Archive for the ‘lettere aperte’ Category

The end. di Bruno Ricca

domenica, dicembre 5th, 2010


Cari Colleghi
Anche se può sembrare un po’ melodrammatico siamo vicini alla capitolazione, molto probabilmente martedì verrà scritta la parola FINE.

Da mercoledì saremo soggetti ad un autonomia controllata (il solo accostamento delle due parole è di per se stesso anti-democratico e il fatto in se sarà a sicuro detrimento delle Università del SUD), i presidi che seggono in Senato Accademico non conteranno più nulla, le sorti dell’Ateneo saranno in mano al Consiglio di Amministrazione che per un terzo sarà a nomina esterna (quindi da noi sicuramente politica, peggio di così non so, ma anche se fosse imprenditoriale di certo non c’è da stare allegri) e ad un duetto Rettore – General Manager (sempre a nomina politica), saremo tutti valutati dall’ANVUR (peccato che questo ente di fatto non esista) quindi le decisioni più importanti le prenderanno loro e un gruppo ristretto di ordinari (che meraviglia questa tanto auspicata GOVERNANCE anti baronale), la gestione delle Università sarà per i prossimi due anni sicuramente impossibile considerando il numero di riferimenti a decreti e regolamenti che al momento non esistono, a concorso potranno andare coloro che avranno l’abilitazione nazionale e successivamente il concorso sarà gestito a livello locale (questo sicuramente sarà un aiuto per il merito ???), le tasse degli studenti che sono già aumentate aumenteranno ancora proprio grazie al concetto punitivo insito nella “nuova autonomia”, chiuderemo corsi di laurea un po’ per i pensionamenti anticipati (grazie Ministro Tremonti) e un po’ per le indisponibilità dei ricercatori che appunto sono coloro che più di tutti stanno subendo l’accanimento di questa pessima maggioranza (sulla quale veramente dovremmo applicare il concetto di meritocrazia e qualità) e che messi ad esaurimento vengono “risarciti” con un misero piano di concorsi ad Associato che molto probabilmente non si faranno mai (come dopo la riforma Moratti, gli ultimi concorsi appartengono alla gestione Mussi), a loro, però, si aggiungeranno quei poveretti dei ricercatori a tempo (GLI SCHIAVI) che ovviamente non saranno coperti dalla tanto sbandierata tenure track che di fatto si è già dimostrata un imbroglio bello e buono visto che nel disegno è scritto chiaramente che ciò potrà avvenire solo in funzione delle risorse degli atenei ( campa cavallo ).

Tutto questo avviene dopo la decurtazione dello stipendio, i tagli degli scatti di anzianità e gli adeguamenti ISTAT e la rateizzazione della buona uscita.

In tutto questo il governo nella persona del nostro ministro (i suoi interventi in parlamento e in pubblico sono stati veramente desolanti, un disco incantato senza capacità di approfondimento esplicativo) continua a dire che il Paese è con loro e che tutti noi che protestiamo siamo soggiogati dai “comunisti”.
Intanto non è così a giudicare dal subbuglio delle piazze (che difficilmente si fermerà dopo martedì).
Farebbe bene questo ministro a considerare che la protesta assolutamente trasversale parte dai ricercatori a cui si aggiungono gli studenti e che solo oggi vede i partiti dell’opposizione salire sul carro. Un altro elemento che la signora dovrebbe tenere in conto è che se la riforma passerà grazie ai voti dell’ FLI sarà solo perché il Capo dello Stato ha pressato affinché il governo non cadesse visto il difficile momento di crisi finanziarie che scuote l’Europa, non di certo perché questa riforma è buona (siamo il sacrifico dovuto e voluto da questa classe politica che nella maggior parte dei casi di università non capisce proprio niente).
Inoltre, contrariamente a quello che dice in modo mistificatore sempre lo stesso ministro, i ricercatori la riforma la vogliono ed è da aprile che cercano di fare proposte e di farsi ascoltare, a tal proposito mi domando ma come si può pensare di fare una riforma non condivisa (o meglio condivisa solo con la CRUI e la CONFINDUSTRIA) cioè non democratica continuando a ripetere come un disco rotto le parole : merito, qualità, baroni che risultano vuote e senza riscontri visto il reale contenuto di questo disegno di legge.

