Archive for the ‘iniziative di lotta’ Category

Conpass su manovra bis e sciopero generale del 6/09/2011

lunedì, settembre 5th, 2011


CoNPAss manifesta viva preoccupazione per i molteplici profili di iniquita’ e di incostituzionalita’ della manovra finanziaria in discussione, considerandone i contenuti non solo inutili per il rilancio del Paese bensi’ deleteri per la tutela non solo delle fasce deboli ma della coesione sociale nel suo complesso.
Solo in apparenza questa manovra non intacca ulteriormente il gia’ stremato mondo dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca (pur collocando tra i cosiddetti “enti inutili” alcune delle maggiori istituzioni culturali nazionali): le logiche cui il provvedimento si ispira (liberismo selvaggio, privatizzazione, tutela dei grandi capitali e dei grandi evasori, scarico dei costi della crisi su famiglie e lavoro dipendente, smantellamento dei servizi e dello stato sociale, ecc.) sono le medesime che negli anni passati hanno improntato le cosiddette “riforme” di scuola e universita’, utili unicamente a mascherare (in modo maldestro) il definanziamento e la volonta’ di distruzione.
Per questo CoNPAss ritiene che sia necessario impegnarsi in prima persona in tutte le sedi e le forme previste dall’ordinamento democratico del nostro stato per opporsi alla manovra e promuovere iniziative di civilta’, progresso e equita’ sociale

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petizione unibo

lunedì, gennaio 17th, 2011


Al Magnifico Rettore

Al Senato Accademico

Al Consiglio di Amministrazione

dell’Università di Bologna

PETIZIONE RELATIVA ALLA COMMISSIONE ISTRUTTORIA PER LA REVISIONE DELLO STATUTO

Il 30 marzo 2010, nella riunione in seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, ha preso il via ufficialmente la procedura individuata dalla Giunta dell’Ateneo di Bologna per la revisione del proprio Statuto. Nell’occasione sono state infatti approvate le linee guida alle quali avrebbero dovuto attenersi i lavori di una Commissione istruttoria votata in quella sede.

La composizione della Commissione, formata da 15 membri, era la seguente:

Ivano Dionigi (Rettore e Presidente della Commissione);

Giuseppe Caia (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Giuridiche);

Paolo Pombeni (Professore ordinario, Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia);

Giliberto Capano (Professore ordinario, Dipartimento di Scienza Politica);

Giovanni Dore (Professore ordinario, Dipartimento di Matematica);

Aldo Bertazzoli (Professore ordinario,   Dipartimento di Economia e Ingegneria Agrarie);

Guido Avanzolini (Professore ordinario, Dipartimento di Elettronica, Informatica, Sistemistica);

Marco Zoli (Professore ordinario, Dipartimento di Medicina Interna, dell’Invecchiamento e Malattie Nefrologiche);

Angelo Varni (Professore ordinario, Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche);

Rosella Rettaroli (Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Statistiche);

Davide Pianori (studente);

Alberto Aitini (studente);

Giovanni Longo (EP – area amministrativa – gestionale, ADOC — Settore Personale Docente);

Donatella Alvisi (Cat. EP – area amministrativa – gestionale, Facoltà di Lettere e Filosofia);

Cristina Balboni (Direttore generale della Formazione della regione Emilia Romagna).

Non fanno dunque parte della Commissione né Ricercatori né Professori associati.

La Commissione istruttoria ha operato in questi mesi circondata dal più fitto riserbo sulla sua attività. Nessuna bozza di documento è finora stata proposta alla pubblica attenzione. Nessuna comunicazione, formale o informale, è stata restituita dal Magnifico Rettore alla comunità accademica sullo svolgimento e sulla tempistica dei lavori, fatta eccezione per la sintetica risposta fornita ad un’interpellanza di un Consigliere di Amministrazione nel mese di novembre 2010. Nessuna audizione (e/o momento di ulteriore riflessione a livello di Ateneo) è al momento stata resa nota. Pare di capire che, nell’attesa dell’approvazione del DDL Gelmini da parte del Parlamento, la Commissione abbia preferito di fatto attendere lo sviluppo degli eventi.

Il 30 dicembre 2010 il Capo dello Stato ha firmato, in vista della sua promulgazione, la Legge 1905 di riordino del sistema universitario. Essa è stata pubblicata sulla GU in data 14 Gennaio 2011. Una delle conseguenze più visibili della Legge è che tutto il potere decisionale all’interno degli Atenei sarà fortemente concentrato in poche mani, e in ogni caso solo in quelle dei Professori ordinari. Con la riforma solo questi ultimi infatti potranno far parte degli organi decisionali degli Atenei e delle Commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale; tutte le altre componenti del corpo accademico (Ricercatori a tempo determinato e Professori associati) resteranno senza alcun reale potere decisionale e anche la loro autonomia di ricerca potrebbe subire forti contraccolpi, con conseguenze negative sulla qualità della didattica e della ricerca negli Atenei.

