ipotesi di: «manifesto dei professori associati delle università italiane» – testo per la discussione dell’assemblea –

novembre 13th, 2010 by utente-editore


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Ipotesi di

manifesto dei professori associati delle università italiane

(da sottoporre all’Assemblea Nazionale del 15 novembre 2010 in Roma)


I professori associati degli Atenei italiani di Palermo, Roma1, Roma2, Napoli ….. si sono riuniti il 15 novembre 2010 a Roma La Sapienza in Assemblea Generale e Costituente il Coordinamento Nazionale.

I professori associati, preso atto che, alla vigilia della riapertura della discussione parlamentare, le critiche e le richieste di revisione poste dagli organi collegiali di numerosissimi atenei italiani e dalla quasi totalità delle associazioni dei docenti di tutte le fasce non sono state minimamente prese in considerazione,

manifestano con forza la loro radicale opposizione:

- all’impianto generale del disegno di legge di riforma dell’università pubblica, c.d. Gelmini-Tremonti, fortemente penalizzante per essa, per i giovani e per le famiglie, a tutto vantaggio delle università private e delle fondazioni che le gestiscono, connotato da una logica privatistica che contrasta con la garanzia costituzionale del carattere pubblico e dell’autonomia delle università (art. 33). Trattandosi, peraltro, di un disegno di legge delega, un minimo senso di responsabilità istituzionale renderebbe manifesta l’impossibilità di una sua approvazione immediatamente a ridosso di una crisi di governo, ormai sempre più probabile;

- al permanere, anche negli ultimi emendamenti di proposta governativa, di gran parte dei tagli operati -con le leggi n. 133 del 2008 e n. 1 del 2009 e alla previsione che «una quota parte delle risorse destinate agli atenei siano destinati nei prossimi anni all’attuazione di un piano straordinario per la chiamata di professori di seconda fascia».

Con riferimento all’ordinamento delle carriere, l’introduzione di nuove posizioni precarie, troppo lunghe e senza prospettive future, la cancellazione del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, l’appiattimento dello stato giuridico dei professori associati e il rafforzamento del ruolo degli ordinari, sono la prova di solare evidenza che la riforma proposta tutto è meno che «anti-baroni» e «pro meritocrazia», come invece si tenta di far credere.

L’Assemblea dei professori associati ritiene allora indispensabile che, al fine di conseguire effettivamente il necessario miglioramento del sistema universitario, un recupero e la valorizzazione del merito – obiettivi da tempo auspicati e largamente condivisi tra i docenti – si proceda ad una totale riscrittura del ddl.

Pertanto, propone le seguenti indispensabili modifiche:

- il Senato Accademico dovrà continuare ad essere il massimo organo di governo politico degli atenei,

- il Consiglio di Amministrazione dovrà avere compiti esclusivamente gestionali di tipo economico-finanziari, con regole di funzionamento e composizione che non contemplino l’obbligatoria presenza di componenti esterni che potrebbero apportare ingerenze e interferenze, dirette e indirette, sulla libertà di ricerca, di insegnamento e di accesso agli studi per i meno abbienti;

- il Rettore deve rimanere primus inter pares, eletto tra colleghi che gli affidano un significativo ruolo di indirizzo e governo e che la permanenza in carica sia rigorosamente circoscritta;

- l’istituzione del ruolo unico della docenza, in un contesto in cui il principio della valutazione venga applicato in maniera generalizzata, costituisce l’unica soluzione praticabile per la messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, in quanto comporta identico provvedimento per le altre due fasce della docenza (associati e ordinari);

- la determinazione su base poliennale delle risorse finanziarie per il sistema universitario, a qualunque titolo disponibili, con il contestuale annullamento di qualunque limitazione al turn-over dei docenti e senza alcun vincolo pre-ordinato alla loro destinazione;

- l’introduzione di un limite temporale per i contratti “pre-ruolo” (non superiore a sei anni per coloro che hanno il titolo di dottore di ricerca) a qualunque titolo assegnati

- le aliquote del FFO da destinarsi al «fondo premiale» e i criteri, analiticamente indivi­duati con cui tali risorse verranno corrisposte, devono essere determinate con congruo antici­po e mantenuti invariati per periodi almeno triennali. I suddetti criteri dovranno, inoltre, pre­vedere l’utilizzazione di indicatori sia dello «stato effettivo» di ciascun ateneo, sia delle «tendenze in atto», al fine di consentire anche agli atenei in un dato momento meno «virtuo­si»” di potere concorrere alla sfruttamento delle risorse pubbliche per migliorare i propri risul­tati;

- l’attribuzione di una parte rilevante delle risorse agli atenei sulla base dei risultati delle valu­tazioni dei dipartimenti, effettuate da organismi nazionali (ad esempio, Valutazione CIVR)”, anche al fine di garantire la massima responsabilizzazione delle singole strutture universitarie.