In tutto questo una nota positiva per gli Atenei c’è : Il Ministro Tremonti costretto dalla pressione esercitata dai ricercatori indisponibili ha concesso una RESTITUZIONE sul precedente taglio (1,4 miliardi di euro) all’FFO di 800 milioni (speriamo che questi soldi ci siano e non sia come il piano spot per il sud che impegna soldi che non ci sono). Quindi tranquilli, grazie ai ricercatori, almeno per il prossimo anno ci potranno pagare gli stipendi.

Sono realmente disgustato e penso che avendo, come me, a cuore le sorti dell’Università MARTEDI DOVRESTE USCIRE DALLE VOSTRE AULE E DALLE VOSTRE STANZE E PARTECIPARE PORTANDO GLI STUDENTI (che, purtroppo, non in tutti i casi si stanno rendendo conto di ciò che accade) AL RETTORATO OCCUPATO DALLA SETTIMANA SCORSA è l’ultima occasione per dimostrare in concreto il vostro dissenso.
La partecipazione di tutti è importante a prescindere dalle appartenenze politiche.

Un cordiale saluto ed un affettuoso augurio anche per le prossime vacanze natalizie.
Bruno Ricca
Ricercatore INDISPONIBILE della Facoltà di Economia di Messina

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G. Martinotti scrive a F. Sylos Labini

