Archive for the ‘assemblea’ Category

documento associati unisalerno

giovedì, novembre 11th, 2010


DOCUMENTO DELL’ASSEMBLEA

DEI PROFESSORI ASSOCIATI DELL’UNIVERSITÀ

DEGLI STUDI DI SALERNO

L’assemblea dei Professori Associati dell’Università degli Studi di Salerno,

  • esaminato il DDL n°1905, proposto dall’On. Mariastella GELMINI, su “Norme in materia di organizzazione dell’Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, approvato dal Senato nel luglio scorso ed attualmente in discussione alla Camera dei Deputati,
  • vista la Legge Finanziaria per quanto di pertinenza,

RITIENE

che il DDL n°1905 in discussione alla Camera e le disposizioni finanziarie ad esso collegate danneggino fortemente il sistema universitario italiano e penalizzino tutte le fasce della docenza (Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori).

L’assemblea all’unanimità

ESPRIME IL PROPRIO DISSENSO

con riferimento particolare ai punti riguardanti:

  1. Organi di governo ed articolazioni interne dell’Università
  2. Tagli ai finanziamenti del sistema universitario italiano
  3. Reclutamento e progressione di carriera di Professori e Ricercatori

L’assemblea all’unanimità

CHIEDE

  1. un “governo” democratico dell’Università, allo scopo di avere una gestione più partecipata, una responsabilità collegiale ed uno sviluppo armonioso dell’Università, in particolare per garantire la piena rappresentatività di tutte le componenti (Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori) all’interno degli Organi di Governo quali:
    • Senato Accademico
    • Consiglio d’Amministrazione
    • Nucleo di Valutazione

nonché nelle Commissioni per le procedure di valutazione a posti di Professore e di Ricercatore.

  1. un adeguato sostegno economico e finanziario al sistema universitario pubblico, ripristinando le risorse necessarie al fine di:
    • assicurare la piena funzionalità dell’Università rispetto alla sua missione ed al regolare svolgimento delle attività di alta formazione e di ricerca scientifica, con il completo ed effettivo ritiro dei tagli al FFO previsti dalla legge 133/08 (come modificata dalla L. 1/09)
    • recuperare alla fine del triennio le penalizzazioni previste per i docenti universitari dal DL n°78/2010 (convertito in L. 122/2010)

  1. la deroga al blocco del turnover di tutto il personale docente universitario, da ultimo disposto dal DL n°78/2010, nonché misure eccezionali, normative e finanziarie, nei primi sei anni dall’entrata in vigore della legge di riforma universitaria, tese a:
    • soddisfare le legittime aspettative di carriera, basate sul merito, del personale docente universitario
    • assicurare lo svolgimento, a cadenza regolare ed in maniera adeguata ed equilibrata, di nuovi concorsi di Professore di ruolo di 1° e 2° fascia

Infine, l’assemblea dei Professori Associati dell’Università degli Studi di Salerno,

FA PROPRIO

lo spirito del documento di protesta redatto dall’Assemblea dei Professori Associati dell’Università di Palermo il 29 settembre 2010. In particolare, l’assemblea

CONDIVIDE

il disagio espresso nel citato documento al punto:

I Professori Associati (…) ritengono del tutto inaccettabili i tentativi, condotti a livello ministeriale e auspicabilmente non supportati da analoghi orientamenti in Ateneo, di barattare il consenso dei Ricercatori ad una riforma fortemente penalizzante per l’intero sistema universitario con promesse di generalizzati passaggi alla fascia degli Associati. Tali promesse, la cui effettiva onorabilità rimane peraltro tutta da verificare, perdono inoltre qualunque capacità di persuasione nella misura in cui il ruolo degli Associati viene al contempo svuotato e indebolito, venendo privato di qualsiasi rappresentanza.”

Fisciano, 7 ottobre 2010


 

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assemblea – logistica – indicazioni – percorsi – assemblea

giovedì, novembre 11th, 2010


ORE 11:00

Università La Sapienza – Roma

sede centrale dell’ex Facolta’ di Scienze Statistiche

Aula Gini (alias Aula I, alias aula Y nella mappa) piano terra

(fino a dieci minuti prima appuntamento ai piedi della statua/fontana della Minerva)

MAPPA INTERATTIVA PARCO per trovare l’aulaY, cliccala

altre indicazioni, per chi arriva:

in treno a Termini.