Un’operazione complessa e importante come la revisione dello Statuto dell’Università di Bologna, così rilevante anche per la leadership che Bologna ha sul piano nazionale, presuppone necessariamente – a nostro avviso – la partecipazione di tutte le energie presenti nell’Ateneo. Il risultato al quale approderà il processo in atto avrà rilevanza nazionale; non si tratta quindi di una “partita” soltanto bolognese o emiliano romagnola: la riforma dello Statuto di Bologna traccerà inevitabilmente il solco lungo il quale si muoveranno molte altre Università.

Da pochi giorni il Tavolo dei Ricercatori dell’Ateneo di Bologna ha fatto propria (inviando una lettera ufficiale al Magnifico Rettore) la richiesta dell’assemblea dei Ricercatori di poter partecipare con due suoi rappresentanti ai lavori della Commissione istruttoria per la revisione dello Statuto. Nel loro messaggio i Ricercatori sottolineano “[…] che solo in questo modo potremo effettivamente interpretare pienamente quell’unanime sentimento che ci ha animato finora, e che colpevolmente è stato da alcuni interpretato come una lotta per il mantenimento dello status quo: ovvero mettere l’Università pubblica italiana in condizione di dare il meglio di sé. Siamo fermamente convinti che l’Università, in virtù del suo ruolo sociale di libera produzione e trasmissione del sapere, sia il contesto ideale in cui si possa riuscire lì dove il legislatore riteniamo abbia fallito: ovvero nell’avviare una nuova fase – quanto mai necessaria per l’Università italiana – informata da principi di sostanziale partecipazione, di condivisione, di trasparenza e di corresponsabilità, fase che riesce difficile immaginare senza il contributo, anche propositivo, dei Ricercatori.”

Il gruppo dei Docenti Preoccupati di questo Ateneo è profondamente convinto del fatto che, in questa fase così delicata e importante della vita dell’Università italiana, tutte le categorie di personale accademico (docente e non) debbano poter contribuire e partecipare attivamente alla definizione del nuovo Statuto. Va sottolineato d’altronde che analoghe istanze vengono presentate congiuntamente in queste ore in tutti gli Atenei italiani dalla Rete 29 aprile e dal Coordinamento nazionale dei Professori associati. Consapevoli che la Legge di riordino colpisce particolarmente il ruolo e le legittime aspirazioni dei Ricercatori e dei Professori associati, chiediamo pertanto l’azzeramento dell’attuale Commissione istruttoria per la revisione statutaria e la sua contestuale ridefinizione in termini di rigorosa rappresentatività per fasce. A questo proposito richiediamo che:

- i 12 componenti da designare da parte degli organi istituzionali siano identificati sulla base di elezioni a suffragio universale da parte di tutti i Professori, i Ricercatori e il personale tecnico e amministrativo dell’Ateneo;

- il voto avvenga a collegio elettorale attivo e passivo distinto per categorie e sia realizzato attraverso l’espressione di una singola preferenza per ciascun elettore;

- il risultato della consultazione elettorale sia vincolante per il Consiglio di Amministrazione e per il Senato Accademico, che si dovranno impegnare a designare i membri maggiormente votati, rispettando altresì la pari rappresentanza tra le fasce e la presenza del personale tecnico e amministrativo.

Poiché il nuovo Statuto dovrà preservare al massimo gli spazi di democrazia all’interno dell’Ateneo, questa è l’unica soluzione che può tutelare davvero gli interessi di tutto il corpo accademico!

I Docenti Preoccupati

Il coordinamento nazionale dei Professori associati (ConPass)

La rete 29 Aprile

Bologna, 17 Gennaio 2011


 

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Appello ai Senatori: fermate il DDL Gelmini

sabato, dicembre 4th, 2010


Cari Senatori,

questo appello per chiedere il vostro aiuto in merito al DDL che martedì 30 novembre è stato votato alla Camera. Come membro del Coordinamento Nazionale Professori Associati (CoNPAss, www.professoriassociati.it )vi chiedo di bloccare la DISCUSSIONE perché una riforma che voglia essere efficace non può nascere senza il consenso di chi in università lavora con impegno e serietà da anni. Le ragioni della nostra protesta sono tante, ne indico solo alcune che ritengo più importanti:

  1. Questa riforma non limita il potere dei BARONI anzi lo rafforza. Un esempio fra tanti  è dato dal fatto che nel DDL solo gli ordinari possono partecipare alle commissioni per l’abilitazione scientifica  nazionale (art 16, comma 3, lettera e) mentre sono stati estromessi i professori associati. È noto a tutti che, seppur non tutti gli ordinari possono essere definiti BARONI, è certo che tutti i BARONI sono ordinari. A voi valutare la conseguenza. La nostra proposta in merito è di reinserire i professori associati nelle commissioni.
  2. Non premia il merito e l’eccellenza anzi la mortifica: l’art 5 (commi 1,2,3,4,5) introduce indicatori di valutazione dell’operato di professori e ricercatori che non tiene conto delle condizioni di partenza dei ricercatori/professori nei diversi atenei. Infatti, oggi chi opera in Atenei di piccole dimensioni è costretto a finanziarsi la ricerca di tasca propria visto che i fondi in dotazione ai Dipartimenti sono sempre meno (nel mio ateneo il fondo annuale per la ricerca oscilla tra le 500 e le 700 euro per  ciascun incardinato). Il DDL peggiorerà la situazione visto che i fondi finiranno per confluire come “premio” verso quei grossi centri di ricerca che già producono ricerca avanzata mentre chi tenta di costruire le basi per fare ricerca avanzata avrà smesso di sognare e anche di lavorare. La nostra proposta è che tutti gli Atenei di piccole dimensioni vengano messi nelle condizioni di poter usufruire di risorse sufficienti per superare il gap che li separa dagli Atenei più forti.
  3. Non rispetta le differenze territoriali: il DDL segue una filosofia improntata alla riduzione drastica dei costi dell’istruzione universitaria e introduce parametri di gestione che aggravano la situazione, già critica, di molti Atenei  che vivono in sofferenza. Al massimo fra tre anni molti corsi di  Laurea, anche a causa del blocco del turn-over previsto dalla 133, non avranno più il numero di docenti sufficiente per sopravvivere e saranno costretti a chiudere. Le realtà territoriali nel nostro paese sono diverse e la chiusura di alcuni corsi laurea avrà conseguenze molto gravi in particolare nelle isole. Se venisse chiuso un corso di laurea per esempio a Pavia, a Brescia, a Verona, chiunque potrebbe raggiungere, in un’ora di treno un’altra sede universitaria – Milano, Bologna, Padova, Torino ecc – in cui troverebbe lo stesso corso di laurea. In Sardegna, dove vivo, questo non potrebbe accadere. Perché ad un’ora di treno da Cagliari non vi è alcuna università e l’università di Sassari non ha gli stessi corsi di laurea presenti a Cagliari. Quest’anno a Cagliari è stato chiuso, a causa di mancanza di criteri minimi, il corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale, unico in Sardegna. Tra non molto stessa sorte potrebbe toccare al corso di laurea in psicologia, in odontoiatria ecc. Corsi di laurea unici nell’isola. Chi vorrà studiare dovrà emigrare. È giusto che una riforma pesi così tanto negativamente solo in alcuni territori? Proponiamo che le differenze territoriali vengano rispettate.
  4. Non produce qualità: è vero che negli ultimi anni i corsi di laurea negli Atenei italiani sono aumentati a dismisura e con loro anche i costi, ma non tutti ricordano che: i corsi di laurea quinquennali (vecchio ordinamento) sono stati divisi in 3+2  dalla riforma Berlinguer e poi ancora modificati dalla riforma Moratti. Se un unico corso è diviso in 2  pare ovvio che il numero dei corsi raddoppi immediatamente. Inoltre i docenti sono stati costretti a raddoppiare gli insegnamenti poiché i corsi annuali sono diventati semestrali per favorire (pia illusione) il superamento degli esami da parte degli studenti e gli insegnamenti sono stati spezzettati in piccoli moduli sempre per la stessa ragione. La quantità ( di corsi, insegnamenti ed esami) non ha prodotto qualità. La riforma non incide minimamente su tal situazione che rimane inalterata, né interviene nell’imporre modifiche a quei corsi che si sono rivelati un flop. La probabilità che un corso inutile e con pochi iscritti chiuda è pari alla probabilità che chiuda un corso utile con molti iscritti perché ciò dipenderà dal rispetto dei criteri minimi (num di docenti incardinati in primis) non certo dalla qualità dei risultati raggiunti. La nostra proposta è che si valutino i risultati ottenuti dai corsi di laurea e si concentrino le risorse verso quei corsi che raggiungono alti livelli di qualità.

Vi sarebbero molte altre questioni ma mi fermo qui. Penso che queste ragioni siano sufficienti per segnalare la gravità della situazione che si verrebbe a determinare con tal riforma e la necessità di provvedere ad una VERA RIFORMA costruendola insieme a tutte le componenti che rendono l’università viva malgrado tutto: studenti, ricercatori, professori associati, ordinari, amministravi e tecnici.

Buon lavoro.

cristina cabras

associate professor

social psychology, forensic psychology, criminology

department of psychology

university of cagliari

italy


 

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Università sui tetti

domenica, novembre 28th, 2010


http://tv.repubblica.it/edizione/torino/?video

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