domenica, dicembre 5th, 2010


Caro Francesco,
purtroppo ho avuto problemi di collegamento: sono a Barcelona in uno splendido istituto (IN3) ma il mio PC ha un smtp maledetto che non mi manda la posta. Volevo però se è ancora possibile mandare un messaggio di solidarietà: naturalmente le volpi del deserto che pullulano nella nostra cultura hanno già fatto tutte le più dire previsioni sull’esito del movimento in orso. Ma they entirely miss the point: dal 1963 a Berkeley ho partecipato, assistito, osservato, e anche fatto l’oggetto di proteste studentesche. So benissimo, anche per mestiere che hanno cicli, ma il punto è un altro. E’ ciò che avviene ora che importa e quello che avviene ora è lo svelamento di una operazione invereconda. Intanto perchè obbliga la Gelmini e Berlusconi a rivelarsi con le frasi più cretine a disposizione che nessuna persona minimamente colta si vorrebbe far beccare a dire. Come ha scritto molto bene Michele Serra oggi. E poi perchè la protesta con la sua creatività svela la impudicizia invereconda di un ministro che ciancia di merito, quando lei stessa non può accamparne alcuno nè nella sua carriera, nè nel modo con cui è arrivata a quel posto. E il tutto in una Camera dei deputati in cui, oltre ai ladroni perseguiti e fuggiti alla Camera come i malfattori del Medioevo che si rifugiavano in chiesa, il 20% dei seggi è occupato da sederi che sono lì non per merito proprio, ma per una elargizione di Caldiroli, dìfatti con i nostri soldi.
Una vera porcata, come dice impudica mente l’autore (Arbeit Macht Frei ha fatto scuola). Ma l’aspetto più trist., per chi crede nella scienza e nell’onesta di pensiero, è il linciaggio cui, con l’aiuto di sedicenti intellettuali i maggiori quotidiani del paese hanno disinformato la opinione pubblica italiana, sottoponendo l’università pubblica al “metodo Boffo” per anni, con economisti o sedicenti tali che hanno fornito “dati” grossolananente falsificati per sostenere argomentazioni faziose e interessate, con grandi giornalisti che hanno calunniato gli atenei con affermazioni deliranti dedotte dalla incapacità di leggere le tabelle statistiche (ma che interessano i fatti a questi soloni? Hanno già deciso cosa scrivere prima di osservare).
Persino l’amico Salvati che dopotutto è un importante intellettuale organico al PD che in aula votava contro, si è prodotto in un equilibrismo di eccezionale bravura equilibristica per 118 delle 120 righe di piombo messe a disposizione dal Corriere dicendo con ferocia che la “riforma ” è un mostro, anzi un
mostriciattolo, per poi nelle ultime due con uno straordinario colpo d’ala, che occorreva turarsi il naso.
“Ripartire dalla Gelmini per arrivare all’autonomia, caro Michele è davvero una presa per .. un po’ pesante. E’ una frase che rimarrà storica penso.
Nella legge che è fatta da baroni per i baroni non c’è nulla di quello che dice la Gelmini e che persino Libero (ma non il Corriere) non c’è nulla sul merito (salvo quel famoso 7% che è lì da anni, e che fatti quattro conti sulle disposizioni più precise si ridurrà a poco più del 1%, non c’è nulla contro i baroni,
cui anzi è affidatoi il reclutasmento, con il demenziale meccanismo dei sorteggi, ci sono solo grida manzoniane idiote sulla quarta generazione (sarebbe come dire che Bach non avrebbe mai potuto essere assunto i una università dove aveva lavorato il padre).
La legge è il prodotto di giovani ricercatori come Schiesaro, che ne è il maggior autore, Valditara, che a differenza di Moro che si era fatto mettere una (1) cattedra a Roma, quando era consigliere della Moratti, per farsi chiamare a Milano dove la sua materia era già coperta ha inserito un raddoppio di crediti di materie romanistiche – che nessuno voleva -  IN TUTTA ITALIA, per farsi il posto a Milano (dove non è poi riuscito). Vuoi vedere che adesso la bizzarra provisione che nel listone oltre ai promossi si possano mettere anche i trasferimenti di ordinari va nello stesso senso? Ci metterei una sostanziosa scommessa che da qualche parte sbucherà fuori che i prof. ordinari (cioè i baroni) se chiamati per trasferimento si portano dietro il loro budget. Vuoi vedere che tra poco troveremo Valditara a Milano? e così tutti gli altri giovani ricercatori come
Giavazzi, Galli della Loggia, Panebianco, eccetera eccetera che hanno partecipato al linciaggio, come dice Patrizio Bianchi i leaders di università private, guarda caso. Gli altri non si capisce.
Comunque la falsificazione è stata colossale e per ricostruire storicamente questa operazione maccartista suggerirei a diritto di giornale più colti  di andarsi a rileggere. Commissariat du peuple de la Justice de l’U.R.S.S.S., “Le Procés du centre antisoviétique Trotskiste, Compte rendu stenographique des débats (23-Janv-30 janv. 1937″. Moscou 1937), per rendersi conto che quanto a logica distorta e falsificazione dei
fatti gli autori di questo  caso Boffo contro l’università non hanno molto da invidiare al procuratore Vishinski.
E’  per questo che sono spiritualmente con voi perchè vedo in questo movimento un desideri forte di ribellione contro l’impostura e l’impudica prepotenza del berlusconismo che dovva dimostrare la capacità di fare contro gli intellettuali (alcuni dei quali si sono arttappettinati così volentieri da far paura) La parola d’ordine è stata, fa schifo ma meglio di niente. Ma vi pare che si possa cercare di riformare l’università con questa bassura intellettale e morale? Ragionamenti precisi su costi, vantaggi, limiti, risultati sono stati del tutto assenti, nessuno (a meno che sia stato scritto così piccolo da non vedersi) ha informato i genitori italiani presenti e futuri che dei circa 30-35mila ordinari e associati che andranno in pensione subito a quasi la legge prevede solo la sostituzione di 5/6000 e chedi conseguenza anche con i tagli forsennati ogni studente ptrà al massimo aspirare a 4 corsi l’anno. Evviva.
Per favore continuate a battervi contro il “metodo Boffo” per ristabilire un po’ di oneste bverità. Alla Gelmini, che ha tirato fuori la solita esca per tordi, “con la riforma è finito l’equalitarismo del ’68″, non di dirci che cosa ha contro l’equalitarismo che tanto la risposta la sappiamo già, ma a) dove diavolo è l’equalitarismo in uno dei sistemi educativi più socialmente dselttivo del mondo e b) dove ci sono norme
“contro l’equalitarismo” nel DDL. I concorsi si trasformeranno in un gigantesco opelegis perchè alla fine
gli tenei chiameranno soloquelli che costano meno e cioè i più anzioni. Insomma ce nè per continuare a lottare.
Quindi la mia solidarietà

GM

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Lettera a La Stampa

giovedì, dicembre 2nd, 2010


Gentile Irene Tinagli,

ho letto con grande disappunto il suo editoriale sul DDL Gelmini.