A piedi: uscendo verso destra (spalle alla testa dei treni) su via Marsala, girare a sinistra su via Castro Pretorio; sempre dritto fino alla cittadella universitaria.

in bus: uscire davanti (spalle alla testa dei treni), verso piazza dei Cinquecento. Bus n. 310 per 4 fermate (sul sito dell’ATAC vi calcolano tutti i percorsi e ve li indicano sulla mappa).

in treno a Tiburtina.

(Se è aperta. ) Bus n. 492 per 6 fermate: scendete dietro il CNR.

in aereo da Fiumicino.

Treno “Leonardo” fino a Termini in mezz’ora e costa 15 euro.

In taxi da Fiumicino. Circa 40 euro (fissi).

in aereo da Ciampino.

Pullman di RyanAir fino a Termini (lato via Marsala) in un tempo indeterminato (non meno di 40′) e costano o 4 o 6 euro (variabile).

In taxi da Ciampino. Circa 30 euro (fissi).

In automobile.

L’entrata più diretta è il tronchetto della Roma-L’Aquila. Parcheggio improbabile; tentare la fortuna e provare nei dintorni di Piazzale A. Moro, oppure provare al più vicino silos a pagamento che mi pare sia quello di piazza Indipendenza. Poi  (vedi sopra) o a piedi o con il 310 per 3 fermate. Tutto intorno all’università è comunque fascia blu.

Una volta dentro la Sapienza, ci sono i cartelli che indicano le Facoltà, vedi sopra o clicca qui.

Programma: prossimamente sul sito.


 


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progressione di carriera

giovedì, novembre 4th, 2010


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chiunque voglia può inserire la sua proposta come nuovo commento a questo breve articolo.

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Linee Programmatiche per la Costituzione del Coordinamento Nazionale dei Professori Associati

mercoledì, novembre 3rd, 2010


documento programmatico

Il Disegno di Legge Gelmini sulla riforma dell’Università costituisce la chiara espressione di una visione decisamente verticistica del governo degli atenei, a danno dell’autonomia e della democrazia.