L’Assemblea dei professori associati ribadisce che la valorizzazione del merito e l’abbattimento delle forme di “baronia”, che da tempo vengono denunciate come una delle principali criticità dell’attuale sistema universitario, non siano in alcun modo perseguite dal ddl oggi in discussione. Tali obiettivi sarebbero invece conseguiti in modo diretto e trasparen­te attraverso l’istituzione del già richiamato ruolo unico della docenza, correlato:

1) alla definizione di percorsi di carriera precisi e puntuali, adeguatamente finanziati nel contesto della messa a disposizione di risorse adeguate per la ricerca e la didattica, che ricollochino l’Italia a fianco dei maggiori e più avanzati Stati dell’Unione Europea;

2) all’introduzione di progressioni economiche interamente legate ai risultati di valutazio­ni periodiche dell’attività didattica (anche basate sulle valutazioni degli studenti) e della pro­duzione scientifica (utilizzando parametri oggettivi definiti a livello nazionale ed internazio­nale, specifici per ogni area disciplinare), sulla cui base si possano anche attribuire scatti sti­pendiali di diversa entità (ad esempio, l’intero scatto, la sua metà o nessuna progressione);

3) all’attribuzione dell‘elettorato passivo per le cariche di Presidente di CCS, Direttore di Di­partimento, Preside, Rettore, ai soli docenti che abbiano superato un fissato numero variabile di precedenti verifiche con valutazione pienamente positiva.

4) all’introduzione di incentivi alla mobilità, anche temporanea, dei docenti, introducendo sia la mobilità del budget individuale sia il divieto di limitare i trasferimenti; allo scopo occorre istituire un fondo perequativo, correlato a valutazioni indipendenti, per gli atenei che, pur vir­tuosi, dovessero presentare uno stabile e significativo squilibrio tra trasferimenti in entrata e in uscita in un periodo di osservazione di adeguata durata.

*

L’Assemblea dei professori associati evidenzia che l’approvazione del ddl Gelmini nella for­ma attuale, senza accogliere la responsabile proposta di radicale revisione dei provvedimenti secondo le linee suggerite, determinerebbe certamente l’apertura di ulteriori conflitti ne­gli atenei italiani, che finirebbero per bloccarne a tempo indeterminato il normale funziona­mento.

Considerato quanto sopra esposto, l’Assemblea dei professori associati, al fianco di tutte le altre componenti universitarie che ovunque in Italia stanno manifestando dissenso e preoccupazione verso il ddl Gelmini-Tremonti,

ritiene in primo luogo non negoziabili

- l’eliminazione delle penalizzazioni previste per i Professori e Ricercatori e per il Personale Tecnico Amministrativo in base al D.L. 78/10 convertito in L. 122/10;

- la previsione di un piano straordinario di ingressi in ruolo per i tantissimi meritevoli giovani studiosi che non hanno una collocazione a tempo indeterminato e sono oggi privati di qualunque possibilità di futuro, a tutto danno dell’Italia e della sua capacità di ricerca e innovazione.

Chiede

ai rappresentanti del Paese nel Parlamento e nel Governo

di fermare una pessima riforma, che, al contrario di quanto si creda, non dimostrerebbe affatto una capacità riformatrice, ma il suo esatto opposto, e di prevedere momenti di reale confronto con la comunità accademica, ivi compreso l’oggi costituito Coordinamento Nazionale dei Professori Associati, nella prospettiva che una ri­forma effettiva non possa che connotarsi come un processo promosso e condiviso dalle varie componenti dell’Università,

Chiede

ai Rettori delle università italiane,

la cui attenzione è stata fino ad oggi concentrata solo sugli aspetti finanziari e sulla previsione di un piano straordinario di promozioni per i ri­cercatori universitari, di assumere nei confronti del ddl Gelmini posizioni più aderenti al sentire e ai deliberati del­la comunità accademica italiana alla quale essi appartengono.

Infine, respinge

il rozzo tentativo di “comprare” la protesta dei ricercatori mercé la proposta di destinare risor­se specifiche alla promozione di passaggi da ricercatore ad associato

e rifiuta

di considerare ogni ipotesi analoga, che dovesse fare la sua comparsa, tesa a promettere “sci­voli” verso la prima fascia agli attuali associati.

Non vogliono “mance”, piuttosto la definizione di percorsi di carriera precisi e puntuali, non­ché adeguatamente finanziati e nel contesto della messa a disposizione di risorse adeguate per la ricerca e la didattica, unico modo per ricollocare l’Italia a fianco dei maggiori e più avan­zati Stati dell’Unione Europea.

L’Assemblea dei professori associati, laddove le istanze di consultazione e condivisione dei processi di riforma e le loro costruttive proposte qui avanzate non trovassero accoglimento, sarebbero costretti a dare vita a

forme di protesta

che includano la limitazione allo svolgimento dei soli carichi didattici istituzionali, rispetto al­le quali non potranno certamente accettare alcun invito al loro “senso di responsabilità”, che in questo momento si richiede – invece – alle forze parlamentari e a fortiori alla Conferenza dei Rettori, dalle prime tanto invariabilmente quanto indebitamente individuata, all’intero del mondo dell’università, come proprio unico e tuttavia non affatto legittimato interlocutore.

In deliberazione in Roma addì 15 novembre p.v.

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