E' davvero triste che dopo settimane di dibattito, in cui le ragioni
della protesta sono state piu' volte chiaramente enunciate, si leggano
ancora delle affermazioni fuorvianti e incomplete come quelle che
compaiono nel suo editoriale. Provo a fare qualche esempio.

1) Lei afferma ``Non distruggerà l’Università il fatto di aver reso
a tempo determinato i contratti per ricercatori, così come avviene
in tutti gli altri Paesi''.

Purtroppo, di contratti a tempo determinato nella nostra Universita'
ce ne sono gia' una grande varieta', e fanno si'  che in nessun paese
il periodo di precariato precedente l'assunzione in ruolo sia lungo
come in Italia.

Il periodo di precariato previsto dal DDL Gelmini non sotituisce queste
forme preesistenti, ma si sovrappone ad esse!

Per di piu', in `tutti gli altri paesi' quando si bandisce una posizione
denominata `tenure track' c'e' la certezza che i fondi per renderla
eventualmente permanente esistano.  Questo non e' previsto nel DDL Gelmini,
per cui il `tenure track' acclamato dai  sostenitori della `riforma' e'
solo una beffa, aggravata dalla cronica mancanza di fondi.

I giovani migliori, di fronte alla prospettiva di restare precari senza
garanzie fino ad oltre quarant'anni, con magri stipendi  e risorse nulle
per fare ricerca, voteranno  con le loro gambe e continueranno a
rivolgersi altrove.

Questo si', contribuira' a distruggere l'Universita'.

2) Lei afferma: ``Non distruggerà l’Università aver inserito degli scatti
salariali legati alla performance o aver aumentato l’assegnazione dei
fondi alle università sulla base di valutazione''.

Purtroppo, non si tratta di aumenti dei futuri stipendi per i meritevoli,
ma di riduzione dei futuri stipendi per tutti, salvo la possibilita'
che per alcuni lo stipendio resti lo stesso per particolari `meriti'.
Questo e' il significato del passaggio dagli scatti biennali a quelli
triennali.

Le faccio anche notare che non esistono fondi di nessun tipo
allocati dal DDL per finanziare `il merito' (la legge infatti e'
rigorosamente `a costo zero' per le finanze dello stato).

Questo quindi e' quello che accadra': a moltissimi `meritevoli' lo
stipendio, gia' di molto inferiore alle medie europee, sara' tagliato
in termini reali.

Questo si', contribuira' a distruggere l'Universita'.

3) Ci sono poi gli aspetti che lei trascura o sottovaluta, sebbene siano
al centro delle ragioni della protesta.

a) La governance dell'Universita'. Finora organismi almeno parzialmente
democratici e autonomi, governati da un Senato Accademico e da un Rettore
eletti da tutti, le Universita' diventano organismi verticisti ed
eterodiretti, nelle mani di un Consiglio di Amministrazione i cui membri
sono in larga misura esterni, e per di piu' nominati con criteri del tutto
arbitrari. Ma lei crede veramente che in questi Consigli siederanno
illuminati rappresentanti dell'imprenditoria italiana, dei Bill Gates o
dei Larry Page? Quello che accadra' sara' che i Consigli saranno popolati
di sottoprodotti della nostra devastante classe politica, come e' accaduto
all ASL, ai teatri e a innumerevoli altre istituzioni italiane.

E se anche le Universita' fossero davvero governate da legittimi
imprenditori, pensa davvero che questo migliorerebbe la situazione?
Chi sosterra', nel nostro disgraziato paese, la ricerca fondamentale
in cui eccelliamo, lo studio dei beni culturali che sono la nostra vera
ricchezza, la storia, la letteratura, le scienze sociali?

Gli imprenditori farebbero il loro mestiere, che e' quello di produrre
profitti. Chi garantira' l'imparzialita' (se non la creativita') della
ricerca scientifica, per esempio sui farmaci, o sulle energie alternative,
se tra chi decide di assunzioni e finanziamenti ci sono rappresentanti
di case farmaceutiche e aziende petrolifere?

Questa è una forma di aziendalismo che finirà per danneggiare gravemente
la libertà di ricerca, ma soprattutto non è in grado di governare bene una
Università, che non è un agente per la produzione di beni, ma un'agenzia
educativa, uno spazio di creatività, un laboratorio di cultura.