L’invasione della politica e delle aziende all’interno delle università privatizzerà il sistema ponendo le basi per una violazione sia della libertà di ricerca e di insegnamento (art. 33 Costituzione) sia del diritto allo studio (art. 34 Costituzione); renderà la formazione e la ricerca assoggettata agli interessi di pochi, cancellando i percorsi che nell’università italiana, da sempre più che nelle altre università straniere, sono stati essenziali per ottenere giovani studiosi competitivi e ricerca d’avanguardia; colpirà la stessa democrazia, sia perché privata di un luogo di libera formazione del sapere sia perché si abdica alla rimozione di quegli ostacoli al libero sviluppo della persona, restringendo la possibilità di emancipazione sociale che caratterizza la nostra democrazia.
L’iter parlamentare del DDL è stato finora segnato da profonde critiche da parte di molti organi istituzionali, proposte di emendamenti mai prese in considerazione, proteste da parte dell’intero mondo universitario, richieste di ritiro per approdare ad una versione ampiamente condivisa. Ma di tutto questo il governo non ha mai tenuto conto, mantenendo l’impianto iniziale con l’unica significativa inclusione della previsione di un finanziamento aggiuntivo per le promozioni a professore associato di 9000 ricercatori, modifica che chiaramente costituisce il tentativo di guadagnare il consenso dei ricercatori messi ad esaurimento nel DDL, allo scopo di ottenerne la rinuncia alla manifestazioni di indisponibilità allo svolgimento di attività didattiche.
I professori associati firmatari di questo documento ritengono che il problema generale dell’università non vada affrontato per compartimenti stagni, né, di volta in volta, sotto la pressione di determinate esigenze ritenute gravi e improcrastinabili, e senza una visione d’insieme e una strategia globale che affronti in maniera decisa i problemi che esistono nelle università. Per questo ritengono che il DDL vada ritirato e modificato, tenendo conto delle problematiche denunciate dai docenti e dagli organi di governo della quasi totalità delle università pubbliche italiane, che con quel sistema si confrontano quotidianamente.
Facendo proprie le critiche all’impianto complessivo del DDL concordemente avanzate dall’università italiana in tutte le sue articolazioni (con l’unica incomprensibile eccezione della associazione privata dei Rettori), i professori associati riunitisi in un coordinamento nazionale, con questo documento denunciano in particolare, per la parte relativa al proprio ruolo, che:
- il blocco del turn-over e lo stallo delle progressioni di carriera (per mancanza di fondi e per la colpevole inerzia del Parlamento e del Governo) hanno in questi anni fortemente colpito anche i professori associati;
- un gran numero di professori associati, negli ultimi anni, ha assunto ruoli istituzionali e amministrativi a sostegno di Facoltà, Dipartimenti e Corsi di Laurea, impegnandosi direttamente in compiti che in precedenza erano svolti dai soli professori ordinari e caricandosi di maggiori oneri didattici senza alcun riconoscimento economico e spesso a scapito della ricerca, elemento principale di valutazione nei concorsi per la progressione di carriera;
- nei prossimi anni la fascia degli ordinari sarà soggetta ad un progressivo assottigliamento per le numerose cessazioni dal servizio previste, con ripercussioni gravi sulla gestione istituzionale-amministrativa dell’intero sistema, ma anche dei diversi settori disciplinari;
- il protrarsi della preclusione di ogni possibile sviluppo di carriera potrebbe portare molti professori associati ad attenuare, se non spegnere del tutto, impegno, entusiasmo ed energie che, in questo particolare momento, risulterebbero decisive per il futuro sviluppo dell’università italiana pubblico statale;
- in assenza di una proporzionale programmazione di passaggi di fascia per gli associati, la promozione dei ricercatori proposta dal DDL (peraltro considerata una soluzione inadeguata, rispetto alle numerose criticità del provvedimento legislativo, dalle più avvedute organizzazioni dei ricercatori) determinerà uno schiacciamento della fascia e/o un’involuzione economica ed istituzionale, col risultato finale di una fascia depotenziata;
Ciò premesso, i sottoscritti professori associati ritengono di dover intervenire con la massima rapidità e decisione per fare sentire la propria voce contraria ad un insieme di provvedimenti che, se messi in atto, indebolirebbero l’intero sistema universitario pubblico statale e, al suo interno, il ruolo cui essi appartengono: da una parte concentrando tutti gli spazi decisionali nelle mani dei professori ordinari, con grave decadimento della democrazia all’interno degli atenei, dall’altra incrementando a dismisura il numero di associati senza sbloccare le progressioni di carriera. A tal proposito, i professori associati richiamano l’attenzione sulla mozione del CUN del 9/10/2008 dove, alla voce “Indicazioni sulle Linee Guida di Riforma dell’Università”, già si individuavano alcune dinamiche atte a tentare di risolvere il problema delle progressioni di carriera rimarcando una “differenza” tra reclutamento e progressione.
Per queste ragioni, i sottoscritti professori associati aderiscono a questo documento ed alla proposta di indire un’Assemblea Nazionale che, rifuggendo con decisione da logiche di categoria, costituisca un momento di ampia e ragionata discussione e che, mettendo a confronto le diverse posizioni oggi in campo, faccia emergere una linea unitaria e condivisa che ponga al centro una proposta di riforma del sistema universitario moderna, sostenibile e adeguata alle sfide culturali che le difficili congiunture economiche internazionali richiedono con urgenza che salvaguardi il carattere pubblico, libero e indipendente, di qualità per tutti, dell’Università.
Il dibattito non dovrà omettere di confrontarsi con le posizioni espresse dai coordinamenti delle altre fasce, in primis quella dei ricercatori, ivi compresa la proposta di creazione di un ruolo unico della docenza – le cui basi sono già di fatto identificate perfino nel DDL con la messa ad esaurimento dei ricercatori e la revisione degli scatti – da tempo sostenuta da numerose organizzazioni della docenza e recentemente riproposta da alcuni schieramenti politici sotto forma di emendamento.
Infine, i sottoscritti professori associati, nell’auspicare un’ampia partecipazione all’Assemblea con rappresentanze di tutti gli Atenei italiani che trasformino una spontanea seduta assembleare in un momento di sintesi e di reale coordinamento delle singole sedi italiane, invitano tutti coloro che a qualunque titolo appartengono al sistema universitario, a solidarizzare e condividere le idee qui presentate, inviando la propria adesione e/o un commento all’indirizzo www.professoriassociati.it

sottoscriverlo qui

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una questione di identità collettiva

mercoledì, ottobre 27th, 2010


Le osservazioni di RGC mi trovano sostanzialmente d’accordo. Provo a riassumere qui l’oggetto delle mie riflessioni in difesa della spinta “corporativa”.

