri sono gli interessi di chi è stato danneggiato da questa riforma. E lasciamo i carichi sulle spalle degli ordinari.

Maurizio Matteuzzi – Università di Bologna – La situazione di CoNPAss a Bologna è complicata dal fatto che da noi è nata prima l’iniziativa dei “Docenti preoccupati”, in cui larga parte dei colleghi iscritti al CoNPAss si riconosce altrettanto bene. La maggior parte delle iniziative è presa pertanto in sintonia con i colleghi “ordinari preoccupati”, o “illuminati” se preferite. Aggiungo che qui non ho sentito da nessuno parlare degli studenti. E’ importante pensare anche agli studenti. A Bologna come “docenti preoccupati” abbiamo creato un mini board con PO, PA, ricercatori e studenti, e abbiamo avanzato delle richieste specifiche al Rettore e agli OA: uscita dalla CRUI, ridefinizione della commissione statuto (secondo le indicazioni CoNPAss), trasparenza degli atti amministrativi … Cosa fanno gli studenti? Come rapportarsi inter nos? Prima di tutto, c’è un valore informativo nel dialogo con gli studenti. Ad esempio noi ora sappiamo che, proprio mentre qui discutiamo, gli studenti hanno organizzato una manifestazione contro l’apertura programmata domani a Bologna di una sede di Casa Pound (movimento giovanile di estrema destra). Ma io aggiungo che il muoversi in sintonia con gli studenti è l’unico modo per farsi ascoltare, e per vincere. Dobbiamo renderci conto, ad esempio, che la protesta dei ricercatori e nostra è passata quasi inosservata sui grandi mezzi di informazione fino a che gli studenti non sono andati sul Colosseo, o sulla torre di Pisa. Solo allora tutti ne hanno parlato. Per di più, se si vuole percorrere la via del referendum, cosa che io caldeggio, e che propongo di ridiscutere domani, il ruolo dei nostri studenti, che sono un milione e mezzo e tutti maggiorenni, è evidente. Noi “preoccupati” abbiamo lanciato l’idea di istituire un comitato per il referendum: inizialmente avevamo 200 firme, poi abbiamo aperto a tutti, anche ai ricercatori, precari, tecnici, raccogliendo le firme on line. Il documento è stato portato e approvato in due facoltà. Possiamo stimare quindi le adesioni in circa 400-500, di cui 160 da altri atenei. Come inglobare queste forze? E come non disperdere il contributo degli ordinari? Io non ho niente contro le rivendicazioni “corporative” (non nel senso dei fasci e corporazioni, ma, come spiegava Calogero, nel senso più medievale e nobile del termine). Anzi, aggiungo che proprio la mancanza di un senso di appartenenza a una categoria, tipico dei “professori”, ha consentito che provvedimenti come quelli della Moratti, che hanno posto le premesse per quanto è portato a compimento dalla 240/10, si affermassero impunemente. Ma altre battaglie si possono, direi si devono, fare assieme. Ne dovremmo ancora discutere domani.

Renata Savy – Università di Salerno – Nel nostro CdA è già presente il sindaco e il presidente dell’ASL. Inolte hanno stabilito 120 di didattica obbligatoria per tutti in un SA tenuto l’anno scorso. Noi vorremmo fare delle lotte per abolire queste cose ma siamo in pochi a lottare. Per la commissione si è fatto un passo avanti. Nella legge si parla di valutazione di ricerca, didattica e attività manageriale/organizzativa. Quali sono i criteri reali di valutazione? A lingue i docenti possono essere ricattabili?

Marco Cosentino – Università dell’Insubria – La CRUI deve definire i compiti organizzativi che i docenti possono svolgere, da cui poi la valutazione. Ad esempio io ho la delega per gli studenti disabili, unica delega rettorale prevista per legge. Riguardo alle 120 ore obbligatorie, noi dobbiamo conoscere i nostri diritti e doveri. L’obbligo delle 120 ore è impugnabile perché in contrasto con la legge, va oltre gli obblighi istituzionali. L’amministrazione è governata dalla comunità di docenti. I docenti si autogovernano attraverso l’autogestione e questo è un meccanismo per tagliare fuori coloro che sono poco informati. In merito alla differenza tra CoNPAss e R29A, la nostra deve essere un’associazione a struttura leggera e agile, possiamo comunque avere codice fiscale e conto corrente. Una strutturazione sindacale porrebbe molti problemi. R29A potrebbe andare in crisi perché quello dei ricercatori è un ruolo a esaurimento, conviene anche a loro aprirsi. La denominazione è importante ma bisogna entrare in strutture più ampie. Asteniamoci da ciò che non ci compete. E’ un problema di partecipazione. L’unica possibilità è l’elettorato passivo per il rettore. Per quanto riguarda la direzione dei dipartimenti, questi sono incarichi più difficili da ottenere anche a causa della retribuzione aggiuntiva. La legge Gelmini è una legge di indirizzo, che rimanda tutto ai decreti attuativi. Senza decreti non si può capire quali siano le nostre reali funzioni. La valutazione è fatta anche in base ai compiti dei professori disciplinati dalla legge 240 (Art.6 commi 2, 5 e 12).

I lavori da fare sono:

-definire una traccia per discutere domani mattina i principi irrinunciabili dello Statuto (un sotto gruppo si mette già al lavoro mentre prosegue la discussione: Calogero, Adriana, Paolo, Giorgio e altri…)

-definire la struttura associativa e lo statuto del CoNPAss dal Manifesto

-fare un elenco delle attività, forme di protesta e diffusione

-verbale riunione


 

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