L'aziendalismo, questo si', contribuira' a distruggere l'Universita'.

b) I `baroni'. Il DDL Gelmini non riduce il potere dei `baroni'. In realtà
rende a loro egemonia ancora più assoluta. Solo i professori ordinari
infatti faranno parte delle commissioni di concorso (un'anomalia
particolarmente grave nel sistema italiano, dove l'età media molto elevata
degli ordinari fa si'  che inevitabilmente molti di loro siano lontani
dalle tematiche di ricerca più attuali). La creazione di idoneità nazionali
a `numero aperto', accoppiata alla selezione effettiva per mezzo di
concorsi locali non monitorabili attribuisce proprio ai `baroni' il
potere assoluto di selezione del personale.

Lo strapotere dei baroni, questo si', contribuira' a distruggere
l'Universita'.

c) I fondi. Il DDL Gelmini cristallizza i più drastici tagli di bilancio
della storia dell'Università italiana. Gli stanziamenti promessi (ma non
ancora effettivi) nella Legge di Stabilità non compensano questi tagli,
e sono previsti nella misura attuale solo per il 2011. Invece, l'Università
italiana è documentabilmente sottofinanziata rispetto a tutti i nostri
competitori europei e rispetto alla media OCSE. Nessun serio progetto
di riforma puo' prescindere dalla necessità di rifinanziare il sistema.
Le faccio anche notare che `gli altri paesi', come la Francia, la Germania
e gli Stati Uniti, che gia' finanziavano Universita' e ricerca in misura
molto maggiore dell'Italia, anche nel bel mezzo della crisi hanno trovato
il buon senso e le risorse per aumentare ulteriormente il loro impegno,
consapevoli che il futuro di un paese si gioca soprattutto in questo
settore.

La mancanza di fondi, questa si', distruggera' l'Universita'.

Ci scusi quindi se come docenti e ricercatori ``strumentalizziamo'' o
``radicalizziamo''. In realta' riteniamo che davvero questa legge sia
inemendabile, e vada riscritta. E non sarebbe stato cosi' se qualcuno
al Ministero si fosse peritato di consultare la comunita' accademica,
che e' in gran parte non solo sana, ma di eccellenza, invece di
spendere anni in un vergognosa campagna di denigrazione costellata di
falsita', e spesso sostenuta anche da media che aspirano ad essere
considerati neutrali, come il suo giornale.

Nessuno che abbia a cuore la sorte dell'Università vuole lo status quo,
c'è davvero bisogno di una riforma di ampio respiro, accompagnata da
finanziamenti adeguati. Il DDL Gelmini, semplicemente, non e' questa
riforma.

Cordiali saluti,

Lorenzo Magnea
Professore Associato

Dipartimento di Fisica Teorica
Universita' di Torino


 

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Lettera aperta al Presidente Fini

domenica, novembre 28th, 2010


Gentile onorevole Fini,
ho sentito la sua dichiarazione che questa riforma è una delle migliori cose che questo governo ha prodotto. Sarà, ma l’ha prodotta senza coinvolgere e sentire le critiche del mondo universitario che ogni giorno vive in questo sistema. Mi creda, vogliamo la riforma da anni, e nessuno, di destra e di sinistra, è riuscito finora a mettere insieme qualcosa di concreto e organico. Questa riforma Gelmini ha nel suo impianto qualcosa da prendere, ma ha troppe incoerenze, nella situazione della governance, del precariato, nei ruoli delle fasce che rimarranno (bell’emendamento quello di Granata sul ruolo unico, migliore di quello di Tocci). Ma so che lei già conosce le modifiche che da tempo chiediamo.
Voglio invece soffermarmi su un altro aspetto, da molti sottovalutato (pare dall’ultima riunione CRUI che i Rettori si siano svegliati ed abbiano adesso paura proprio del’effetto post-approvazione). Immaginiamo lo scenario del prossimo futuro, con il DDL che viene approvato così com’è: la parziale, anzi insufficiente, copertura (prevista nella legge di stabilità), ancora deve passare dal Senato. Dopo, avremo la sfiducia (mi auguro) del governo Berlusconi. I decreti delegati da chi verranno fatti? Dal futuro governo post elezioni, dal governo tecnico che verrà? Nel frattempo, l’Università italiana, già sofferente, rischia un fermo di almeno tre anni (nella migliore delle ipotesi). Allora, non è concepibile che la riforma di una istituzione così importante nel Paese sia lo zimbello dei politici, sia usata per giochi di potere, sia velocemente licenziata per portare a casa un trofeo prima di cadere. Scherziamo, stiamo parlando dell’Università italiana pubblica statale, che forma gli uomini e le donne del futuro, dalla quale sono usciti personaggi che hanno riempito il mondo di cultura, arte, politica, storia e scienza.
Mi rifiuto di pensare che possa, in pochi giorni, essere messa al palo.
Cordialmente