1) La “questione” della spinta corporativa vs la difesa dell’università pubblica nella sua interezza.

Ritengo improprio, come ho letto in molte mail, porre la questione della tutela degli interessi di una parte minoritaria e perciò del tutto trascurata e dimenticata dai c.d. riformatori, pur non di meno essendo assai significativa nel sistema dell’istruzione e della ricerca universitarie, come bassa cucina a tutela di interessi personali. Si tratta infatti di due aspetti non alternativi.

L’esigenza di fare sentire la propria voce, a tutela dei propri interessi, che sono collettivi e non individuali, non è in contrapposizione con le altre componenti dell’università. La partecipazione degli associati – in quanto associati – al movimento (spontaneo) di protesta e di alternativa (si spera) contro il disegno gelmonti-pdindustria, ha “senso” solo se i problemi generali della riforma universitaria rappresentano “il contesto” in cui ci muoviamo, non il fine unico e ultimo. Il “ruolo unico”, che è auspicio di molti, è molto di là da venire, sicché non mi pare per nulla disdicevole né tampoco riduttivo rappresentante, nel predetto contesto le istanza di una partre di cui nessuna parla e di cui nessuno sa niente ( sa poco e male).

2) Il senso della tutela dei diritti individuali.

Se esiste un tema in cui gli insegnati di ogni ordine e grado (uso il termine deliberatamente, a sottolineare l’unicità della funzione sociale, pedagogica, culturale) non hanno da temere in ogni tempo critiche, questo è quello del sacrificio dell’interesse personale a vantaggio del superiore interesse della Istruzione (pubblica, gratuita, pluralista, a-classista).

Tradotto in termini operativi nel contesto dell’università, questo ha significato svolgere supplenze et similia a titolo gratuito, anteporre le urgenze della didattica alle esigenze della ricerca. Questo atteggiamento di protezione del Sistema e degli studenti viene spesso chiamato – abbastanza beffardamente – “senso di responsabilità”. Beffardamente, come se i docenti non mangiassero e non avessero figli. Beffardamente, perché confidando su questo malinteso “senso di responsabilità” si è praticato uno spaventoso overbooking didattico, scaricando sui docenti le responsabilità di chi non ha finanziato quando c’era da finanziere, costruito quando c’era da costruire, assumere quando c’era assumere. Beffardamente, perché a dimenticare i diritti individuali e collettivi (da distinguere da pubblici, cioè della collettività) da vittime ci si auto-trasforma in carnefici.

In conclusione ritengo profondamente errato forgiare il coordinamento come un gruppo di adesione al movimento dei ricercatori. Deve, a mio avviso, essere autonomamente individuabile l’identità collettiva degli associati, il cui coordinamento, nel contesto suddetto, si pone al fianco dei ricercatori e in aggiunta ad essi e alle altre componenti.

3) Lo “snobbismo pauperista” di noi docenti .

In connessione con il punto 2) gioca un ruolo rilevante l’atteggiamento – spesso contraddittorio – nei confronti del (vile) denaro. Così, si va: dall’eccesso di pudore, all’egalitarismo oltranzita, infine, all’elitarismo radical-chic, di chi, da uomo di scienza, intellettuale, scienziato (dovremmo pure imparare a ricordarcelo e ricordarlo quando interloquiamo con un essere parlante come la ministra Gelmini e i suoi cicisbei), disdegna discutere di compensi, di lavoro, delle insidie e delle trappole della meritocrazia vera e oggettiva (raffinata ghigliottina del libero pensare) che ci trasforma (nelle mani di codesti novelli Robespierre) un un esercito di cottimisti scioperati; per di più pure incapaci di scioperare. Si è dimentichi del fatto – di strategica capitale importanza di ogni gruppo organizzato – che, sistema economico contemporaneo, la misura della retribuzione è la misura della dignità, dall’autorevolezza, dell’importanza di un mestiere. Che considerazione sociale della funzione dell’istruzione volete che abbiano gli altri quando i primi di disprezzarne il valore (sul piano concreto, dico, fuori da sterili motteggi) siamo noi?