Valeria Militello
Prof. Associato di Fisica Applicata
Università di Palermo

conpass

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conati di legiferazione

lunedì, novembre 8th, 2010


CONATI DI LEGIFERAZIONE  -  RIFLESSIONI

Cari colleghi,

ho letto con attenzione l’interessante dibattito che si è svolto e si svolge qui sul sito degli associati italiani e penso che la discussione fra tutte le componenti universitarie –come non è mai avvenuta nella preparazione del disegno Gelmini ministeriale- sia essenziale per arrivare ad un prodotto conclusivo globale, efficace e condiviso –MI AUGURO OVVIAMENTE CHE NON SIA QUESTO DDL. Apprezzo poi in particolare l’intervento della collega Francesca Monti di Verona che ha avuto anche “l’audacia” di scrivere diretatmente al ministro Gelmini, Tremonti etc..

Che altre legislazioni europee siano migliori del proposto DDL 1905 penso sia agli occhi di tutti e mi fa molto piacere che la collega Monti lo abbia fatto presente alla Ministra, esemplificando il sistema Francese.  Nel nostro documento degli associati di Pisa (qui in attachment) abbiamo semplicemente ricordato la legislazione universitaria degli altri paesi europei (UK, DE, FR, ES, NL) ed anche di USA e Giappone, che si contraddistinguono per soluzioni migliori nella governance ed in altri aspetti come la riqualifacazione di ricercatori ed associati a cui allude la collega.  Mentre l’idea della Monti è certamente buona: passare i ricercatori tout court ad associati e riqualificare i professori in un’unica categoria insieme agli ordinari, va sottolineato che questo è solamente UNO dei problemi di una riforma universitaria.  Visto che viene citata la Francia come modello, un suo grande pregio è proprio quello di aver amalgamato sotto il CPU (Conferences des Presidents Universitaires) le due fasce accademiche dei Presidents e dei direttori UFR (Unité de Formation et de Recherche). Uno dei grandi meriti della riforma francese (adottata nel 2007, sì dall’attuale Sarkozy che su certe cose almeno è stato lungimirante) è propio quello di aver ben amalgamato queste due componenti: didattica e ricerca che dovrebbero costituire la linfa-vitale di un sistema universitario. Nulla di tutto ciò nel presente DDL italiano, il quale istituisce degli elenchi dei “cattivi atenei” che se poca ricerca possono fare oggi (sopratutto per le ristrettezze economiche) ancor meno ne faranno domani una volta declassati e demotivati.

Pensare di risolvere le problematiche intrinsiche al DDL alla 25° ora è un tentativo (preferisco chiamarlo conato) che si può fare, ma è probabilmente impossibile risolvere i problemi di un embrione che appare già un’aberrazione genetica.  Non si poteva guardare con maggiore lungimiranza alla legiferazione internazionale –come ha fatto la collega Monti- e proporre qualcosa di più sensato, non solo sulla riqualifacazione dei quadri intermedi, ma anche sul rapporto con la ricerca, con l’insegnamento, sulla governance etc., che andava poi ampiamente discusso, modificato e condiviso da tutte le componenti universitarie e le forze politiche ?

Nelle scorse settimane ho cercato di capire quale fosse la Weltanschaunung , la filosofia o se volete il nocciolo duro dell’attuale DDL.  Unico scritto recente ed emblematico è un articolo sul Sole 24 Ore di qualche settimane fa di Alberto Mantovani a commento di un testo appena pubblicato: “The Great Brain Race”, la grande corsa dei cervelli, di Ben Wildavsky.  Il testo di Wildavsky (che ho letto con attenzione) constata la presenza di un forte investimento economico internazionale nel sistema istruzione-ricerca: il dollaro, i soldi diverrebebro l’elemento trainante che peremette di avere better teaching, better students, better research.  Non ci vuole molto ad intuire che il modello Wildavsky è certamente ingenuo e per molti versi superficiale (e l’autore un giornalista del US News & Word Report, non certo Noam Chomsky): se fosse vera la sua tesi avremmo dovuto bocciare la ricerca di un oscuro clerk in un ufficio di brevetti di Berna (Einstein), semplicemente perchè non altamente visibile o finanziata.  E che il finanzaimento non sia generalmente assioma di grande qualità lo si può evincere dal ricordo di tangentopoli: anche lì, seguendo un  modello americano secondo il quale i Representatives più validi politicamente sono quelli che ricevono maggiori finanziamenti da industrie e privati, per anni si considerarono i finanziamenti ai partiti come “indice di qualità”, con le conseguenze che sappiamo.  E lo stesso Mantovani sul Sole deve mettere le mani avanti sul modello Wildavsky e sui cosiddetti “rankings” delle Università, ricordando che “nessun ranking in realtà misura… la reale capacità formativa… degli atenei”.  I rankings quindi rischiano di divenire parametro non tanto della effettiva qualità dei Campuses, ma piuttosto della loro popolarità o dei finanziamenti ricevuti: questi documentano non sempre la qualità (Tangentopoli docet) e lo fanno preferenzialmente in un sistema capitalistico avanzato come quello presente in USA o UK, molto diverso dall’Italia. Sembrerebbe ovvio che in un paese come l’Italia ed una Università come la nostra con un’importante tradizione culturale e con forti caratteristiche di originalità e d’indipendenza non si accettase tout-court il modello Wildavsky come suggerisce Mantovani, che il dibattito fosse “un poco” più organico e onnicomprensivo.

Il rischio è che l’intero dibattito si vada invece a congelare su pochi punti che sono certamente catastrofici (un pugno in un occhio) come il problema dei ricercatori rottamati o quello che si verificherebbe con un ope legis per migliaia di nuovi associati, dimenticando però che è l’intero DDL che fa acqua da ogni parte. Per quel che riguarda ad esempio la governance ed il rapporto insegnamento-ricerca, come ho esemplificato.  Questo a prescindere da quanto sostengano i suoi POCHI sostenitori ALL’INTERNO dell’Università, cioè fra i veri ADDETTI AI LAVORI (ma che cosa ne sanno veramente Confindustria e i partiti, incluso il PD della nostra Università Pubblica ?).  Istruttivo in tal senso l’intervento di Enrico Letta all’assemblea dei giovani imprenditori a Capri: consiglio a tutti di ascoltarsi questa “perla” sull’intervento legislativo, almeno gli ultimi 6 minuti (su 24) dell’intervento in cui si discute di Università.  Ad un Bruno Vespa che lo incalza continuamente –almeno 6-7 volte- sul come si alleerebbe per una nuova legislazione o per votare il DDL, ….non certo con Di Pietro o con Vendola (due noti mascalzoni…), Letta propone le sue ricette per salvare l’IN-salvabile. Tutti uniti noi del PD con voi amici confindustria e si fa la legge Gelmini, basterà trovare i soldi, NO?

Ma per questo quel gran genio di Letta ha già la ricetta pronta: suo papà, prof. di matematica qui a pisa, sta andando in pensione a 73 anni: ehhh NO, mandiamo ‘sti prof. in pensione a 65 anni, perchè con la famosa equazione 1 ordinario = 5 ricercatori, risolviamo tutto !!!  Il tutto condito da un’unica eccezione: puoi andare in pensione anche a 100 anni SE E SOLO SE ti chiami Umberto Veronesi (quello che dirigerà l’agenzia governativa sul nucleare, per intenderci): ma poi: chi deciderà chi sono i futuri “Veronesi” ?