la tutela collettiva dei deboli (come deboli siamo noi nei confronti della potenti lobbies che che vogliono impadronirsi dell’univeristà), inizia sempre assicurando al singolo la libertà individuale, che è libertà da bisogno. Tradotto nel nostro “piccolo orto” avanzare rivendicazioni economiche di gruppo, si traduce, in rivendicazioni sul complesso dello “stato giuridico”, perché, piaccia o no, non produciamo bulloni o altre entità così schiettamente misurabili o misurabili nel breve periodo. Perché la libertà di ricerca, significa adeguatezza dei mezzi per farla. Perchè adeguatezza significa diritto di accesso ex ante ai finanziamenti. Perchè ricerca libera è fondamentalmente ricerca “inutile”.

Finirà l’onda degli “indisponibili” e poi? Poi ci troveremo di nuovo a sostenere il sistema a nostre spese? Come fatto fin ora? Allora! Cosa facciamo?

4) Lo “snobbismo intellettualista” di noi docenti .

Non ha ragione o ha ragione Bruno Mantelli? Dice: «mettere in primo piano le esigenze della II fascia (cioè il nostro specifico) gli ha dato un sapore francamente corporativo che me lo rende non poco indigeribile: poco o nulla sulla funzione della ricerca e dell’alta formazione, poco o nulla sulla questione degli accessi da aprire ai giovani (ai nostri allievi!!!), nulla sull’irrisolto problema della formazione degli insegnanti, che per alcune grandi facoltà (Lettere e Scienze in primis, ma non solo) è cruciale e che sta producendo precariato e sfracelli sociali, accenni troppo criptici sulle ondate di pensionamento che attendono l’accademia e così via.»

No. A mio avviso non ha ragione sul sapore negativamente corporativo. L’ho spiegato prima.

Si. A mio avviso ha ragione sulle grandi questioni di contesto che segnala. (A proposito delle SISS si racconta che la ministra sia stata bocciata due volte agli esami di ammissione, cosicchè ha deciso che era una scuola inutile il primo giorno che si è insediata. Sarà una maldicenza? Che gli esami di abilitazione li ha superati, dopo il praticantato – forse – per corrispondenza, a Catanzaro, pare invece sia vero.)

Tuttavia, come ho prima detto, il contesto non deve annullare le specificità di una protesta.

Ritengo perciò che le penetranti contro-osservazioni del collega umanista vadano considerate come parte della proposta del coordinamento. A partire da quelle sarebbe utile elaborare un’analisi intesa a dimostrare come le riforma – applicata agli attuali associati e lì sta la specificità e la necessità del del coordinamento, tradisca le sue premesse, di un’università migliore, di ricerca, meritocratica, affrancata dai baroni.

Vanno, in definitiva, evidenziate le contraddizioni forti che esistono tra annunciata meritocrazia e liberazione dal baronaggio e la sorte – già ora non lusinghiera e poi peggio – riservata agli associati.

Questo può avvenire elaborando una articolata e complessiva proposta emendativa al ddl fatta dagli assiciati.

Questo non è corporativismo cattivo. È invece la quintessenza della democrazia: lo spazio in cui ogni gruppo concorre al benessere comune, senza perdere la sua identità. O cercandone una se non ce l’ha. Come gli associati.