Pensare di risolvere il problema Università Italiana con il DDL Gelmini, che non raggiunge il 18, il voto di sufficienza in nessuno degli aspetti considerati, semplicemente rabberciando le toppe del DDL, tirando fuori dal cilindro di Tremonti una volta 9000 posti di ricercatore, un’altra volta 1 miliardo di finanziamenti (probabilmente alle Università “predilette”), non servirà certamente a non fare inabissare questo Titanic di incompetenza, superficalità ed arroganza.  Lo stesso Enrico Letta nel dibattito citato ha ben descritto l’Università Italiana degli anni ’70 (gli anni in cui molti di noi si sono formati) come ASCENSORE SOCIALE.  Più che MIOPI bisogna essere CECHI per non vedere che questo DDL non solo non sarà un incentivo sociale, ma impedirà di fatto un’istruzione discreta/decente a chi non abbia una famiglia benestante o facoltosa alle spalle.  Bisogna ancora sperare che i cosiddetti “partiti di opposizione” si sveglino sull’analisi ed sul giudizio del DDL, un giudizio che deve essere complessivo e complessivamente molto negativo.

Ricordiamoci che un intervento legislativo non viene effettuato ogni anno: lasciare ai nostri figli una Gelmini divenuta legge della Repubblica, sia pure con rabberciamenti e colpi di belletto, questa sì sarebbe sarebbe una nemesi storica.  Al contrario, una riforma universitaria dovrà avere un’ampia visione delle problematiche dal reclutamento, alla ricerca, all’insegnamento, alla governance, come le descritte legiferazioni nei paesi a noi vicini hanno generalmente saputo fare.  Sarà forse necessario ricordare che presso l’Università Pubblica Italiana sono maturati ed hanno operato intelletti di grande calibro, molti dei quali insigniti del Premio Nobel? Da Giosuè Carducci, a Giovanni Pascoli, a Giulio Natta, a Emilio Segrè, a Carlo Rubbia, a Salvatore Quasimodo, a Camillo Golgi, a Daniel Bovet e a Rita Levi-Montalcini  Io mi ritengo fortunato nell’aver avuto come insegnanti gli ultimi due nomi, Bovet come docente e Levi-Montalcini quale direttrice del laboratorio dove mi laureai.  Forse anche questo andrebbe ricordato ad Enrico Letta e a quanti come lui vogliono svendere questa Università Pubblica in cambio degli spiccioli per finanziare qualche posto di ricercatore o per un contentino di briciole per la ricerca.

Un caro saluto,

Ugo Rovigatti

Ugo Rovigatti, Ph.D.
Associate Professor of Molecular Biology
Department of Oncology
University of Pisa Medical School
Via Roma 55, 56127 Pisa, Italy
Tel. +39-050-2218 698
Cell. +39-392-327 5853 or 331-4116978
e-mail: profrovigatti@gmail.com; urovigatti@biomed.unipi.it

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Il trucco c’è. E si vede pure.

martedì, ottobre 5th, 2010


Lettera aperta di un non più giovane professore ai deputati della commissione cultura.

Molti sono stati i contributi che, partoriti dal mondo accademico, sono stati sottoposti alla commissione nel corso delle audizioni di questi ultimo giorni. Molte sono state le parole e gli appelli delle associazione di docenti e di studenti. Si sono spesi nel merito politico e in quello tecnico. Questa lettera non ambisce a sostenerne o contrastarne nessuno. Vuol essere solo un tarlo: il tarlo del dubbio; il migliore amico di ogni testa che pensa da sè.
La riforma dell’università, così audacemente (sarebbe dire con una buna dose di faccia tosta) viene chiamato il ddl Gelmini contro l’università, è stata sinteticamente definita riforma anti-baroni. Ebbene, sarà vero?
Ho due dubbi. I seguenti:
-Come mai la riforma piace – e tanto ! – solo ai baroni? (Non sarà – per caso – che dalla riforma ne escono prìncipi? Una possibilità che andrebbe valutata).
- Come mai la riforma non piace (e anzi allarma alquanto) chi barone non è? (Non sarà – per caso – che dalla riforma ne escono annichiliti?)
Ponetevi questi dubbi, signori, anzi onorevoli, deputati. E vederete che bastano poche norme per virare nel senso anti baroni, anti nipoti e quanti altri “anti” vogliate. Poche norme non quelle approvare dal senato.
In guardia deputati! Il testo approvato dal senato è un testo scellerato che uccide l’istruzione pubblica. Uccide il domani. Uccide il futuro, anche dei vostri figli.

Non siate coloro che faranno avverare la profezia di Piero Calamndrei.

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