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Documento di lavoro per un «Manifesto per un’Assemblea Nazionale degli Associati»

martedì, ottobre 26th, 2010


Dalla versione base alle successive
File delle versioni del manifesto (596) File delle versioni del manifesto (234) File delle versioni del manifesto (235) File delle versioni del manifesto (203) File delle versioni del manifesto (280)

Il Disegno di Legge di Riforma dell’Università (DDL “Gelmini”), il cui iter parlamentare è solo temporaneamente sospeso, costituisce la chiara espressione di una visione decisamente verticistica del governo delle università, in cui i poteri del Rettore crescono a dismisura senza la previsione di alcun contrappeso, il Consiglio di Amministrazione, unico organo decisionale a carattere collegiale, prevede al più la presenza di cinque docenti dell’Ateneo (Rettore escluso), il Senato Accademico è ridotto al rango di organo consultivo, i Consigli di Facoltà vengono aboliti (pur mantenendo le Facoltà o Scuole un ruolo non secondario), nei Dipartimenti solo i professori ordinari deliberano sulle chiamate di nuovi professori e ricercatori.
Il lungo iter parlamentare, pur segnato da generalizzate proteste e critiche prese di posizione di moltissimi organi istituzionali (Senati Accademici, Consigli di Facoltà, etc.), non ha in alcun modo modificato l’impianto del DDL, con l’unica significativa inclusione della previsione di un finanziamento aggiuntivo per le promozioni a professore associato di 9000 ricercatori. Tale modifica (la mancanza della cui copertura ha poi determinato il rinvio della discussione ad una fase successiva all’approvazione della Legge Finanziaria) costituisce chiaramente il tentativo di guadagnare il consenso dei ricercatori (la categoria in questo momento più decisamente contraria) all’approvazione del provvedimento normativo, mantenendolo sostanzialmente invariato nelle parti relative alla governance, alla messa in esaurimento del ruolo dei ricercatori e ai numerosi altri aspetti pur oggetto di decise e generalizzate critiche (fatta eccezione per la CRUI, la cui distanza dagli Atenei che dovrebbe rappresentare cresce di giorno in giorno). La parte più avvertita del movimento di protesta rifiuta decisamente tale tentativo, come recentemente dichiarato dai colleghi della Rete 29 Aprile (“Noi abbiamo rifiutato,
rifiutiamo e rifiuteremo un piano di reclutamento riservato, fatto sulle macerie di un’università impoverita, affamata e
annichilita”), ma ciò non esclude che su questa strada si cercherà di procedere, anche con il consenso dei Rettori (che fin dall’inizio delle proteste hanno “sponsorizzato” tale intervento) e di alcune organizzazioni che puntano decisamente a questo risultato (una sorta di ope legis, più o meno mascherata).
Riteniamo che i professori associati debbano intervenire con la massima rapidità e decisione per fare sentire la propria voce contraria ad un insieme di provvedimenti che ne indebolirebbero ulteriormente il ruolo (da una parte riducendo la democrazia all’interno degli atenei e concentrando tutti gli spazi di decisione nelle mani dei professori ordinari, dall’altra aumentando a dismisura il numero degli associati, le cui legittime prospettive di carriera sarebbero fortemente compromesse per moltissimi anni).
Per questa ragione i sottoscritti professori associati aderiscono alla proposta di un’Assemblea Nazionale degli Associati che, rifuggendo con decisione da logiche di categoria, costituisca un momento di ampia e ragionata discussione, da cui emerga una linea unitaria e condivisa che ponga al centro una proposta di riforma del sistema universitario moderna, sostenibile e adeguata alle sfide culturali che le difficili congiunture economiche internazionali richiedono con urgenza.
Nell’Assemblea si potranno confrontare le diverse posizioni oggi in campo, da quelle inclini ad ottenere alcune modifiche all’articolato del DDL a quelle che lo considerano “inemendabile” chiedendone il totale ritiro, cercando in tal modo di pervenire ad una posizione su cui convergere, tutti, con la massima determinazione. Il dibattito non dovrà auspicabilmente omettere di confrontarsi con le posizioni espresse dai coordinamenti esistenti delle altre fasce (a partire, ovviamente, da quella dei ricercatori), ivi compresa la proposta (da tempo sostenuta, tra l’altro, dalla Rete 29 Aprile e da un’organizzazione come l’ANDU) di creazione di un ruolo unico della docenza.
Auspichiamo che l’Assemblea, ampiamente partecipata da colleghi di tutti gli Atenei italiani, possa essere preceduta da approfonditi dibattiti nelle singole sedi, di cui l’Assemblea vorrà essere sintesi e momento di coordinamento.

Seguono firme di adesione ….

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